La fiera di Soročincy () è il primo racconto della raccolta Veglie alla fattoria presso Dikan'ka, scritta tra il 1829 e il 1832 da Nikolaj Gogol'.

Storia editoriale Gogol' scrisse a sua madre, chiedendo informazioni su vari aspetti della vita ucraina. Le informazioni che ricevette sui matrimoni furono incorporate ne La fiera di Soročincy. Trama Nell'avviluppante calura di una splendida giornata di agosto del 1800, il contadino Solopi Cerevik si reca alla fiera di Soročincy per vendere del frumento e la sua vecchia cavalla. Lo accompagnano, sedute in un carro trainato da buoi, sua figlia Paraska, una graziosa diciottenne e sua moglie, una donna dal volto arcigno, matrigna della ragazza. Mentre attraversano un ponte sullo Psel, un giovane dalla blusa bianca lusinga sfacciatamente la giovane Paraska, colpito dalla sua bellezza, attirandosi però le maledizioni della matrigna.

A Soročincy, la storia confusa di un diavolo e dei brandelli della sua blusa rossa serpeggia tra i convenuti alla fiera, che temono per i loro affari. Intanto Paraska incontra nuovamente il giovane con la blusa bianca e cede al suo corteggiamento. Cerevik incautamente concede al giovane la mano della figlia, senza tener conto del parere della dispotica moglie, che infatti non è d'accordo ed impone che la promessa sia annullata. Il giovane dalla blusa bianca accetta allora l'aiuto di uno zingaro che gli promette di convincere Cerevik a dargli sua figlia a patto che il giovane gli faccia un buon prezzo sui suoi buoi.

Il timore dell'apparizione del diavolo o di pezzi della sua blusa rossa porta sulla fiera un'ombra di terrore che fa scappare dalla paura i più pavidi ad ogni minimo sospetto. Vittima particolare di questo terrore è il povero Cerevik che, credendo di vedere il diavolo affacciarsi alla finestra dall'oscurità della notte, infilandosi una pentola in testa al posto del cappello, scappa per strada urlando di paura e sviene poco dopo, seguito da sua moglie che sviene proprio sopra di lui.

Il giorno dopo, non ancora riavutosi da quella situazione ridicola in cui i vicini allarmati dalle grida li avevano trovati, uscito di casa per vendere la cavalla, incontra lo zingaro che lo interroga su cosa vada a vendere. Cerevik, stupito della domanda, cerca di mostrare la cavalla allo zingaro ma ritrova, attaccato alla briglia, un cencio di colore rosso. Scappando nuovamente in preda al panico, viene creduto un furfante da altri giovani che lo catturano e lo legano. Interviene quindi il giovane dalla blusa bianca che fa cenno ai giovani di liberare Cerevik, il quale, interpretando l'evento come una punizione per aver disatteso la promessa di matrimonio, si impegna a rimediare. Lo zingaro chiede allora al giovane con la blusa bianca se sia soddisfatto di come ha condotto l'affare e di acquistare i suoi buoi come pattuito.

Approfittando dell'assenza della moglie di Cerevik, uscita a far spese dopo la vendita della cavalla, viene celebrato in tutta fretta il matrimonio. Al rientro, la moglie cerca di interrompere la funzione ma nulla può contro le genti festanti che ormai danzano e circondano gli sposi di un'impenetrabile seppur fugace allegria. Adattamenti Successivamente, nel XIX secolo, il racconto fu adattato per l'omonima opera lirica da Modest Mussorgskij, rimasta incompiuta dal compositore e completata da altri.

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Racconti di Nikolaj Gogol'