Nipote dello zar Pietro I e figlio dello zarevic Aleksej Petrovič e della principessa tedesca Sofia Carlotta di Brunswick-Wolfenbüttel, fu l'ultimo rappresentante della famiglia dei Romanov in una linea maschile diretta.
Salì al trono il 17 maggio 1727, quando aveva solo 11 anni, e morì all'età di 14 anni per il vaiolo. Durante il suo breve regno, ebbe modo di mostrare un certo interesse per gli affari di Stato, ma non riuscì mai a governare da solo. Il potere dello Stato rimase nelle mani di un consiglio supremo ed in particolare di alcuni dei favoriti dello zar, dapprima Aleksandr Danilovič Menšikov e, dalla sua caduta in disgrazia, dai membri della famiglia Dolgorukov.
Biografia I primi anni
Pietro II era l'unico figlio maschio dello zarevic Aleksej Petrovič Romanov, figlio a sua volta di Pietro il Grande e della sua prima moglie, l'imperatrice consorte Evdokija Lopuchina, e di Carlotta Cristina (1694 – 1715), figlia del duca Luigi Rodolfo di Brunswick-Lüneburg e cognata di Carlo VI d'Asburgo. Egli era l'unico erede in linea maschile di Pietro il Grande. Egli era quindi cugino di primo grado della futura imperatrice Maria Teresa d'Austria.
Pietro II nacque a San Pietroburgo il 23 ottobre 1715 e sua madre morì dieci giorni dopo il suo parto. Il futuro erede al trono russo, assieme alla sorella maggiore Natal'ja, non fu il frutto dell'amore dei suoi genitori quanto piuttosto il risultato dei negoziati diplomatici tra Pietro I, il re polacco Augusto II e l'imperatore Carlo VI del Sacro Romano Impero, ciascuno dei quali era desideroso di intessere stretti legami con l'impero russo per proprie ragioni.
Del resto i nomi dei due figli nati dalla coppia, erano gli stessi dello zar Pietro I e di sua sorella che egli amava particolarmente, la principessa Natal'ja Alekseevna. 17 giorni dopo la nascita del giovane erede al trono, Pietro I ebbe un altro figlio che chiamò anch'egli Pietro, dimostrando di voler dare continuità al trono ignorando completamente la nascita dell'erede. Quando ad ogni modo il figlio di Pietro il Grande morì nel 1718, egli fu costretto a riconoscere il giovane nipote come unico legittimo erede.
Per quanto riguarda la giovinezza, il piccolo zarevic Pietro, orfano, venne tenuto in reclusione. Suo nonno, Pietro il Grande, lo aveva sistematicamente ignorato. Le sue governanti erano la figlia di un oste e quella di un vinaio, entrambe provenienti dal quartiere tedesco di Mosca. A queste si aggiungeva come tutore un marinaio di nome Norman che gli diede i primi rudimenti di navigazione. La scelta di questi personaggi di dubbia competenza era stata disposta direttamente dallo zarevic Alessio il quale, in sfregio alle riforme ed alla voglia di occidentalismo del padre, aveva voluto lanciare un chiaro messaggio alla corte. Dopo la morte dello zarevic Alessio nel 1718 (condannato dallo zar suo padre per tradimento), Pietro I tornò a tributare una certa attenzione al giovane nipote, disponendo l'allontanamento delle persone che gli erano state affiancate e ordinando al principe Menšikov che si occupasse di trovargli dei tutori adeguati nelle persone di Semën Semënovič Mavrin e del rifugiato ungherese Janos Zeikin (1670-1739), il quale in particolar si dimostrò essere un insegnante coscienzioso. Inoltre, egli poté contare sempre sulla presenza della sorella maggiore Natalja, cui era molto legato. Pietro I si preoccupò personalmente di sovrintendere all'educazione del nipote e quando avviò delle verifiche sull'operato dei tutori del giovane granduca, si accorse che egli quasi non era in grado di esprimersi nella lingua russa, conoscendo solo vagamente un po' di tedesco ed avendo approfondito in particolare il latino. Lo zar divenne furioso e bastonò personalmente Mavrin e Zeikin per la loro negligenza, ma il giovane Pietro non ebbe altri insegnanti assegnatigli.
Il 16 febbraio 1722, per tutelare i diritti dell'adorata moglie Caterina e delle sue figlie, e per mostrare ancora una volta quanto nella sua mente la figura del giovane Pietro fosse solo relativa, Pietro I emise un decreto imperiale per modificare la successione al trono (che rimarrà in uso sino alla fine del XVIII secolo) col quale abolì l'antica usanza di passare il trono per discendenza maschile diretta, permettendo la nomina di qualsiasi persona degna come erede per volontà del monarca. Con tale atto, Pëtr Alekseevič venne formalmente privato dei diritti al trono che gli competevano per nascita, ma la questione dell'erede rimase aperta. Pietro, infatti, morendo improvvisamente nel 1725, non lasciò scritto il nome del suo erede.
L'ascesa al trono
Durante il regno di Caterina I, Pietro venne perlopiù ignorato; ma, pochi anni prima della di lei morte, divenne chiaro che l'erede di Pietro il Grande non poteva essere tenuto in prigionia ancora per molto e che era necessario prepararlo adeguatamente alla successione, dal momento che ogni altro erede maschio della famiglia era morto. La maggioranza della nazione e i tre quarti della nobiltà si erano schierati dalla parte del giovane Pietro, mentre suo zio, l'imperatore Carlo VI, attraverso l'ambasciatore imperiale a San Pietroburgo, persistentemente espose i propri reclami alla corte russa, forse nella speranza di porre un Asburgo anche sul trono di Russia. Il problema venne risolto da Aleksandr Danilovič Menšikov e dal conte Andrej Ivanovič Osterman; il 18 maggio 1727 Pietro II, secondo le ultime volontà di Caterina I, un giorno dopo la morte della zarina, venne proclamato suo legittimo successore.
Al non facile compito di ascendere al trono, il giovane granduca venne preparato da Andrej Ivanovič Osterman che si occupò personalmente dell'istruzione del giovane futuro sovrano come suo istitutore, con un dettagliato programma formativo che comprendeva lo studio della storia, della geografia, della matematica e della geometria:
Per la parte matematico-geometrica, Pietro II venne affiancato dal celebre matematico prussiano Christian Goldbach. Questo piano formativo per il giovane futuro zar prevedeva anche attività di intrattenimento come il biliardo, la caccia e altro.
Secondo il piano elaborato da Osterman, Pietro avrebbe dovuto partecipare alle riunioni del Consiglio Privato Supremo dell'impero russo ogni mercoledì e ogni venerdì, ma in realtà vi comparve una volta sola in tutto il suo regno (il 2 luglio 1727). È risaputo che il giovane zar non amasse studiare, preferendo divertirsi e dedicarsi alla caccia, attività ove era accompagnato dal giovane Ivan Alekseevič Dolgorukov e dalla zia diciassettenne, Elisabetta.
Il regno Pietro II non fu mai in grado di governare autonomamente perché limitato dal potere praticamente illimitato posto nelle mani dei suoi vari tutori. Come sotto il regno di Caterina I, lo stato russo venne governato dall'inerzia. I cortigiani cercarono di seguire i precetti di Pietro il Grande, ma una delle sfide più ardue si dimostrò proprio cercare di conservare nel tempo il sistema politico creato dal defunto zar, il quale mostrava chiaramente tutte le proprie criticità.
Il periodo della reggenza di Menšikov non fu molto diverso dal regno di Caterina I, solo egli seppe guadagnare molta più influenza sul giovane sovrano. Dopo la sua caduta in disgrazia, quando i Dolgorukov salirono al potere, la situazione sembrò cambiare radicalmente e in peggio. Alcuni storici sono infatti inclini a definire gli ultimi anni del regno di Pietro II come il "regno boiardo": in quegli anni difficili, infatti, si iniziò a ripristinare tutto ciò che Pietro I aveva fortemente criticato, nella speranza di poter riportare in auge le tradizioni dell'antica Russia contro le modernità fortemente volute dallo zar all'inizio del secolo. L'aristocrazia boiarda, infatti, rafforzò la propria influenza a corte e anche il clero iniziò a riguadagnare terreno sociale. Per contro, l'esercito e in particolare la flotta caddero in rovina; la corruzione e l'appropriazione indebita fiorirono.
Il governo con Menšikov
Il senato, il consiglio privato e le guardie stabilirono un'alleanza tra di loro per risolvere il problema della successione dell'erede al trono. Seguendo le disposizioni della defunta Caterina I, l'educazione del giovane zar venne affidata ad Anna ed Elisabetta, zie del giovane zar, nonché al vice cancelliere di stato Menšikov, il quale detenne effettivamente il vero potere, prendendosi personalmente cura di Pietro II nel proprio palazzo sull'Isola Vasil'evskij. Investito del massimo potere, Menšikov era sempre più intenzionato a favorire l'ascesa propria e della propria famiglia nella politica russa dell'epoca e per fare questo aveva intenzione di far sposare il giovane zar con sua figlia, Maria (la quale era già stata promessa sposa al ricco magnate russo Piotr Paweł Sapieha). Per fare ciò, ad ogni modo, si assicurò la mancanza di ambizioni politiche di Elisabetta e allontanò con un pretesto Anna, costringendola a portarsi a Kiel con suo marito, malgrado fosse incinta di suo figlio Pietro Ulrico (futuro zar Pietro III). Oltre a ciò, il ministro riuscì ad allontanare anche Anna Ioanovna, figlia dello zar Ivan V (fratellastro maggiore di Pietro I e sovrano di Russia fino al 1696), alla quale venne addirittura proibito di portarsi a Mosca per rendere omaggio al nipote da poco asceso al trono. Il barone Petr Shafirov, presidente della camera di commercio nazionale e da lungo tempo nemico di Menšikov, venne trasferito nella città di Arcangelo, formalmente per costituire una società per la caccia alle balene, ma in realtà con la finalità di essere allontanato da corte. Il fidanzamento ufficiale tra Pietro e la giovane principessa venne ufficializzato il 5 giugno 1726 quando gli sposi avevano rispettivamente 11 e 15 anni. La giovane ricevette il trattamento di "Altezza imperiale" e una pensione annua di mantenimento di rubli.N. Avanta, Dai colpi di stato del palazzo all'era delle grandi riforme, 1997, V 5, p. 61-67, ISBN 5-89501-002-4 Nel tentativo di accondiscendere nei suoi piccoli desideri il futuro imperatore, Menšikov si occupò personalmente del trasferimento di Evdokija Fëdorovna Lopuchina, nonna dello zarevic Pietro a cui egli era particolarmente affezionato, dalla Fortezza di Orešek dove era stata confinata dal marito, Pietro il Grande, al Monastero di Novodevičij dove ottenne delle migliori condizioni di vita ed un trattamento degno del suo rango.
Sotto la reggenza di Menšikov, la Russia iniziò ad ammorbidire il proprio codice penale, ad esempio attenuando le pene per gli insoluti arretrati e proibendo per decreto imperiale di mostrare "con scopo intimidatorio" i corpi smembrati delle persone giustiziate in quanto considerato una "pratica barbara".
Menšikov, inoltre, fu particolarmente attento al rafforzamento del suo controllo personale sull'istituto delle esenzioni fiscali. Non gli riuscì di far passare una legge con la quale il governo avrebbe nominato dei suoi rappresentanti locali per la riscossione delle tasse, ma tale compito venne infine delegato ai governatori regionali, provinciali e locali.
Il dazio protezionistico del 37,5% imposto da Pietro I sulla canapa e sui filati inviati all'estero venne ridotto al 5%.
Menšikov approfittò della sua carica per farsi nominare generalissimo e comandante dell'esercito russo, riservando le nomine a marescialli di campo per i principi Trubeckoj, Dolgorukov e Minich.
Fu sempre Menšikov a introdurre una dieta in Livonia ed a ripristinare l'etmanato in Ucraina. Queste decisioni furono dettate essenzialmente dalla necessità di legare livoniani e ucraini al governo russo in previsione dell'imminente guerra russo-turca che già si profilava nel panorama bellico internazionale.