Chi è felice in Russia? () è un poema epico in quattro parti di Nikolaj Nekrasov. Il poema fu pubblicato a puntate dal gennaio 1866 sulle riviste Sovremennik e Otečestvennye zapiski, ma la quarta parte, "Il banchetto per tutto il mondo", rimase incompiuta a causa della morte dell'autore. L'opera è considerata il capolavoro di Nekrasov.
Trama Sette contadini intraprendono un viaggio attraverso la terra russa, con l'intenzione di trovare almeno una persona veramente felice. I viaggiatori formulano diverse ipotesi su chi possa vivere felicemente in Russia, se il pomeščik (proprietario terriero), il činovnik (funzionario), il prete, il mercante, il ministro o lo zar. Ovunque vanno, i sette trovano solo sofferenza e ingiustizia e rimangono quindi sorpresi nello scoprire che persino coloro che dovrebbero essere i padroni della terra trovano la vita in Russia del tutto insoddisfacente. Nonostante tutti gli aspetti negativi, l'opera "termina con accenti di gioiosa fiducia nel futuro".
Storia editoriale Pubblicazione L'opera affonda le proprie radici nel folclore russo. Nekrasov iniziò a lavorare al poema poco dopo la promulgazione, nel marzo 1861, della riforma emancipativa che andava ad abolire la servitù della gleba. Una versione preliminare del "Prologo" e della prima parte era pronta già nel 1863; il primo capitolo di quest'ultima fu pubblicato su Otečestvennye zapiski, nel numero del gennaio 1869.
La seconda parte, invece, fu pubblicata sulle pagine della stessa rivista nel febbraio 1873, dopo essere stato terminato dal poeta verso la fine del 1872. La terza parte fu quindi pubblicata sul primo numero del 1974.
Tra il 1876 e il 1877 Nekrasov lavorò senza sosta alla quarta parte dell'opera, ma il cancro lo portò alla morte l'8 gennaio 1878, impedendogli così di portare a termine l'opera.
Censura
Tutte e quattro le parti del poema ebbero problemi con la censura zarista. In particolare la quarta, che non vide mai la pubblicazione nonostante l'uscita prevista sul numero di novembre 1876 di Otečestvennye zapiski. Per l'autore, ormai malato terminale, fu un colpo durissimo. Nel tentativo di placare i censori, Nekrasov eliminò vari versi (inclusi tre interi canti) dalla quarta parte e aggiunse due versi in onore di Alessandro II, "che ha dato la libertà al popolo".
Incoraggiato da Fëdor Dostoevskij, che gli aveva riferito erroneamente che il capo del Dipartimento governativo della stampa e delle pubblicazioni era disposto a revocare il divieto, Nekrasov gli scrisse direttamente una lettera chiedendo aiuto. Spiegava di aver già fatto concessioni al censore Lebedev, ma che eliminare "La storia di Jakov" avrebbe reso l'opera priva di senso, dato che in quella sezione la servitù della gleba veniva criticata aspramente, mentre la sua abolizione era oggetto di lode; le richieste del poeta furono però vane.
Nel gennaio 1881, tre anni dopo la morte di Nekrasov, quando la tensione politica si era attenuata, Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin presentò nuovamente il capitolo finale alla censura. Il nuovo capo del dipartimento non vi trovò nulla di problematico e lo stesso Lebedev autorizzò la pubblicazione. Nel numero di febbraio 1881 di Otečestvennye zapiski "Il banchetto per tutto il mondo" fu pubblicato per la prima volta, sebbene con i tagli che lo stesso Nekrasov aveva apportato.
Quando Anna Nekrasova, sorella dell'autore, notò nelle bozze il verso che lodava lo zar, ricordò a Saltykov-Ščedrin che era stato scritto sotto pressione e chiese di eliminarlo. Saltykov-Ščedrin rispose che era ormai troppo tardi e che quella versione era stata approvata dalla censura. I versi in questione furono eliminati solo una quarantina d'anni dopo, a partire dall'edizione sovietica del 1927.
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