In tutti i suoi romanzi, sia storici che di finzione, si dedica ampio spazio all'universo femminile e alle questioni di genere. Le sue opere sono state tradotte in dodici lingue.
Biografia Gli studi e la carriera accademica Figlia degli storici Petăr Mutafčiev e Nadežda Trifonova, Vera Mutafčieva si laureò in storia nel 1951 all'Università di Sofia. Iniziò a lavorare come assistente ricercatrice nel dipartimento di Orientalistica alla Biblioteca nazionale dei Santi Cirillo e Metodio, poi dal 1955 al 1968 si specializzò in storia ottomana all'Istituto storico dell'Accademia bulgara delle scienze. Conseguì il dottorato di ricerca con una tesi sulle tasse feudali dell'Impero ottomano nei secoli XV e XVI e divenne ricercatrice associata all'Istituto di Studi balcanici.
Dal 1978 al 1980 diresse il Centro per le lingue e le culture antiche presso la Commissione per la cultura, poi dal 1980 al 1982 diresse il Centro di ricerca bulgaro in Austria. Per dodici anni lavorò all'Istituto di letteratura dell'Accademia bulgara delle scienze (1979-1991), poi dal 1991 al 1992 lavorò al Centro per gli studi demografici. Parallelamente a queste attività, insegnò all'Istituto storico sino al 1992 e fino al 1993 fu vicesegretaria dell'Accademia bulgara delle scienze. Nel 1991 fu a capo dell'Agenzia dei bulgari all'estero.
Mutafčieva fece parte dell'Unione degli scrittori della Bulgaria e negli anni novanta contribuì a fondare un'alleanza di scrittori alternativa.
La carriera letteraria L'esordio letterario di Mutafčieva avvenne negli anni cinquanta, mentre studiava le relazioni agrarie nell'Impero ottomano ai tempi del medioevo. In questi anni lavorò al suo primo saggio I Klio e muza ("Anche Clio è una musa"), che uscì nel 1960. La moltitudine di documenti d'archivio a cui aveva accesso le permise di pubblicare il romanzo Letopis na smutnoto vreme ("Cronache dei tempi della turbolenza, 1965-1966"), che offriva un quadro sul periodo di anarchia in cui versava la Bulgaria ottomana a cavallo tra Ottocento e Novecento, un contesto in cui emersero dei ribelli chiamati kărdžalii. Lo stesso argomento venne affrontato in una successiva monografia dell'autrice, Kniga za Sofronij ("Libro su Sofronij", 1978).
In Letopis na smutnoto vreme Mutafčieva rifiuta la narrazione romantica e avventurosa di autori tradizionali come Paisij di Hilendar, Zacharij Stojanov e Ivan Vazov, ma tratta gli argomenti in una maniera più profonda e filosofica. Tra l'altro, Mutafčieva anticipa una tesi che sarebbe stata accettata dagli storici solo negli anni settanta: riteneva infatti che questo periodo di anarchia avesse comunque implicato delle conseguenze positive nella storia della Bulgaria successiva, specie in merito al risveglio della coscienza nazionale. In generale, il suo obiettivo era quello di formare in qualche modo un legame tra gli eventi storici e la contemporaneità. Nelle sue opere inseriva documenti storici provenienti dagli archivi turchi e trattava gli eventi come parte di un contesto più ampio a livello europeo, come ad esempio la rivoluzione francese, l'ascesa di Napoleone Bonaparte e gli intrighi diplomatici che portarono alla caduta dell'Impero ottomano.
Mutafčieva creava i suoi personaggi basandosi sulle autobiografie di svariati personaggi storici, come ad esempio il vescovo Sofronij Vračanski in Letopis na smutnoto vreme, ma anche Slučajat Džem ("L'affare Cem", 1967), Poslednite Šišmanovci ("L'ultimo degli Šišman", 1969), la dilogia Alkiviad (1975, 1976) e Az, Anna Komnina ("Io, Anna Comnena", 1991). Il suo secondo romanzo Slučajat Džem affronta le relazioni dell'Impero ottomano con le potenze europee nel XV secolo e vede come protagonista Şehzade Cem che, impossibilitato dal difendere il fratello Bayezid II da una congiura, trascorre tredici anni in esilio sull'isola di Rodi.
Il romanzo Poslednite Šišmanovci è incentrato sulla vita degli ultimi due zar della Bulgaria medievale, Ivan Šišman e Ivan Alessandro, prima che il paese cadesse sotto le mani degli Ottomani alla fine del XII secolo. L'opera raccolse recensioni contrastanti: venne indubbiamente apprezzata la profonda conoscenza storica di Mutafčieva, ma allo stesso tempo la si accusò di imparzialità sulla narrazione di Ivan Alessandro, dipinto in maniera troppo positiva a detta dei critici. L'opinione generale di Ivan Alessandro era quella di un sovrano ubriacone, irresponsabile e principale fautore della caduta del regno bulgaro. Tale immagine era alimentata soprattutto dall'opera teatrale Kum propast ("Oltre gli abissi", 1910) di Ivan Vazov. Mutafčieva invece fu la prima a tentare di riconsiderare l'opinione di questo sovrano, attribuendo le cause della caduta del regno a una responsabilità collettiva.
Il saggio Geroika segnò il passaggio dell'autrice dagli eventi storici ai fatti contemporanei. Qui analizzò i cambiamenti della società bulgara negli anni sessanta e abbozzò il personaggio femminile che sarebbe stato la protagonista del romanzo successivo, Belot na dve ruce ("Belot per due", 1973). Questo romanzo fu una delle sue opere più controverse e sperimentali: la protagonista è una donna moderna emancipata cresciuta in un contesto tradizionalista. La rivalutazione successiva di questa opera portò i critici a definirla "un'anatomia dell'amore". Il romanzo è strutturato in una sorta di monologo interiore e i due personaggi principali non hanno un nome. Vi sono anche alcuni elementi che ricordano la struttura delle fiabe ma che indirettamente fanno riferimento all'ideologia cristiana. Mutafčieva venne accusata di prediligere l'amore libero invece che quello coniugale e di mettere in contrasto uomo e donna sottintendendo che i maschi fossero inferiori in merito a qualità spirituali e morali. D'altro canto l'autrice riteneva che la figura femminile fosse ampiamente sottorappresentata nella letteratura bulgara.
In Az, Anna Komnina Mutafčieva cercò di offrire uno sguardo sul mondo bizantino visto dagli occhi di una figura femminile, Anna Comnena, in antitesi con la narrazione dominante prettamente maschilista. La dilogia Alkiviad si divide in Alkiviad Malki ("Alcibiade il Giovane") e Alkiviad Veliki ("Alcibiade il Grande") e mostra la predilezione dell'autrice per l'"alcibiadismo", ovvero il gioco manipolatorio e ingannevole che spesso ricorre nella storia. Alcibiade il Grande, ossessionato dalle manie di grandezza e di protagonismo, finisce per trasformarsi in un moderno Alcibiade il Giovane che trova difficoltà nel manipolare la società.
Nel 1985 uscì Bombite ("Le bombe"), romanzo autobiografico in cui Mutafčieva rivive le sue esperienze durante la seconda guerra mondiale, a cui seguì due anni più tardi Belijat svjat: Pute pisa ("Questo mondo"). L'autrice scrisse anche Predrečeno ot Pagane ("La profezia del pagano", 1980), opera da cui avrebbe preso spunto per la stesura della sceneggiatura di uno dei più grandi successi del cinema bulgaro, Anno Domini 681 (Han Asparuh) di Ljudmil Stajkov (1981).
La morte e il coinvolgimento nella polizia segreta Mutafčieva morì nel 2009 dopo una lunga malattia e le sue ceneri vennero disperse nel Mar Egeo.
Nel 2008 si scoprì che l'autrice operava per la polizia segreta bulgara con il nome in codice di "Atanas". Nel 1969 venne reclutata nella VI Direzione della Sicurezza di Stato, come emerso dopo che la Commissione per gli archivi aveva pubblicato i dati relativi alla verifica dell'affiliazione alle strutture della Sicurezza dello Stato e ai servizi segreti della Bălgarska Narodna Armija dei capi e dei vicecapi di commissioni e agenzie statali, nonché di funzionari di settori dell'amministrazione centrale e territoriale del potere esecutivo. Mutafčieva venne indagata in quanto fu presidente dell'Agenzia dei bulgari all'estero negli anni novanta.
Dalle indagini emerse che i servizi segreti bulgari erano soliti reclutare agenti tra gli archivi di Stato. Oltre a Mutafčieva, anche lo scrittore Georgi Danailov venne reclutato nella polizia segreta.
Premi e riconoscimenti Mutafčieva venne insignita del Premio dell'Unione degli scrittori della Bulgaria nel 1978, del Premio Herder nel 1980, dell'Ordine di Georgi Dimitrov nel 1981, del Premio della Città di Sofia nel 1986 e del Premio John Panitsa per il giornalismo nel 1995.
Opere Romanzi Letopis na smutnoto vreme (1965 – 1966) Slučajat Džem (1967) Poslednite Šišmanovci (1969) Procesăt 1873 (1972) Ricarjat (1970) Belot na dve răce (1973) Povest s dvojno dăno (1974) Kniga za Sofronij (1978) Alkiviad Malki (1975) Alkiviad Veliki (1976) Obraz nevăzmožen. Mladostta na Rakovski (1983) Predrečeno ot Pagane (1980) Bombite (1985) Săedinenieto pravi silata (1985) Az, Anna Komnina (1991)
Raccolte di saggi I Klio e muza (1969) Belija svjat (1987) Reakcii (1995) I strašno e, majko, i veselo (1997) Neka se sboguvame s XX vek (1998) Navikanite Balkani (2001) Zasega (2008)
Memorie Razgadavajki bašta si (1997) Semejna saga (2000) Bivalici, 3 volumi (2000, 2001, 2003) Ne/Bivalici (2005)
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni