Vescovo di Hereford, viaggiò per lungo tempo in Francia. Studiò con Pietro Abelardo a Parigi, dopodiché insegnò in quella città e a Melun, da cui prese il soprannome. Tra i suoi allievi vi furono Giovanni di Salisbury, Ruggiero di Worcester, Guglielmo di Tiro e, probabilmente, Tommaso Becket. Nel 1148, Roberto partecipò al Concilio di Reims, che condannò gli insegnamenti di Gilbert de la Porrée. Tre delle sue opere teologiche sono sopravvissute e dimostrano che era rigorosamente ortodosso.

Robert tornò in Inghilterra nel 1160 e, tre anni più tardi, fu nominato vescovo di Hereford dal re Enrico II d'Inghilterra, influenzato da papa Alessandro III e da Thomas Becket. Dopo la sua consacrazione, Roberto si trovò coinvolto nella controversia tra Becket e il re, durante la quale in genere si schierò dalla parte di quest'ultimo. Svolse inoltre la funzione di giudice pontificio e reale.

Biografia Roberto nacque in Inghilterra, probabilmente intorno al 1100. Non si sa nient'altro del suo passato.Rampolla "Melun, Robert de", in Oxford Dictionary of National Biography Prese il nome dal luogo in cui insegnava, Melun, in Francia.

Dopo aver frequentato le lezioni di Abelardo e di Ugo di San Vittore a Parigi, nel 1137 succedette al primo maestro nell'insegnamento presso la schola artium del Monte di Santa Genoveffa,Barrow Fasti Ecclesiae Anglicanae 1066–1300: Volume 8: Hereford avendo tra i suoi allievi più illustri Giovanni di Salisbury, Guglielmo di Tiro,Knowles Evolution of Medieval Thought p. 178–179 probabilmente, anche Ruggiero di Worcester, cugino di Enrico II, e, con un qualche margine di incertezza, Tommaso Becket, poi divenuto arcivescovo di Canterbury.Warren Henry II p. 473Church English Church p. 256Barlow Thomas Becket p. 20  

Dopo la conclusione dei lavori del concilio, si tenne  un piccolo concistoro, al quale parteciparono Bernardo di Chiaravalle e Sugerio di Saint-Denis, insieme a Roberto e Pietro. Gilberto fu costretto a rinnegare le sue opinioni sulla Trinità.Nielsen "Peter Abelard and Gilbert of Poitiers" Medieval Theologians p. 115Barlow Thomas Becket p. 35 Un altro studioso, Erberto di Bosham, descrisse Roberto come un grande maestro, il quale «emanava da sé, come raggi della sua luce, una schiera numerosa e colta di discepoli».Rampolla, "Melun, Robert de" Oxford Dictionary of National Biography

Nel 1142 si recò a Melun per dirigere una scuola, ma ritornò a Parigi intorno al 1147.Keats-Rohan Domesday Descendants p. 831 Prese parte alla condanna di Gilberto Porretano in occasione del Concilio di Reims del 1148, collaborando con Pietro Lombardo per preparare la ricantazione di Gilberto.

Nomina a Hereford Intorno al 1150 tornò a Parigi per insegnare all'Abbazia di San Vittore.

Dopo aver insegnato come magister artiumBarlow, Feudal Kingdom of England p. 229 a Parigi per oltre quarant'anni,Chibnall, Anglo-Norman England p. 129 Roberto fu richiamato in Inghilterra dal re Enrico II nel 1160 e nominato vescovo di Hereford nel 1163. Fu consacrato a Canterbury il 22 dicembreFryde, et al. Handbook of British Chronology p. 250 dall'arcivescovo Tommaso Becket.Alcuni autori collocano la consacrazione al 24 dicembre (cfr. Cheney, Roger of Worcester, p. 18), mentre alcuni medievali la datano al 1164 (cfr. Barrow, Fasti Ecclesiae Anglicanae 1066–1300: Volume 8, Hereford) Becket fu tra i principali sostenitori della candidatura di Roberto per la sede vacante di Hereford; uno dei suoi biografi successivi affermò che Becket aveva esortato il re a trovare benefici per gli inglesi che vivevano all'estero.Cheney, Roger of Worcester p. 14 Esistono alcune prove del fatto che papa Alessandro III abbia avuto un ruolo nell'elezione di Roberto, poiché nel 1166 Becket ricordò a Roberto e a Ruggiero di Worcester che entrambi dovevano il loro episcopato ad Alessandro.Barlow, Thomas Becket, p. 85

Dell'attività di Robert durante il suo episcopato rimangono poche testimonianze, ma è noto che nel 1165 svolse il ruolo di giudice delegato pontificio. Del periodo in cui prestò servizio a Hereford sono sopravvissuti cinque documenti, oltre a conferme di donazioni fatte da vescovi precedenti a Llanthony Priory, alle quali egli aggiunse un'ulteriore concessione di decime. Egli svolse anche il ruolo di giudice reale.Cheney, Roger of Worcester, p. 139

Ruolo nella disputa di Becket Nel 1163 sorse una controversia tra il re e il nuovo arcivescovo di Canterbury, Tommaso Becket, riguardo ai diritti del re sulla Chiesa d'Inghilterra. In un concilio tenutosi a Westminster nell'ottobre 1163, il re e Becket si scontrarono su tale questione; i vescovi si schierarono a favore di Becket contro il re.Barlow Thomas Becket pp. 95–96 Roberto fu coinvolto nel conflitto non solo in qualità di vescovo eletto, ma anche come inviato del Papa presso Becket, poiché accompagnò Filippo d'Aumone, un abate francese, che fu mandato da Alessandro III da Becket dopo il concilio di Westminster per esortarlo a non aggravare la situazione. Roberto accompagnò Filippo, probabilmente perché si sperava che potesse influenzare Becket.Barlow, Thomas Becket, pp. 97–98

Nel gennaio 1164, Roberto era presente quando il re convocò a Clarendon un consiglio dei baroni e dei vescovi, dove chiese a entrambi i gruppi di giurare di difendere i diritti reali del nonno di Enrico, re Enrico I, senza riserve né condizioni. Sebbene inizialmente Becket cercasse di opporre resistenza, alla fine si arrese e costrinse anche gli altri vescovi a prestare giuramento. Nell'ottobre 1164, Becket fu accusato di aver negato giustizia a un vassallo reale e processato in un concilio tenutosi a Northampton;Barlow, Thomas Becket, pp. 108–109 venne dichiarato colpevole, ma non accettò la sentenza.Barlow, Thomas Becket, pp. 113–114 Durante il processo, Roberto cercò di moderare il comportamento di Becket, convincendolo a non farsi portare davanti la croce arcivescovile, simbolo di autorità spirituale, quando entrava in aula, poiché ciò avrebbe costituito un insulto al re. Poco dopo il processo, Roberto intercedette presso il re perché non venisse arrecato alcun danno a Becket, il quale si ritirò volontariamente in esilio.Barlow Thomas Becket pp. 115–116

Poco tempo dopo, Roberto ricevette una censura papale per non aver fatto di più per sostenerlo.Barlow, Thomas Becket, p. 135 Nell'estate del 1165, Roberto accompagnò Gilbert Foliot, vescovo di Londra, in una missione papale presso re Enrico, per trasmettergli le rimostranze di papa Alessandro riguardo al suo comportamento. Il re impediva ai suoi sudditi di recarsi dal Papa o di rivolgersi a lui, e Alessandro voleva protestare contro questo aspetto e contro il modo in cui il re trattava Becket.Barlow, Thomas Becket, p. 137 Nel 1166, Becket cercò di convincere Roberto a passare dalla sua parte, scrivendogli con un tono conciliante. Giovanni di Salisbury, sostenitore di Becket, convinse due studiosi francesi a scrivere a Roberto per criticarlo per la sua ipocrisia.Barlow, Thomas Becket, pp. 151–152

Nell'ottobre 1166, Becket ordinò a Roberto e a Ruggiero di Worcester di raggiungerlo in Francia, per consigliarlo sulla sua controversia con il re. Quando informarono il re della loro intenzione di recarsi in Francia, questi vietò loro di lasciare l'Inghilterra. Ciononostante, nel febbraio 1167 tentarono di espatriare di nascosto. Furono arrestati il 2 febbraio e ricevettero l'ordine di rimanere in Inghilterra, non solo in nome del re, ma anche di Alessandro.Barlow, Thomas Becket, p. 160

Morte ed eredità Robert morì il 27 febbraio 1167. William fitzStephen, uno dei sostenitori di Becket, scrisse che Roberto morì di dolore perché non poté fargli visita durante l'esilio. Fu sepolto nella Cattedrale di Hereford. In Europa, godeva di un'ottima reputazione per le sue conoscenze e le sue capacità di insegnamento, oltreché per le sue qualità personali. Prima della sua nomina a Hereford, Giovanni di Salisbury lo aveva elogiato, ma il comportamento di Roberto durante la controversia su Becket peggiorò l'atteggiamento di Giovanni nei confronti del suo vecchio maestro.

Le opere di Robert sono state pubblicate in quattro volumi, a cura di R. M. Martin. I suoi documenti episcopali si trovano in Hereford 1079–1234: English Episcopal Acta Number 7, pubblicato nel 1993.

Teologia La sua teologia è esposta nelle opere Quæstiones de divina pagina (Domande sulla Sacra Scrittura), Quæstiones de epistolis Pauli (Domande sulle epistole di san Paolo) e Sententiæ (in due versioni, una lunga e una abbreviata), che non portò a termine. La datazione delle opere è problematica, ma sembra che le prime due siano state composte tra il 1145 e il 1157. Le Sententiae furono riviste due volte, probabilmente negli anni Cinquanta e Sessanta del XII secolo. Le sue opere, in particolare le Sententiae, trattano l'intera materia teologica e sono rigorosamente ortodosse rispetto alla dottrina cristiana.

Le Sententiae, o Summa Theologica, di Roberto erano ben note ai suoi tempi e sono state considerate un collegamento fondamentale in teologia tra le opere dei maestri di Roberto e quelle di Pietro Lombardo. 

Roberto fu il primo commentatore di san Paolo ad affermare che la resistenza a un tiranno potrebbe essere giustificata dalla Bibbia (cfr. la dottrina del tirannicidio di san Tommaso). Inoltre, sosteneva inoltre che un re potesse essere scomunicato se le sue azioni danneggiavano la Chiesa. Egli utilizzò le opere di Graziano come fonti, citando il Decretum Gratiani. Sebbene abbia utilizzato quest'opera, che trattava di diritto ecclesiastico, sembra che egli non fosse considerato un giurista e che la sua formazione fosse quella di un teologo. Inoltre, gli anni in cui era stato studente avevano preceduto l'istituzione del diritto canonico come disciplina autonoma nelle scuole europee.Cheney Roger of Worcester pp. 10–12

Secondo Roberto, la Glossa ordinaria aveva abbreviato le note a margine a tal punto da renderle incomprensibili.Swanson, "Glossa Ordinaria", Medieval Theologians p. 167

Era noto anche come logico:Barlow, English Church, p. 253  Giovanni di Salisbury lo definì uno dei principali disputatores, ossia una persona che utilizzava la retorica e la logica per dibattere in pubblico.

Sebbene Roberto avesse condannato Gilbert Porretano insieme a Pietro Lombardo, non condivideva la cristologia di Lombardo né le sue opinioni sulla natura di Gesù Cristo. Allo stesso modo, sebbene non fosse d'accordo con alcuni insegnamenti di Abelardo, lo difese dalle accuse di eresia. Tuttavia, condivideva alcuni insegnamenti e metodi di quest'ultimo. Nell'introduzione alle Sententiae, espresse il desiderio di armonizzare gli scritti di due studiosi non nominati, che la storiografia moderna ha identificato come Ugo di San Vittore e Abelardo.

Si opponeva a san Bernardo nel sostenere che ciascuna persona della SS. ma Trinità ha un aspetto particolare, ma che non esiste alcuna qualità presente in una di esse che sia negata alle altre. Pertanto, il Padre ha il potere, il Figlio la sapienza e lo Spirito Santo la bontà come qualità particolari, ma ciascuna Persona possiede tutto nell'ambito di un'unica essenza comune.

Preferendo la ragione allauctoritas, fu tra i creatori del metodo delle quæstiones.

Filosofia Le sue posizioni filosofiche furono quelle di un "reista", vicine a quelle dei nominalisti come Pietro Abelardo. Per lui, il discorso è più un'intenzione che una cosa. I suoi discepoli scrissero unArs meliduna (Arte di Melun), che ebbe una grande influenza. I meluniani sostengono che la creazione delle voci non sia avvenuta per significare qualcosa, ma solo per emettere un suono.Benoît Patar, Dictionnaire des philosophes médiévaux, p. 383, 287

Edizioni e traduzioni In latino R. M. Martin et R. M. Gallet (éd.), Œuvres de Robert de Melun, Louvain, Peeters, 1932-1952, t. I : De divina pagina (1143-1147), t. II : De epistolis, t. III : Sententiæ (1155-1160).