La nattochinasi è un enzima estratto dal nattō un alimento giapponese ottenuto dalla fermentazione dei fagioli di soia (edamame) con il batterio Bacillus subtilis.
Storia Il nattō viene consumato in Giappone da circa 1000 anni. Si ottiene sottoponendo i fagioli di soia a un processo di fermentazione che ne altera significativamente la consistenza e il sapore. Durante questo processo, i batteri producono l'enzima nattochinasi, che digerisce i fagioli di soia. L'enzima fu scoperto e isolato dal ricercatore giapponese Hiroyuki Sumi nel 1987.
Descrizione L'enzima non è una chinasi, ma piuttosto una serin proteasi del gruppo della subtilisina con una forte attività fibrinolitica. Essa è composta da 362 amminoacidi.
A contatto con il sangue umano o con i coaguli di sangue agisce disattivando l'inibitore dell'attivatore del plasminogeno-1 (PAI-1).
Sebbene ci si potrebbe aspettare che venga digerita e inattivata nell'intestino umano come accade con altre proteine, alcuni ricercatori riferiscono che la nattochinasi rimane attiva quando assunta per via orale.
Sicurezza ed effetti collaterali L'efficacia clinica nell'uomo rimane oggetto di studio: mentre i dati preclinici sono promettenti, molte revisioni sottolineano la necessità di ulteriori trial randomizzati controllati di alta qualità per confermare i benefici sulla prevenzione cardiovascolare. Può aumentare il rischio di sanguinamento se associata ad anticoagulanti (es. warfarin, aspirina) o antiaggreganti.
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