La spedizione artica britannica del 1875-1876 si svolse tra il maggio 1875 e il novembre 1876. La spedizione fu organizzata dall'Ammiragliato britannico per esplorare le coste a settentrione della Groenlandia e verificare se le acque che circondavano il Polo Nord fossero aperte alla navigazione; per la spedizione furono impiegate due unità della Royal Navy, la corvetta e la nave da esplorazione , con un equipaggio totale di 120 uomini agli ordini del capitano George Nares.
Dopo aver risalito la baia di Baffin verso nord, la spedizione imboccò lo stretto di Nares e pose poi due campi base distinti lungo la costa settentrionale dell'isola canadese di Ellesmere, dove gli equipaggi trascorsero l'inverno tra il 1875 e il 1876. A partire dall'aprile 1876, i britannici organizzarono delle spedizioni su slitta per esplorare le coste settentrionali di Ellesmere e della Groenlandia e, soprattutto, per tentare di raggiungere il Polo Nord. Insufficientemente equipaggiati per procedere sul ghiaccio artico, ma soprattutto afflitti dallo scorbuto a causa della dieta insufficiente, i britannici dovettero ben presto abbandonare a spedizione entro la fine di giugno 1876; la squadra diretta verso il Polo Nord riuscì comunque raggiungere la latitudine di 83° 20' 26" N, il punto più a nord mai raggiunto da una spedizione artica fino a quel momento.
Al rientro in patria la spedizione fu oggetto di forti critiche da parte della stampa britannica, in particolare perché quattro uomini erano morti e circa metà degli equipaggi si era ammalata di scorbuto; l'Ammiragliato britannico abbandonò quindi l'idea di simili spedizioni per il futuro.
Storia La preparazione
Dopo il disastro della spedizione perduta di Franklin del 1845-1848, quando due navi della Royal Navy inviate a ricercare una rotta attraverso il "passaggio a nord-ovest" erano completamente scomparse nei ghiacci dell'Artide con la morte dei 129 membri dei loro equipaggi, le autorità del Regno Unito posero il veto ad altre spedizioni simili per i successivi venticinque anni. L'interesse verso le esplorazioni geografiche nella regione dell'Artide non scomparve tuttavia del tutto negli ambienti britannici, sia per quanto riguarda gli ambienti scientifici che presso i ranghi del corpo ufficiali della Royal Navy, in particolare perché il successo di simili spedizioni rappresentava un ottimo modo per garantirsi promozioni di grado in tempo di pace. Il clima politico iniziò a mostrarsi più favorevole verso nuove esplorazioni artiche nel 1874, e le pressioni portate avanti da due veterani delle passate spedizioni (il geografo Clements Markham, all'epoca segretario della Royal Geographical Society, e il contrammiraglio della Royal Navy Sherard Osborn, già esploratore polare) riuscirono infine a spingere il governo di Londra a finanziare una nuova impresa.
Ufficialmente organizzata del "Comitato artico" dell'Ammiragliato, la nuova "spedizione artica britannica" (in inglese British Arctic Expedition, BAE) aveva come obiettivo ufficiale, oltre ad aumentare le conoscenze geografiche e scientifiche sulla regione dell'Artide, quello di dimostrare empiricamente la validità della teoria del "mare polare aperto", all'epoca piuttosto diffusa: secondo questa teoria, la banchisa si formava solo in prossimità delle coste delle isole artiche e, conseguentemente, il mare intorno al Polo Nord doveva risultare completamente sgombro dai ghiacci e perfettamente navigabile dalle imbarcazioni. Presso l'opinione pubblica, comunque, lo scopo ovvio della spedizione era quello di raggiungere il Polo Nord stesso, un obiettivo fino ad allora non ancora conseguito dagli esploratori dell'Artide.
Per comandare la spedizione fu scelto il capitano George Nares, un esperto ufficiale della Royal Navy che aveva già preso parte ad alcune spedizioni nell'Artico sotto il comando dello scomparso John Franklin; Nares stesso fu richiamato dalla spedizione Challenger in corso in quel momento (una spedizione oceanografica nei mari del sud) espressamente per prendere il comando della BAE. Nares aveva una mentalità scientifica, ma accettò il comando della spedizione non tanto per amore dell'esplorazione quanto perché convinto che l'incarico avrebbe giovato all'avanzamento della sua carriera in Marina.
Alcune recenti spedizioni artiche organizzate da esploratori statunitensi avevano dimostrato la validità di un approccio basato su squadre di piccole dimensioni, che impiegavano tecniche di viaggio e di sopravvivenza apprese dalle locali popolazioni Inuit; per organizzare la BAE venne deciso invece un approccio diametralmente opposto e più simile alle passate missioni di esplorazione organizzate dai britannici. Per il viaggio furono selezionate due unità della Royal Navy dotate di scafi rinforzati per la navigazione in acque artiche, la pirocorvetta e la più grossa nave da esplorazione , ciascuna dotata di un equipaggio di 60 tra ufficiali, sottufficiali e marinai. Furono imbarcate delle slitte per condurre delle esplorazioni sopra il ghiaccio ma, pur acquistando in Groenlandia 55 cani da slitta, gli ufficiali britannici si dimostrarono scettici circa il loro impiego come animali da traino, e rimasero convinti che il modo migliore per muovere le slitte sul ghiaccio fosse quello di farle trainare dagli uomini. Le racchette da neve si erano dimostrate raramente necessarie durante le spedizioni esplorative britanniche sulle nevi battute dal vento dell'Artico centrale in Canada, quindi solo due degli uomini di Nares portarono a bordo simili strumenti (accolti del resto dalle ironie dell'equipaggio); l'uso degli sci non venne nemmeno preso in considerazione. Non venne considerato fattibile il procurarsi cibo fresco dalla fauna locale, quindi furono imbarcate grosse scorte di cibo conservato; per il riparo degli uomini a terra vennero scelte delle tende invece di ricorre alle tecniche inuit di costruzione di ripari di ghiaccio.
La partenza e il primo inverno
Le due navi salparono da Portsmouth il 29 maggio 1875, con Nares al comando diretto della Alert mentre la Discovery era agli ordini del capitano Henry Stephenson; una folla di persone si riunì per assistere alla partenza della spedizione. Dopo aver solcato l'oceano Atlantico settentrionale, le navi percorsero la costa occidentale della Groenlandia procedendo verso nord attraverso la baia di Baffin; sfruttando l'arretramento della banchisa nei mesi estivi, le navi imboccarono quindi il canale di Smith (già noto ai britannici fin dal 1616) per penetrare all'interno del braccio di mare che separava la costa settentrionale della Groenlandia dall'isola canadese di Ellesmere, braccio di mare che prese poi il nome di "stretto di Nares". Le due navi quindi si separarono: la Discovery raggiunse le acque della baia di Lady Franklin, sulla costa settentrionale di Ellesmere, e gettò l'ancora infine in una baia secondaria ribattezzata "Discovery Harbour"; qui l'equipaggio stabilì una base a terra, in un sito divenuto poi noto come Fort Conger e impiegato anche da successive spedizioni artiche. La Alert proseguì invece di altri 100 chilometri verso nord risalendo la costa della Terra di Grant (la porzione settentrionale dell'isola di Ellesmere, e punto più a nord di tutto il Canada), fino allo sbocco dello stretto di Nares nelle acque del Mare di Lincoln. Qui infine Nares dovette fermarsi a causa del ghiaccio e gettare l'ancora, il 31 agosto, in una piccola baia ribattezzata "Floeberg Beach", nei pressi di capo Sheridan sulla costa nord di Ellesmere; quello raggiunto dalla Alert, alla latitudine di 82° 27' N fu il punto più a nord mai toccato da una imbarcazione fino a quel momento.
Gli equipaggi britannici si sistemarono quindi per trascorrere l'inverno, mentre l'aumento dei ghiacci finiva con l'intrappolare le due imbarcazioni; i britannici stabilirono dei campi base, e allestirono anche una pista di pattinaggio e un teatro. Il sito di Discovery Harbour si dimostrò più accogliente e riparato rispetto a quello di Floeberg Beach, umido ed esposto ai venti; a Discovery Harbour fu inoltre trovato un deposito di carbone che fornì un'utile scorta di combustibile con cui superare l'inverno. Le condizioni osservate localmente convinsero ben presto Nares dell'infondatezza della "teoria del mare polare aperto" ma, ligio agli ordini ricevuti, il capitano decise comunque di portare avanti la spedizione: i britannici trascorsero quindi le ultime settimane dell'estate a organizzare dei depositi di rifornimenti in vista di spedizioni via slitta da mettersi in atto una volta trascorso l'inverno.
Le esplorazioni via terra
Le esplorazioni con le slitte iniziarono nel marzo 1876. Come prima cosa, l'equipaggio della Alert organizzò una prima spedizione per raggiungere via terra il campo base della Discovery, utilizzando i cani come animali da traino; questo primo tentativo fu tuttavia interrotto dopo poco quando Niels Christian Petersen, una guida danese e conducente dei cani, venne colto da crampi allo stomaco e sintomi da congelamento: Petersen morì poco dopo, prima vittima della spedizione. Un secondo tentativo ebbe successo, ma l'esperienza convinse Nares dell'inutilità dei cani come animali da traino e, per le successive spedizioni, si decise che le slitte sarebbero state trainate dagli uomini.
Il 2 aprile le principali spedizioni con le slitte partirono in contemporanea da Floeberg Beach. Il comandante Albert Hastings Markham e il tenente Alfred Parr partirono in direzione nord verso il Polo al comando di quindici uomini e due slitte; non avendo ancora del tutto escluso la possibilità di incontrare tratti di mare aperto, alla spedizione furono aggiunte anche due imbarcazioni. Contemporaneamente a questa partì anche la spedizione al comando del tenente Pelham Aldrich e del tenente George Giffard, che con otto uomini e due slitte doveva poi separarsi dall'altra squadra e dirigere verso ovest per esplorare la Terra di Grant a Ellesmere. Infine, dalla base di Discovery Harbour partì in un secondo momento la spedizione capitanata dal tenente Lewis Beaumont e dal dottor Richard Coppinger, diretta verso est attraverso le acque ghiacciate dello stretto di Nares per andare a esplorare la costa settentrionale della Groenlandia, dall'altro lato dello stretto.
Le spedizioni di Markham e Aldrich, che procedettero affiancate per le prime due settimane, incontrarono ben presto condizioni proibitive. Le slitte pesavano da sole 65 chilogrammi ma raggiungevano quasi la tonnellata quando a pieno carico, obbligando gli uomini al traino a sopportare grossi sforzi per farle avanzare attraverso il ghiaccio accidentato e la neve alta ammucchiata dal vento. L'assenza di racchette da neve e sci rese complicata la marcia degli uomini, mentre la presenza di neve alta e grandi cumuli di terra obbligò varie volte i britannici a fermarsi e mettere mano a pale e picconi per aprirsi una via di transito; a volte, la velocità di avanzamento delle spedizioni non andava oltre i due chilometri al giorno. Le tende si rivelarono un riparo inadeguato, visto che il vapore sprigionato quando si cucinava al loro interno finiva con il condensare e appiccicarsi alla sua superficie; una tenda del peso di 15 chilogrammi finì con il pesarne 25, un sacco a pelo del peso di 3,5 chilogrammi arrivò a pesarne otto.