Riparo Aubesier, Bau de l’Aubesier in francese, è un riparo sotto roccia e un sito archeologico preistorico vicino a Monieux nel sud della Francia.
Scavi Il sito era noto già all’inizio del XX secolo, ma le ricerche sistematiche più rilvanti sono state condotte soprattutto a partire dal 1987 e si sono protratte fino al 2006, con un’intensa attività di scavo che ha portato all’individuazione di una sequenza stratigrafica articolata e alla raccolta di un vasto insieme di materiali archeologici e paleontologici, con studi che si sono concentrate sull’analisi paleonantropologica e dei materiali.
Stratigrafia La sequenza comprende numerosi livelli, attribuibili a un arco cronologico compreso tra 200.000–110.000 anni fa. I livelli mostrano una stratificazione complessa, con alternanza di depositi antropici e naturali, in presenza di una notevole continuità che rende il sito particolarmente importante per analizzare l’evoluzione tecnologica e biologica dei Neanderthal nel corso del Paleolitico medio.
Descrizione Il sito è un ampio riparo sotto roccia aperto lungo il versante della valle della Nesque, in posizione dominante sul circostante ambiente collinare e fluviale, favorevole sia all’occupazione umana sia allo sfruttamento delle risorse naturali, notevoli affioramenti di selce, fattori che probabilmente hanno contribuito alla sua ripetuta frequentazione nel tempo.
Resti umani Il sito ha restituito diversi resti umani attribuiti a Neanderthal o a forme pre-neandertaliane. Tra i principali:
Aubesier 4: incisivo mascellare con forte usura, interpretata anche come uso non alimentare dei denti Aubesier 10: molare mascellare Aubesier 11: mandibola parziale con gravi patologie dentarie Aubesier 12: molare del primo Pleistocene superiore
La mandibola Aubesier 11 è particolarmente rilevante perché mostra una patologia estesa (perdita dentaria antemortem, ascessi, riassorbimento osseo), suggerendo la sopravvivenza dell’individuo nonostante condizioni debilitanti.
Resti litici Il complesso litico del Bau de l’Aubesier è estremamente abbondante, con oltre 100.000 manufatti, e costituisce uno degli aspetti più significativi del sito, sia per consistenza quantitativa sia per valore interpretativo. Le industrie documentano infatti una notevole variabilità tecnologica, che comprende diverse modalità di sfruttamento del materiale litico, offrendo così un quadro articolato delle capacità tecniche delgli individui che frequentarono il riparo.
Particolarmente importante è il livello 4, nel quale è stata riconosciuta una produzione di lamelle considerata tra le più antiche evidenze di questo tipo note in Europa; questo dato, insieme all’insieme più generale della produzione litica del sito, ha contribuito a rimettere in discussione l’idea di una comparsa soltanto tarda delle tecnologie laminari, facendo ipotizzare che le tecniche neandertaliane potessero raggiungere già in epoche antiche livelli di complessità e maggiori rispetto a quanto precedentemente si fosse ritenuto. Di fatto questa produzione intenzionale di lamelle è particolarmente importante perché anticipa a circa 115.000–105.000 anni fa le prime attestazioni europee di questo tipo di produzione litica, precedentemente attestata tra circa 60.000 e 30.000 anni fa, e più raramente tra circa 71.000 e 57.000 anni fa.
Resti faunistici Il sito ha restituito una fauna abbondante e diversificata, dove i cervidi occupano un posto rilevante, con le analisi che indicano che l’insieme osseo deriva in larga misura da attività umane di macellazione e fratturazione delle carcasse, con un’incidenza soltanto secondaria dei carnivori.
Note
Categoria:Siti archeologici preistorici Categoria:Siti archeologici della Provenza-Alpi-Costa Azzurra