La Sonata per pianoforte n. 6 in La maggiore, op. 82 è un'opera del compositore russo Sergej Sergeevic Prokof'ev, scritta tra il 1939 e il 1940 e pubblicata per la prima volta a Mosca nel 1941. È la prima sonata per pianoforte appartenente al cosiddetto Trittico Bellico (o Sonate di guerra), il ciclo di sonate del compositore che riflettono i drammi della Seconda guerra mondiale, al quale appartengono anche le sonate per pianoforte n.7 (op.83) e n.8 (op.84), composte tra il 1939 e il 1944.

Storia La Sonata n. 6 s'inserisce in un periodo di rinnovato amore per il pianoforte del musicista, che, animato dall'entusiasmo, compose le tre sonate n.6, n.7 e n.8 l'una di seguito all'altra. La scrittura di queste opere era probabilmente un veicolo per ampliare o perfezionare il proprio linguaggio compositivo, nonché una risposta alle accuse della critica di essere caduto nel formalismo. Parallelamente, Prokof'ev intraprese la stesura di altri lavori in forma sonata, alla quale non si dedicava da diversi anni. Completata la n. 6, il compositore si cimentò nell'elaborazione di Guerra e pace, una tra le sue maggiori opere. La Sonata n. 6 fu eseguita per la prima volta in diretta radiofonica l'8 aprile 1940 dal pianista e amico Svjatoslav Richter che si dimostrò affascinato dalla composizione.Vincenzo Buttino, Invito all'ascolto di Prokofiev, Milano, Mursia, 2000, p. 77

La Sonata n. 6 apre il ciclo delle Sonate di guerra di Prokof'ev, le opere che maggiormente descrivono l'esperienza della guerra scritte dal compositore, sebbene questa denominazione sia messa in discussione da alcuni storici della musica.

Struttura e linguaggio I. Allegro inquieto Lo storico e musicologo italiano Piero Rattalino evidenzia la chiarezza dalla forma adottata nel primo movimento, lAllegro inquieto, di semplicità quasi classica.

E ancora circa la struttura del movimento:

Dai musicologi viene sottolineato in particolare il "motto" d'apertura del brano, di carattere decisamente bellico. La sonata si distingue infatti per linguaggio armonico complesso e talvolta dissonante.

II. Allegretto e III. Tempo di valzer, lentissimo Il musicologo Alessandro Mastropiero associa il secondo movimento, lAllegretto in mi maggiore, a uno scherzo, sia per il carattere espressivo che per la forma: ha infatti un aspetto giocoso, un ritmo ternario e si presenta in forma tripartita (ABA). Nel terzo movimento, Tempo di valzer, lentissimo in do maggiore, si annida nella divisione ternaria della battuta (quattro quarti) un'ulteriore suddivisione (nove ottavi), tempo reale del movimento. Questo ritmo insolito viene descritto da Mastropiero come un "gioco di specchi".

IV. Vivace Il Finale, Vivace in la minore, è ricco di temi incisivi: si apre con una tipica creazione prokof’eviana, vivace e dal carattere ritmico e percussivo, animata da uno slancio impetuoso. Segue immediatamente un tema più calmo e in parte giocoso, e ben presto si susseguono rapidamente altri due temi, il primo motorico e frenetico, il secondo umoristico e giocoso, con un senso di riso beffardo. La sezione centrale richiama il motto del movimento iniziale, ma privo della sua prima nota. I temi vengono ripresi e l’opera si conclude con una poderosa coda, in cui il motto, trasformato e abbreviato, viene martellato con violenza tra vortici di note concitate, per poi essere esposto integralmente in rapidi accordi discendenti, quasi balbettanti, a proclamare un trionfo dirompente.

Linguaggio Il linguaggio della sonata è assolutamente classico nella forma, non presentando quasi alcuna variazione rispetto agli standard sonatistici. Anche la tavolozza armonica si rivela più tradizionale della solita adottata dal compositore, ma non mancano immagini atonali e dissonanze; ad esempio, nel primo tempo i piano tonali delle due mani sono dissociati, si alternano passaggi cromatici e diatonici. La scrittura è però meravigliosamente pianistica, il che colloca il brano nel repertorio moderno più celebre. Oggi, infatti, è, assieme alla n.7, la sonata più eseguita del compositore, malgrado la complessità.

Note

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