Vita Gli inizi nell’impresariato Figlio di Domenico e originario di Monte Malado, nei pressi di Vicenza, il nome di Giovanni Orsatto comparve per la prima volta nel 1696 nella dedica del libretto dellEurione (Giacomo Amadio, opera allestita al Teatro di Piazza di Vicenza)Ma è probabile che il suo debutto come impresario teatrale fosse già avvenuto in precedenza; si veda: Gianluca Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, Firenze, Firenze University Press, 2015, p. 129.. Si contarono, da lì in poi, più di trent’anni di conduzione quasi ininterrotta di stagioni d’opera, lungo i quali Orsatto si affermò tra gli impresari del teatro pubblico di area veneta (soprattutto veneziano) più di successo e più longevi, ma anche più discussiLo studioso Gastone Vio ha registrato i vari guai giudiziari ai quali andò incontro Orsatto nel corso della sua carriera. Cfr. ivi, p. 128.. Operò inizialmente come una sorta di manager di spettacolo a Vicenza, a Udine e a Verona, città che costituivano, a fine Seicento, un reticolo teatrale secondario che accoglieva le opere date in anteprima nella Serenissima. La stabilizzazione a Venezia e la prima esperienza al Sant’Angelo Dopo il periodo di gavetta, nel 1702 Orsatto venne chiamato dai compatroni del Teatro Sant'Angelo a dirigere la stagione 1702-1703; siccome si trattava di un giovane impresario ignoto all’ambiente musicale veneziano i locatori temporeggiarono, così il suo contratto venne controfirmato solo il 12 luglio 1702Cfr. ivi, p. 129.. Orsatto però era arrivato ben prima a Venezia; da una deposizione del 16 gennaio 1748 da lui firmata, per testimoniare in favore dell’amico di lunga data Pietro Mauro (nipote di Antonio Vivaldi) nella richiesta di annullamento del suo matrimonio, dichiarava di avere circa ottantacinque anni e di risiedere a Venezia da cinquantaquattro anni, in una casa della contrada di Santa Maria Mater DominiCfr. ivi, p. 128.. Tuttavia ci sono opinioni contrastanti su quando Orsatto fosse effettivamente approdato in lagunaPer via della grande mole di documenti firmati da Orsatto in cui, parlando del suo passato, forniva riferimenti temporali approssimativi, spesso ritrattati da un documento a un altro; si veda: Ibidem; lo si confronti con Aurelia Ambrosiano, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, in «Studi vivaldiani», 18, 2018, p. 10.. A essere certo è che nel 1688 l’impresario sposò la vicentina Caterina Cechinato, ricondotta alla cantante virtuosa Cattina OrsattoCfr. ibidem., che a inizio Settecento appose la propria firma accanto a quella di Giovanni Orsatto su vari libretti d’opera circolanti a Venezia. Nella sua prima stagione veneziana, Orsatto dovette fin da subito scontrarsi con varie magagne legali: il 14 febbraio 1703, ad esempio, i Capi del Consiglio dei Dieci gli intimarono di saldare un debito di trecento ducati correnti dovuti a una cantante (non fu, questo, il primo e ultimo caso di compensi non corrisposti ai professionisti). Uno dei compatroni del Sant’Angelo, Polo Capello, si sfogò riguardo alla gestione Orsatto, temendo rovinose ricadute sia sui bilanci che sul prestigio del teatro e dei suoi proprietariCome risulta da una stragiudiziale del 4 agosto 1703 scritta dal procuratore Andrea Allegri all’indirizzo di Giovan Battista Raisoni, interveniente ufficiale del Sant’Angelo. Si veda: Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, cit., p. 130., che negli anni scorsi avevano già attraversato una sequela di stagioni negative.Orsatto lasciò la guida del Sant’Angelo dopo appena una stagione e gli succedettero, per quella successiva, il fondatore del teatro stesso Francesco Santurini e il suo protettore Tomaso Malipiero. Il vicentino rimase comunque attivo in altre piazze dell’Italia settentrionaleEleanor Selfridge-Field, A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, Stanford, Stanford University Press, 2007, p. 257..

La stagione 1705-06 e il contenzioso con Sebastiano Ricci Orsatto si ricandidò, in un primo momento, a condurre da solo il Sant’Angelo nella stagione 1705-1706, ma ebbe ben presto un ripensamento (forse per l’esperienza precedentemente maturata)Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, cit., p. 135., al che decise di spartire la gestione dell’impresa. Subentrò il pittore bellunese Sebastiano Ricci come co-impresario, assumendo i propri incarichi a ridosso dell’inizio della stagione, insolitamente slittato al 4 o 5 dicembre 1705Ivi, p. 137..Girolamo Polani venne incaricato di comporre la musica per la prima opera di cartellone: Creso tolto a le fiamme (libretto di Aurelio Aureli), prodotta insieme a La regina creduta re. Egli si avvalse di un giovanissimo Antonio VivaldiIn anni successivi il Prete Rosso si sarebbe cimentato nell’impresariato teatrale veneziano; si veda: Franco Mancini - Maria Teresa Muraro - Elena Povoledo, I teatri del Veneto, I, tomo II. Venezia e il suo territorio. Imprese private e teatri sociali, Venezia, Regione del Veneto, Giunta regionale - Corbo e Fiore, 1996, p. 37. come collaboratore, il quale assolse a gran parte del suo incarico per poi arrivare a denunciare lo stesso Polani, accusandolo di non avergli corrisposto la paga. Questo episodio, deleterio tanto per l’immagine quanto per le economie del teatro, fu mal gestito da Orsatto.Egli venne bersagliato, inoltre, da Francesco Mazzarri, poeta sotto le sue dipendenze che denunciò la 'scomparsa' di un proprio dramma dal programma della stagione 1705-06 del Sant’Angelo.È quindi probabile che Ricci arrivò a co-condurre il teatro per cercare di salvare una stagione partita male, sotto la sola gestione OrsattoCfr. Stefani, Sebastiano Ricci impresario d’opera a Venezia nel primo Settecento, cit., pp. 141-142..La stagione terminò entro il 16 febbraio 1706, ma ne seguì un aspro contenzioso di carattere pecuniario tra Ricci e Orsatto, segnato da Ivi, p. 148., contratti ambigui e comportamenti sleali. L’11 maggio 1706 venne emesso un comandamento dalla magistratura dei Censori che obbligò l’interveniente di Ricci a presentare tutte le carte contabili concernenti l’attività al Sant’Angelo, su richiesta di Orsatto di far luce sui dissesti economici della società. Il giorno seguente, lo stesso Orsatto presentò presso la medesima magistratura un ‘’conto‘’ di Ivi, p. 149. con il quale accusava Ricci di non aver corrisposto una parte delle paghe dei cantanti e delle spese per l’illuminazione della sala teatrale.Si aprì così un fitto botta e risposta, in sede giudiziaria, tra i due (ormai ex) soci. Il 14 giugno 1706 Ricci denunciò a sua volta Orsatto per non averlo pagato in svariate occasioni, ma il 12 luglio 1706 arrivò la controreplica, consegnata alla magistratura del Mobile, nella quale il vicentino esponeva in sette punti le manchevolezze di RicciIvi, p. 227.. Il primo punto riguardava la mancata corresponsione al socio di trecentocinquantaquattro lire per delle spese di vitto, legate alla permanenza a Venezia (dal 22 ottobre al 20 febbraio 1705) della cantante Anna Martelli e della madre, coperte interamente da Orsatto nonostante, a suo dire, si fosse a priori accordato formalmente con Ricci per smezzarle. Il vicentino proseguiva sbandierando i propri adempimenti (relativi a: corresponsioni ad altri virtuosi e annessi per spese di vitto e alloggio, acquisto di candele e pagamenti agli addetti all’illuminazione di sala) e denunciando l’ex socio di essersi sottratto agli stessi. L’ultima accusa rivoltagli, nel settimo punto del ‘’conto‘’, riguardava il fatto che i cantanti del Sant’Angelo avessero percepito solo la prima delle tre rate previste nei rispettivi onorari.In questa prima fase del contenzioso, tuttavia, i giudici dettero ragione a Ricci. Si instaurò allora una tregua temporanea con Orsatto, resa possibile soprattutto dal fatto che il pittore avrebbe di lì (estate o autunno 1706) a poco intrapreso la sua fortunata stagione fiorentinaIvi, p. 159..Ricci, però, ritornò nella Serenissima già a fine 1707 e Orsatto, dopo quasi due anni di riflessione, riaccese il contenzioso.Già il 12 luglio 1708, Giovanni Battista Candi, ‘’carattadore‘’Investitore, stakeholder orbitante intorno all’attività teatrale. Ivi, p. 163. e presunto ‘’protettore‘’ di Orsatto nella stagione 1705-1706, perse al tribunale del Petizion una causa fatta nei confronti di Ricci; a distanza di sei giorni si ripresentò insieme agli altri ‘’carattadori‘’ davanti ai giudici e venne seguito a ruota da Orsatto, il quale ribadì ufficialmente le posizioni del suo vecchio ‘’conto‘’ il 24 luglio 1708. Da ciò che il vicentino scrisse nel nuovo documento si apprende che prese in affitto il Sant’Angelo il 22 marzo 1705, ma pentendosi della scelta affrettata passò a Ricci il brevetto di conduzione del teatro, rinunciando agli utili, svincolandosi dalle varie obbligazioni e regolando alcuni pagamenti pregressi, previo accordo con il socio entrante circa la futura gestione delle pendenze rimanentiIvi, p. 229.. Ricci violò gli accordi, inducendo Orsatto a inoltrare il 7 giugno 1706 una richiesta di risarcimento.Tornando alla nuova denuncia del vicentino del 24 luglio 1708, egli sosteneva di essere stato vittima di un subdolo montaggio di intimazioni e raggiri usati da Ricci nella sua Una sorta di domanda riconvenzionale proposta dal reo, cioè da Ricci, per contrattaccare lattore, cioè Orsatto. Cfr. ivi, pp. 166, 225., presentata originariamente il 14 giugno 1706 e che il pittore ripresentò il 31 luglio 1708, con tre capi d’imputazione gravanti su Orsatto, circa la riscossione indebita degli affitti: di un palco spettante a Ricci, della canevaLa cantina del teatro, spesso affittata a terzi. Ivi, p. 167. e dei palchi più elevati.Il 30 agosto 1708 Orsatto presentò una risposta a Ricci presso il tribunale del Petizion nella quale si limitava a definire iniqua la domanda di converso del suo avversario e invocava giustizia per le presunte insolvenze dello stesso (già denunciate in precedenza nella dimanda del 12 giugno 1706, con Ricci che, però, venne assoltoIvi, p. 168.). Il 31 agosto Orsatto avanzò anche le ragioni di altri due creditori in passato da lui retribuiti e per i quali, a suo dire, non ottenne alcun rimborso dal socio; pure questa querela non andò in porto e il giorno stesso venne emesso il verdetto di soccombenza verso l’impresario vicentino, giudicato reo in base a tutti e tre i capitoli presentati da Ricci nella sua domanda di converso e dunque condannato al pagamento delle spese processuali (inutile fu il suo ricorso in appello). Le altre esperienze e gli ultimi anni di attività