Coyle contro Smith è una sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti d'America del 1911, in cui i giudici hanno ampliato il significato letterale della "Clausola dell'ammissione dei nuovi Stati federati" dell'Articolo IV della Costituzione, ricomprendendo in esso altresì la dottrina dell'uguaglianza e della parità di base di quest’ultimi in sede di ammissione e partecipazione nella Federazione, esplicitando così la disciplina per il concetto di federalismo simmetrico nel sistema istituzionale statunitense.
Origini del contenzioso La questione originò già a partire dal 16 giugno 1906, quando il Congresso degli Stati Uniti, a seguito del raggiungimento dei requisiti prefissati, ammise ufficialmente l’Oklahoma ad essere uno Stato federato (procedura completata, in virtù di ciò, il successivo 16 novembre 1907).
Tra le varie disposizioni della legge federale abilitativa, tuttavia, si stabiliva che lo Stato in pectore avrebbe dovuto creare, in virtù di una “sua accettazione tramite ordinanza irrevocabile” una Costituzione locale che prevedesse esplicitamente un divieto provvisorio di trasferire la capitale da Guthrie, fissata a livello federale, fino al 1913, in virtù delle sue caratteristiche e della sua posizione strategiche per il controllo del territorio.
Nonostante ciò, lo Stato dell'Oklahoma promulgò, il successivo 29 dicembre 1910, una legge che trasferì la capitale da Guthrie ad Oklahoma City. A quel punto, W.H. Coyle, grande immobiliare e proprietario terriero a Guthrie, decise di citare in giudizio lo stato dell'Oklahoma, sostenendo che la mossa fosse stata eseguita in violazione della legge federale e della Costituzione statale.
Opinione della Corte Suprema Adita, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che impedire allo Stato dell'Oklahoma il diritto di determinare la propria sede del governo (anche se temporaneamente) privasse quest’ultimo dei poteri di cui godevano tutti gli altri Stati federati dell'Unione, violando così un tradizionale principio costituzionale secondo cui, pur non essendo esplicitamente dichiarato ma solo desumibile tramite un’interpretazione sistematica, tutti i nuovi Stati sarebbero ammessi "su un piano di parità con gli stati originali". Di conseguenza, la disposizione dell'atto non sarebbe più stata valida, indipendentemente da ogni mutamento legislativo successivo, a seguito del completamento del processo di ammissione. Emblematicamente, il giudice Lurton affermò:
Eredità della sentenza Oggi, il caso è considerato un esempio da manuale della dottrina del "federalismo simmetrico", in virtù della quale lo Stato deve considerare ciascuna suddivisione territoriale rilevante e non sottoposta al suo controllo diretto, secondo le disposizioni costituzionali vigenti nel proprio territorio, come eguale e paritaria alle altre laddove l’ordinamento giuridico non faccia distinzioni tra quest’ultime in materia di relazioni con il potere centrale e le altre suddivisioni, autogoverno e competenze. Laddove invece ciò sia attuato, si parlerebbe di federalismo asimmetrico, ma questo dovrebbe essere giustificato da una adeguata legge costituzionale.
In aggiunta, il caso è stato presto ritenuto un riferimento in materia in virtù della sua continuità con la dottrina consolidatasi sin da Texas contro White sull’indissolubilità dell’Unione (in quanto “più perfetta” della Confederazione post-indipendenza), dalla quale sono state così giustificate le argomentazioni dei magistrati. Altresì Lane County contro Oregon, rifacendosi a questa sentenza, concluse nel caso di specie:
Note Esplicative
Bibliografiche
Voci correlate Articolo IV della Costituzione degli Stati Uniti d'America Oklahoma Corte suprema degli Stati Uniti Federalismo simmetrico
Categoria:Sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America