Il monumento funebre di Luffo Numai è un monumento commissionato da Luffo Numai per la sua sepoltura. Si trova nella Basilica di San Pellegrino a Forlì e non va confuso con un secondo monumento funebre, sempre fatto costruire da Luffo, che si trova nella Basilica di San Francesco a Ravenna.

Storia Il monumento funebre è dedicato a Luffo Numai, membro della nobile famiglia forlivese dei Numai, segretario prima degli Ordelaffi e poi di Caterina Sforza, che scelse la via dell’esilio a Ravenna dopo l’avvento del dominio papale su Forlì a inizio Cinquecento. Questa è la ragione per cui Luffo ha due monumenti sepolcrali, uno è questo, l’altro è più semplice e si trova nella chiesa di San Francesco a Ravenna. Luffo aveva un fratello vescovo di nome Alessandro e forse la scelta del programma iconografico si deve a lui. È stato scolpito da Tommaso Fiamberti nel 1502. Per alcune parti è stata proposta la collaborazione con un altro scultore, Giovanni Ricci da Sala. Si trova da sempre collocato nella controfacciata della Basilica di San Pellegrino Laziosi, sulla destra dell'entrata. Il pavimento rialzato ha fatto sì che una parte del basamento fosse rimasta sepolta, finché non è stata riportata alla luce dai restauri.

Descrizione L'opera è un monumento funebre ad arcosolio, con elementi architettonici, decorativi e due bassorilievi narrativi in origine policromi che raffigurano i temi dell'Adorazione dei pastori e della Resurrezione.

Il programma iconografico del monumento si articola intorno a due temi opposti, quello della morte e quello della vita, le cui complesse simbologie si intrecciano nei motivi figurativi e nelle decorazioni, creando un felice connubio fra tutti gli elementi presenti. Riferimenti alla persona del defunto sono gli stemmi e la presenza di nomi e date nelle epigrafi.

Basamento

Partendo dal basso vediamo che il basamento, più in profondità rispetto al piano della chiesa, che fu rialzato, mostra un rilievo con due stemmi al centro. Questi sono molto rovinati. Sono uguali fra loro e ciascuno diviso in due parti: la parte sinistra presenta lo stemma dei Numai e quella a destra dei Paulucci, altra famiglia nobile di Forlì a cui apparteneva Caterina, moglie di Luffo. Ai lati si trovano due animali simbolici: un cammello con un cartiglio e il motto PATERE (sopporta! Come il cammello che porta pesi, infatti sul dorso ha dei pesi) e un uccello che chiude con le zampe un contenitore con il motto ABSTINE (astieniti! L’uccello chiude il contenitore invitando a non attinge nulla da esso). Sono due ammonimenti utili al cristiano che voglia vivere bene la sua vita.

Parte centrale A differenza di altri monumenti analoghi, come quello di Barbara Manfredi realizzato per la chiesa di San Biagio e poi trasferito in San Mercuriale dopo i bombardamenti che hanno distrutto detta chiesa, il sarcofago non presenta una scultura con il defunto, ma ha davanti un rilievo con una scritta latina sorretta da due putti alati che cita Caterina e Luffo e la data della costruzione del monumento, 1502, specificando che il monumento viene edificato mentre Luffo è ancora in vita. L'iscrizione latina riporta: ET.SIBI.ET.CATHARINAE.HIERO.PAULUCII / F.CONIUGI.CARISS.LUFFUS GULIELMI.NUMAII./ F.EQUES.ET.COMES LIVIENSIS.NIHILQ. / MORTE.CERTUS.EIUSQ.HORA.INCERTIUS / PERPENDENS. NIHIL. ADHUC. VIVNES. POSUIT / ANNO SAL. M.D.II. IPSIUS VERO LXI.MEN.VI.

Le due paraste decorative hanno cesti di acanto con rampicanti con fiori da cui si nutrono degli uccelli e che terminano con due capitelli corinzi con dentro delle spighe, tutti simboli legati alla resurrezione e alla vita, ma anche immagini legate al mondo classico.

Le due facciate interne sono divise in due parti, sopra recano un motto, sotto graffiti teschi e ossa umane. Le epigrafi recitano: a destra: "NON TERRORI / VER.LAETICIAE / SOLAM.SPEM / IN DEO. HABETI / FUTURA.SUM", mentre a sinistra: "VITA FALLAX / ANXIA.CRES / CENDO.DECR /ESCNES.MOR /TI.LUDIBRIO / QUOT. ILLA QUEAS".

Più sopra si trova un'altra epigrafe che corre lungo tutto il monumento, dove si trova scritto, in latino: Sii propizia, Vergine Madre, senza la quale non c'è riconciliazione (FAVE / VIRGO / MATER. ABSQUA NON EST RECON / CILIA / TIO).

Nel sottarco si trovano cinque cassettoni, ognuno con un rosone.

Parte alta Nei pennacchi si trovano due stemmi, uno, a sinistra con il cappello da vescovo di Alessandro Numai, fratello di Luffo, come si vede anche dalle lettere AL. NV. A destra, invece sempre uno stemma dei Numai, ma con cimiero sormontato da una fiera, quindi da cavaliere che si riferisce a Luffo stesso, come indicano le lettere LN e il motto TOLLE MORAS nel cartiglio, cioè “rompi gli indugi”.

Nel fregio in alto, dove il restauro ha portato in evidenza i colori originali, si trovano quattro grifoni rivolti verso dei vasi, spesso associati all’ambito funerario in periodo classico, qui uniti alla simbologia dell’acqua, che sta per rinascita. Ancora più in alto hanno lo stesso significato i delfini (traghettatori dell’aldilà) e il braciere acceso (speranza di resurrezione alla vita).

I rilievi

Nelle due parti centrali i rilievi vanno visti come complementari nella simbologia: il primo, con l’adorazione dei pastori rappresenta l’inizio della vita terrena di Gesù, mentre quello dentro l’arco contiene la resurrezione, ovvero la nuova vita di Gesù che si augura anche per il defunto. Il rilievo, delicato e raffinato, vede Maria inginocchiata di fronte al Bambino, i pastori con il cane simbolo di fedeltà, Giuseppe e alcuni angeli musicanti, nonché un mondo fatto di oggetti vivaci e vari. Maria è vista come tramite fra cielo e terra perché il manto è coperto di stelle. La presenza del corvo sulla grotta della Natività, elemento non ricorrente in queste immagini, richiama l’idea della morte per il piumaggio nero e il verso straziante ed è quindi adatto alla funzione funeraria. Anche la botte e il sacco contenente il cibo potrebbero alludere al pane e al vino del mistero eucaristico, quindi al sacrificio di Cristo. Lo stile rinascimentale si vede nello stiacciato donatelliano che mostra gli elementi in prospettiva e nella gestualità contenuta e delicata.

Nella parte in alto è presente la Resurrezione che richiama l’opera analoga di Piero della Francesca. Lo spazio curvo dell’arco è ben riempito dai personaggi: i soldati si incurvano assecondando l’arco, mentre Cristo cattura lo sguardo con la posizione centrale e la posa trionfante sottolineata dal piede poggiato sul sepolcro nell’atto di uscirne e dalla mano benedicente.

Il monumento di Luffo Numai a Ravenna

Il monumento di Ravenna, anch'esso realizzato per volere di Luffo, ma probabilmente dopo quello di Forlì, ha in comune con il monumento forlivese la forma ad arcosolio, la presenza di iscrizioni e i bassorilievi con il cammello e l'uccello e i motti associati (invertiti di posizione).

Anche la decorazione a girali d'acanto delle paraste è la stessa. Infine è presente un fregio simile con i grifoni collocato però nel sarcofaco che risulta più sporgente.

Mancano invece nel monumento di Ravenna le decorazioni narrative, sostituite da una tarsia marmorea e da una lunetta vuota.

Le epigrafi recano le seguenti diciture: in alto c'è il nome dell'autore THOMAE.FIAMBERTI.SCULPTORIS / OPUS. Nel basamento si trova scritto: "LUFFO.NUMAIO.LIVIENSI.GULIELMI.F..EQ.COM.Q.: / PINI.ORDEL.FOROL.DYNASTAE.A.SECRETIS.SCRIBA. / PRIMARIO.HIERONY.PHEARII.COMITIS.CONSULTORI. / FIDISS.AD.INCLY.SENAT.VENET.XISTI.IV.PONT.MAX. / LEGATO.CL.MOX.PATRIA. DISSIDENTE. RHAVENNAM. / PROFECTO. QUI. V.A.LXVIII.M.D.VI.ET.CATERINAE / PAULUTIAE.HIER.PAULUT.F.PUDICITIAE.DECORI.QUAE.V.A / LX.M.IIII.D.VIII.PINUS.NUM.IUR.CIVIL.PONT.Q: DOCTOR / ET.HIERONY.NUM.FILII.MOESTISS.PARENTIB.SUIS.OPT / ET.B.M.ITEM.ALEXANDRO.NUM.FRATRI.AMATISS.Q.U.A. /XVII.ET.SIBI.V.POUET. / LUF.VIXIMUS.UNANIMES.UNANIMESQ.SUMUS.KTHE.".

Da entrambi i lati si trova la metà di una data: MD / VIIII. Sotto l'arcata si trova scritto: "LINGUAM.HABUI.CHARITUM.COR.FPALLADIS.ORA.DIONES / NON.PERII:MORS.EST.SPLENDIDA.VITA.BONIS. / PINI.NUM.CAR."

Note

Bibliografia

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