Sant'Antonio da Padova col Bambino è un dipinto a olio su tela (264×178 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1659, conservato presso il Museo della città di Rimini.

Storia La prima menzione dell'opera nella letteratura artistica si trova nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, sotto l'anno 1658: «Una tavola d’altare con s. Antonio da Padoua, il puttino, e la gloria per la Città di Rimini»...

Il corrispondente pagamento è annotato nel Libro dei conti del GuercinoIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. alla data del 18 maggio 1659: «Dalli Sig.ri Fanttetetti e Cattani si è riceuto Doble n.ro Quaranta pagatoli per il San:t Antonio da Padoua con il Putino fatto fare il Sig.r Fran:co Marangoni da Rimini e questi fanno L. 600 e Scudi n.ro 150»..

La pala fu collocata nella chiesa di San Francesco di Paola a Rimini, talvolta indicata anche come chiesa dei Minimi, dal nome dell'ordine fondato dal santo. Qui la videro Jean-Baptiste Deseine nel 1699. e Carlo Francesco Marcheselli nel 1754..

Nel 1879 il dipinto fu rimosso dalla sua collocazione originaria per essere trasferito nella Galleria comunale. Fu catalogato da Salerno. e da Stone,. restaurato nel 1969 ed esposto alla mostra Rimini - San Marino del 1987..

Descrizione e stile Il dipinto raffigura sant'Antonio da Padova inginocchiato accanto al Bambino Gesù, che gli appare in piedi sopra un piccolo sgabello. Il santo, colto in un atteggiamento raccolto e affettuoso, ruota il busto verso il Bambino e gli avvicina alle labbra la manina destra in un gesto di intima devozione, mentre fissa lo sguardo proprio in quel punto. Con la mano sinistra si appoggia al tavolo, sul quale si trovano un libro e un giglio, che il santo trattiene tra le dita come suo tradizionale attributo. Nella parte superiore si apre tra le nuvole uno squarcio di cielo, entro il quale compaiono cherubini e un angelo in volo, allusivi alla dimensione della gloria celeste..

La critica ottocentesca non mostrò particolare apprezzamento per l'opera: Tonini la menzionò con la formula svalutativa «detto di Guercino»,. mentre De Mauri e Sarasino la dissero «erroneamente attribuita al Guercino».. In realtà si tratta di un dipinto autografo, come attestano sia la documentazione sia la qualità pittorica della pala, evidente nella freschezza del modellato, nella resa del colore e nella cura dei particolari.

Se in alcuni passaggi della composizione si può forse cogliere una lieve stanchezza inventiva, la zona della gloria conserva tuttavia un notevole effetto visivo: dallo squarcio luminoso aperto tra le nuvole filtra infatti una luce calda e soffusa, che investe le figure, ne accresce il rilievo e ne accompagna i gesti lenti e raccolti, conferendo all'insieme una compostezza quasi liturgica.

Secondo Pier Giorgio Pasini, proprio questa luce, diffusa da una pittura lieve capace di smorzare e unificare i colori in un ampio chiaroscuro, determina il senso di armonia e di poesia che promana dal dipinto. Ne risulta un'opera insieme solenne e semplice, raffinata e dolce, ma anche efficace nella sua misurata teatralità, pienamente coerente con il linguaggio tardo del Guercino.

Pasini osserva inoltre che il confronto con una pala di soggetto analogo eseguita circa un decennio prima per la collegiata di San Giovanni in Persiceto aiuta a riconoscere, in questa fase tarda, il progressivo orientamento dell'artista verso una semplificazione delle forme, una pittura più morbida e libera e una più esplicita intensità devozionale.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su sant'Antonio da Padova col Bambino Categoria:Dipinti a Rimini