Family Sins (Peccati familiari) è un film drammatico poliziesco statunitense del 1987 con James Farentino nel ruolo di un padre il cui figlio problematico, Bryan, viene arrestato per omicidio colposo dopo l'annegamento del fratello minore viziato, Keith. Nel cast figurano anche Jill Eikenberry, Thomas Wilson Brown, Andrew Bednarski e Richard Venture in altri ruoli. Il film è stato distribuito dalla London Films e ha ricevuto recensioni contrastanti dalla critica. È stato pubblicato in DVD nei primi anni 2000.

Trama Gordon e Kate Williams sono una coppia californiana residente in periferia con due figli: Bryan e Keith. Keith è un ragazzo solare, amante dello sport ed estroverso, caratteristiche che gli valgono l'aperta ammirazione e il favoritismo del padre. Al contrario, Bryan è timido, introverso, studioso e con interessi da "nerd", aspetti che creano attrito con Gordon. Nonostante Bryan ammiri il genitore, fatica a manifestare i propri sentimenti e, non ricevendo affetto paterno, cerca conforto nel sostegno di un gentile insegnante di scienze. Quest'ultimo prende le sue difese quando Bryan si sloga una caviglia durante una partita di baseball, venendo deriso dagli altri giocatori, Keith incluso. Al ritorno a casa, frustrato per la sconfitta, Bryan scaglia rabbiosamente una palla contro Keith; questi non la afferra e lo accusa di averlo colpito intenzionalmente, provocando l'immediata punizione di Bryan. Keith, infine, rimprovera il fratello per la perdita della partita e lo schernisce per la sua incapacità di integrarsi nel nucleo familiare.

Bryan decide di portare a casa il coniglio della classe senza il permesso dei genitori e confida il segreto a Keith, nonostante i dubbi. Mentre Gordon e Kate sono a cena fuori, i fratelli giocano con l'animale, ma durante un temporale il coniglio scappa; nella ricerca frenetica, i due rompono accidentalmente una lampada decorativa. Al loro rientro, i genitori si infuriano per il disordine e, quando Gordon scopre il coniglio, Keith afferma che Bryan lo ha costretto al silenzio. Gordon ordina al figlio di restituire l'animale all'insegnante di scienze, un gesto che Bryan ritiene umiliante al punto da scappare di casa. Il ragazzo torna poco dopo, scoprendo che è stata allertata la polizia; Gordon, invece di consolarlo, lo aggredisce verbalmente, lo colpisce al volto e si offre provocatoriamente di fargli i bagagli per vivere in strada. Kate interviene per calmare il marito, il quale però non recede dall'ordine di sbarazzarsi del coniglio. Il giorno seguente, Gordon rientra dal lavoro e trova l'animale ucciso e sepolto in cortile. Kate, inorridita dal fatto che un giovane mite come Bryan abbia compiuto un simile gesto, suggerisce un supporto psicologico, mentre Gordon minimizza l'episodio interpretandolo come un deliberato atto di dispetto nei suoi confronti.

Nel tentativo di riunire la famiglia, Gordon e Kate affittano una casa sul lago, nonostante il terrore di Bryan per l'acqua dovuto a un pregresso rischio di annegamento. Mentre Gordon porta Keith in canoa, quest'ultimo schernisce il fratello per la sua incapacità di nuotare; Kate prova a rassicurare Bryan sull'affetto del padre, ma il ragazzo resta scettico, notando come tali sentimenti siano riservati solo a Keith. Rimasti soli mentre i genitori fanno la spesa, Keith continua a provocare Bryan sulla sua fobia, spingendolo a uscire in canoa. Keith lo segue e, dopo ulteriori insulti, accetta una scommessa di Bryan sulla propria resistenza nel nuoto, tuffandosi senza giubbotto di salvataggio. Keith si affatica presto e chiede aiuto, ma Bryan, convinto si tratti di uno scherzo e ignorando le reali capacità del fratello, lo deride senza aiutarlo a risalire. Al ritorno dei genitori, Bryan è a riva e la polizia è già sul posto: Keith è annegato. Gordon si dispera sul corpo del figlio e la polizia interroga Bryan, il quale crolla ammettendo di aver lasciato morire il fratello, venendo così condotto in un centro di detenzione minorile. Nonostante il parere dello psicologo, Gordon rifiuta la terapia familiare, infuriato con Bryan e preoccupato per il giudizio dei vicini causato dalle confidenze di Kate. Bryan, infine, viene posto agli arresti domiciliari in attesa di processo e tenta il suicidio per soffocamento in auto, venendo salvato dalla madre.

Viene stabilito che il ritorno definitivo di Bryan a casa sia vincolato alla partecipazione della famiglia a un percorso di supporto psicologico per elaborare la tragedia. Durante le sedute di terapia, Gordon confessa di aver favorito Keith, riconoscendo tale condotta e i propri maltrattamenti fisici e psicologici verso Bryan come forme di abuso. L'uomo rivela inoltre di aver avuto un'infanzia crudele e spiacevole, individuando in questo passato una possibile influenza negativa sul suo metodo educativo. Una volta ottenuto il permesso di tornare a casa, Bryan riceve le scuse formali di Gordon fuori dal tribunale per il modo in cui è stato trattato; nonostante l'imbarazzo della situazione, questo nuovo approccio del padre riesce a far sorridere il ragazzo.

Critica Family Sins ha ricevuto recensioni contrastanti, venendo spesso paragonato al dramma psicologico del 1980 Gente comune. Don Shirley del Los Angeles Times, in occasione della messa in onda del 1987 sulla CBS, ha dato un giudizio negativo, criticando la colonna sonora di Elizabeth Swados e la fotografia di Denis C. Lewiston per l'atmosfera gelida e spoglia. Shirley ha inoltre definito limitate le interpretazioni dirette da Jerrold Freedman, sostenendo che il confronto con questo film per la TV potrebbe rivalutare le critiche rivolte a Gente comune. Di parere diverso Steven H. Scheuer, che lo ha descritto come uno studio sobrio di una crisi familiare che richiama titoli come Il grande Santini e lo stesso Gente comune. Infine, nel libro del 2017 Recovering the Self: A Journal of Hope and Healing, Bernie Siegel e Holli Kenley lo hanno inserito tra i film consigliati, lodando la credibilità dei dialoghi e la rappresentazione realistica, seppur datata, delle dinamiche familiari violente.

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