Dibango volans è una specie estinta di pesce teleosteo percomorfo proveniente dall’Eocene (di età Ypresiana superiore) del sito fossilifero di Monte Bolca in Italia. D. volans è l’unica specie del genere Dibango, noto da due esemplari ben conservati. Originariamente identificato alla fine del XVIII secolo da Giovanni Serafino Volta, era conosciuto come Pegasus volans fino alla sua ridescrizione da parte di Davesne & Carnevale nel 2025, poiché il nome generico Pegasus era già stato utilizzato per designare il genere di pesci falena Pegasus.
Storia della ricerca Questa specie fu descritta per la prima volta da Giovanni Serafino Volta nel 1796 e denominata Pegasus volans sulla base di due esemplari fossili; tuttavia, a sua insaputa, Carl Linnaeus aveva già coniato il nome Pegasus volans circa 30 anni prima, nel 1766, nome che sarebbe stato successivamente riconosciuto come sinonimo junior di Pegasus volitans, una specie di pesce falena ancora vivente. Il nome Pegasus volans continuò a essere utilizzato in letteratura da vari autori per riferirsi agli esemplari di Volta fino a circa il 2014, quando gli studiosi iniziarono ad adottare la notazione del genere come Pegasus volans, con le virgolette a indicare un nome provvisorio.
Davesne & Carnevale (2025) hanno ridescritto il taxon assegnandogli il nuovo nome Dibango volans, con il nuovo genere Dibango, in onore del musicista camerunense Manu Dibango. L'epiteto specifico volans è stato mantenuto dalla descrizione originale ed è una parola latina che significa "volante" o "che si muove rapidamente". Lo studio ha inoltre stabilito che D. volans appartiene ai Percomorpha, sebbene con posizione incertae sedis.
Descrizione L’olotipo, MNHN.F.BOL65/BOL66, consiste in uno scheletro articolato incompleto privo della parte posteriore del corpo (la coda). L’unico esemplare riferito alla specie, MCSNV T.293/T.294, conserva una porzione minore dello scheletro postcranico rispetto all’olotipo, con una perdita maggiore dello scheletro assiale. La lunghezza della testa dell’olotipo è di 6,6 mm, mentre quella dell’esemplare riferito è leggermente inferiore, pari a 5,7 mm. Come altri fossili di pesci di Monte Bolca, entrambi gli esemplari sono fossili di compressione conservati come lastra e controparte.
Dibango è notevole per il suo insolito piano corporeo, con un corpo estremamente allungato, una regione addominale altamente ridotta (con sole 3 vertebre addominali, suggerendo una cavità addominale molto piccola) e le pinne dorsale, pelviche e anale ingrandite. Le pinne pelviche allungate sono collegate a un intestino esterno situato appena sotto la testa, simile all’exterilium di alcune larve di teleostei. Questa morfologia unica ricorda quella delle larve di pesci pelagici che vivono come ittioplancton, ma il grado di ossificazione dei fossili, con uno scheletro completamente ossificato, indica che si tratta di individui adulti (le larve infatti mostrano generalmente ossificazione incompleta); è quindi probabile che Dibango fosse un pesce altamente pedomorfico in cui gli adulti maturi conservavano un aspetto larvale.
La specie possiede minuscole spinule dermiche che ricoprono l’intero corpo, formando un’area particolarmente densa nella regione addominale; queste scaglie sono a forma di stella e portano una spina eretta. La pigmentazione è visibile nell’olotipo tramite osservazioni con luce ultravioletta.
Note
Categoria:Teleostei estinti