Grande di Spagna di prima classe, ricoprì importanti incarichi militari e di governo, tra cui generale delle galere del Regno di Sicilia, governatore di Ceuta, comandante generale e capitano generale di Valencia. Svolse inoltre un’intensa attività diplomatica come ambasciatore presso la Repubblica di Venezia e presso la corte di Luigi XV di Francia, partecipando alle principali trattative europee della prima metà del XVIII secolo, tra cui il trattato di Fontainebleau del 1745.
Biografia
Origini e titoli Luigi Reggio e Branciforte nacque a Catania il 5 novembre 1677, figlio primogenito di Stefano Reggio Saladino e di Dorotea Branciforte Romano-Colonna, appartenenti a due tra le più influenti famiglie dell’aristocrazia siciliana.
Con privilegio del 2 aprile 1686, esecutoriato il 9 maggio successivo, ottenne in giovane età il titolo di duca di Valverde. Il 24 febbraio 1696 fu investito del titolo di principe della Catena per disposizione testamentaria dell’avo Luigi. Alla morte del padre, il 29 dicembre 1704, gli furono trasmessi i principali titoli e feudi familiari, tra cui quelli di principe di Aci Sant’Antonio e Aci San Filippo, principe di Campofiorito, marchese di Ginestra e barone di Valguarnera, Campofiorito e del feudo di Rachali, con estesi possedimenti distribuiti tra le aree di Palermo e Catania.
Il 28 giugno 1698 sposò a Palermo Caterina Giovanna Gravina e Gravina (1684–1747), figlia di Ignazio Sebastiano Gravina, principe di Palagonia, e di Lucrezia Gravina.
Carriera militare e amministrativa Avviato alla carriera militare al servizio della monarchia spagnola, ricoprì importanti incarichi di comando e governo. Fu generale delle galere del Regno di Sicilia e comandante generale delle forze navali, nonché comandante generale degli eserciti spagnoli.
Ricoprì inoltre le cariche di governatore di Ceuta e di capitano generale delle coste di Granada e della provincia di Guipúzcoa (Biscaglia). In ambito siciliano fu nominato capitano generale del Regno nel 1713, incarico nel quale redasse e trasmise a Vittorio Amedeo II di Savoia dettagliate relazioni sullo stato amministrativo, militare e difensivo dell’isola, con particolare riferimento ai principali porti e sistemi fortificati.
Fu anche vicario generale del Regno di Sicilia e svolse un ruolo di rilievo nella gestione politico-militare del territorio durante una fase di transizione istituzionale.
Successivamente fu nominato capitano generale di Valencia, incarico durante il quale fu accusato di malversazioni amministrative e sottoposto a processo per concussione, evento che ne compromise temporaneamente la reputazione presso le corti europee.
Attività diplomatica Protetto dalla regina Elisabetta Farnese, fu destinato a una rilevante carriera diplomatica. Nel 1737 fu nominato ambasciatore del re di Spagna Filippo V presso la Repubblica di Venezia, dove giunse il 15 settembre dello stesso anno. Durante questa missione, oltre a rappresentare gli interessi spagnoli, svolse un ruolo attivo anche per il Regno di Napoli, mantenendo una fitta corrispondenza con il primo segretario di Stato napoletano e fornendo informazioni sulla situazione politica europea e mediterranea.
Nel 1740 fu inviato a Parigi come ambasciatore straordinario e ministro plenipotenziario presso la corte di Luigi XV. In tale veste partecipò alle principali trattative tra Francia e Spagna durante la guerra di successione austriaca, ricevendo pieni poteri per la conclusione di accordi politici e commerciali. Dopo negoziati intensi, contribuì alla stipula del trattato di Fontainebleau del 24 ottobre 1745.
Nel corso della sua missione francese si occupò anche delle questioni dinastiche italiane e delle rivendicazioni spagnole su Parma, Piacenza e Toscana, nonché dei progetti matrimoniali tra le case reali europee. Dopo la morte di Filippo V nel 1746 e il mutamento degli equilibri politici alla corte di Madrid, fu sostituito e richiamato, segnando la conclusione della sua attività diplomatica.
Ultimi anni e morte Il 21 ottobre 1747 fu aggregato, per voto spontaneo, alla mastra nobile di Catania. Ritiratosi nei suoi possedimenti siciliani, trascorse gli ultimi anni ad Aci Catena.
Morì il 29 ottobre 1757. Il suo testamento, redatto il 13 luglio 1750, fu pubblicato il 7 novembre 1757 dal notaio Domenico Gaspare Sarci di Palermo. Fu sepolto nel santuario della Madonna di Valverde, dove fu eretto il suo monumento funebre.
Onorificenze
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Diplomatici spagnoli