I Parchi Archeologici di Paestum e Velia sono un istituto del Ministero della Cultura dotato di autonomia speciale, istituito ai sensi del decreto ministeriale n. 44 del 23 gennaio 2016 nell'ambito della cosiddetta «Riforma Franceschini» del sistema museale statale italiano.

Il parco ha competenza su due distinte aree archeologiche della provincia di Salerno: l'antica Poseidonia-Paestum, nella piana del Sele, e l'antica Elea, denominata Velia dai Romani, nel cuore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Entrambi i siti sono iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità dal 1998 come componenti del sito seriale «Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata» – poi esteso alla Magna Graecia – nell'ambito del più ampio riconoscimento dell'UNESCO alle aree della Magna Grecia campana.

L'istituzione e l'autonomia speciale Prima della riforma del 2014-2016, i siti di Paestum e Velia erano gestiti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Il decreto-legge n. 83 del 31 maggio 2014, convertito in legge il 29 luglio 2014, introdusse per i principali musei e parchi italiani la possibilità di ottenere autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile. Il decreto ministeriale del 23 dicembre 2014 incluse Paestum nel primo gruppo di trenta istituti autonomi; il successivo decreto n. 44 del 23 gennaio 2016 rese operativa l'unione dei due parchi sotto un'unica direzione.

L'autonomia speciale ha consentito al parco di dotarsi di un proprio statuto, di un consiglio di amministrazione, di un comitato scientifico e di un collegio dei revisori dei conti, potendo inoltre gestire autonomamente i proventi dalla biglietteria e da attività commerciali.

I direttori Il primo direttore del parco autonomo fu Gabriel Zuchtriegel, nominato nel 2015 all'esito di una selezione internazionale promossa dal ministro Dario Franceschini. Sotto la sua guida il parco conobbe una stagione di forte innovazione nella comunicazione e nelle iniziative culturali, raggiungendo nel 2019 un record di oltre visitatori. Nel 2021 Zuchtriegel fu chiamato a dirigere il Parco Archeologico di Pompei. Alla sua successione fu designata Tiziana D'Angelo, archeologa milanese, classe 1983, formatasi tra il Collegio Ghislieri di Pavia, l'Università di Oxford e l'Università di Harvard, dove aveva conseguito nel 2013 il dottorato in Archeologia Classica con una tesi sulle tombe dipinte dell'Italia meridionale. In precedenza D'Angelo aveva collaborato con il Metropolitan Museum of Art di New York e con l'Università di Nottingham.

Il Parco Archeologico di Paestum

Storia della città Le tracce più antiche di frequentazione umana nella piana del Sele risalgono al Paleolitico, mentre consistenti attestazioni dell'età del Rame sono associate alla cosiddetta Cultura del Gaudo (circa 3.500-2.500 a.C.), documentata soprattutto da sepolture rinvenute nei pressi del sito.

Intorno al 600 a.C. un gruppo di coloni provenienti dalla ricca città di Sibari, in Calabria, fondò sulle rive del golfo di Salerno una nuova città dedicata a Poseidone, chiamandola Poseidonia. La fondazione fu probabilmente preceduta dall'impianto di una stazione commerciale nei pressi della foce del fiume Sele, dove fu subito eretto un grande santuario dedicato ad Era. I Sibariti erano attratti dalla fertilità della piana e dalla possibilità di intrattenere rapporti commerciali con gli Etruschi di Pontecagnano a nord e con le popolazioni indigene appenniniche a est.

Verso il 400 a.C. la città passò sotto il controllo dei Lucani, popolazioni di origine sannita che avanzavano dalla montagna verso la costa. I conquistatori rinominarono la città Paistom in osco; la transizione di potere avvenne probabilmente in modo graduale, senza traumatici episodi bellici, come suggerisce la sostanziale continuità della vita urbana documentata dai reperti. Il periodo lucano fu anzi di grande prosperità: le tombe affrescate, i ricchi corredi funerari e la produzione ceramica locale attestano una città vitale e economicamente florida.

Nel 273 a.C. Roma istituì nella piana una colonia latina di veterani, latinizzando il nome in Paestum. La città mantenne il suo impianto monumentale greco e si dotò di nuove strutture tipicamente romane – foro, tempio capitolino, anfiteatro, terme – che convissero per secoli con i templi greci. A partire dal III secolo d.C. Paestum conobbe un progressivo declino, accelerato dall'impaludamento della pianura. Nel IX secolo d.C. la città fu abbandonata definitivamente, e la fitta vegetazione che invase i monumenti ne garantì paradossalmente la conservazione fino alla riscoperta settecentesca.

La riscoperta e il Grand Tour Paestum rimase ignota ai più per quasi mille anni. La riscoperta avvenne alla metà del XVIII secolo, quando la costruzione della strada per Reggio Calabria aprì la pianura ai viaggiatori. La notizia dei tre templi dorici si diffuse rapidamente nell'Europa colta, trasformando Paestum in una tappa obbligatoria del Grand Tour. Tra i visitatori celebri si contano Giovanni Battista Piranesi, che ne incise le vedute, e Johann Wolfgang von Goethe, che ne lasciò una commossa descrizione nel Viaggio in Italia. L'aspetto «arcaico» dei templi – con le colonne tozze e la trabeazione pesante, così lontane dal canone «classico» allora dominante – affascinò e disorientò allo stesso tempo gli intellettuali europei, contribuendo a ridefinire i confini della storiografia dell'arte antica.

L'area archeologica L'area si estende per oltre 120 ettari ed è interamente circondata dalla cinta muraria, tra le meglio conservate del mondo antico, con un perimetro di quasi 5 chilometri. I tre templi dorici, eretti tra il VI e il V secolo a.C., sono le strutture più note:

il Tempio di Era I (detto «Basilica»), il più antico, risalente alla metà del VI secolo a.C., con diciotto colonne sul lato lungo; il Tempio di Era II (detto «Tempio di Nettuno»), il più grande e meglio conservato, datato al 460 a.C. circa, con sei colonne per facciata e quattordici sui lati lunghi; il Tempio di Atena (detto «Tempio di Cerere»), datato alla fine del VI secolo a.C., di dimensioni minori e con tracce di riuso cristiano nelle absidi.

Al centro dell'area si trovano i resti del foro romano, con il tempio capitolino, l'anfiteatro e il comizio. Nell'area meridionale sono visibili i quartieri residenziali e le terme.

Il santuario extraurbano di Hera Argiva, a circa dal sito principale presso la foce del Sele, è accessibile attraverso il Museo Narrante di Hera Argiva, inaugurato negli anni Duemila come struttura espositiva dedicata alle metope templari rinvenute durante gli scavi del secolo scorso.

Il Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, aperto nel 1952 nel cuore dell'area, è parte integrante del parco e ne custodisce i reperti più preziosi. Il percorso espositivo, completamente rinnovato nell'ottobre 2023, copre l'intera storia del sito dal Paleolitico all'età moderna. Le collezioni comprendono la straordinaria serie di metope in pietra calcarea del Santuario di Hera al Sele, raffiguranti scene del ciclo epico greco, datate al VI secolo a.C. e tra le sculture greche arcaiche più importanti mai rinvenute in Occidente. Il pezzo più celebre è la tomba del tuffatore, una sepoltura lucana del V secolo a.C. le cui lastre dipinte costituiscono l'unico esempio di pittura parietale greca figurativa giunta completa fino a noi. Le lastre, rinvenute nel 1968 dall'archeologo Mario Napoli, raffigurano un giovane che si tuffa da un alto trampolino verso una distesa d'acqua: l'immagine è universalmente interpretata come allegoria del passaggio dalla vita alla morte.

Il Parco Archeologico di Velia

Storia della città

La città di Elea, chiamata Velia dai Romani, fu fondata tra il 540 e il 535 a.C. da un gruppo di profughi provenienti dalla città ionica di Focea, nell'odierna Turchia. Nel 545 a.C. i Persiani di Ciro il Grande avevano invaso il territorio foceo, costringendo buona parte della popolazione a imbarcarsi verso occidente. Dopo una serie di peregrinazioni – durante le quali i Focei combatterono la Battaglia di Alalia contro una coalizione di Etruschi e Cartaginesi – un gruppo di esuli, su suggerimento di un ambasciatore di Poseidonia, si insediò su un promontorio acquistato dagli Enotri, tra Punta Licosa e Capo Palinuro. La città fu inizialmente chiamata Hyele, dal nome di una sorgente locale, prima di evolversi nella forma greca Elea e in quella latina Velia.

Nei decenni successivi alla fondazione Elea divenne un fiorente centro commerciale grazie alla posizione strategica e all'abilità mercantile dei suoi abitanti. La prosperità economica si accompagnò a una straordinaria fioritura intellettuale: nel V secolo a.C. vi operarono Parmenide e il suo allievo Zenone, fondatori della Scuola eleatica, corrente filosofica presocratica che elaborò per la prima volta i fondamenti della logica occidentale e la nozione di essere come uno, immutabile e indivisibile. La loro influenza si protrasse per secoli: Platone dedicò a Parmenide uno dei suoi dialoghi più complessi, e Albert Einstein riconobbe nel paradosso di Achille e la tartaruga di Zenone un antecedente della teoria della relatività.

Nel IV secolo a.C. Elea resistette alle pressioni espansionistiche dei Lucani, stringendo alleanze con le città greche vicine. I rapporti con Roma furono ottimi: la città fornì navi per le guerre puniche e inviò giovani aristocratiche come sacerdotesse del culto di Demetra (Cerere). Divenne municipio romano nel I secolo a.C., mantenendo tuttavia una propria autonomia linguistica e monetale. A partire dal III secolo d.C. la città entrò in una progressiva decadenza, probabilmente causata dall'insabbiamento dei porti. In epoca medievale, intorno all'XI secolo d.C., sull'acropoli fu eretta una cittadella fortificata che sopravvisse fino alla metà del XVII secolo.

Gli scavi sistematici furono avviati nel 1921 dall'archeologo Amedeo Maiuri e proseguono tuttora con campagne annuali.

L'area archeologica Il sito si estende sui fianchi e sulla sommità di un promontorio all'interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. I principali monumenti visitabili sono:

la Porta Rosa, arco costruito in grandi blocchi di arenaria nel IV secolo a.C., uno dei più antichi esempi di arco a tutto sesto dell'architettura occidentale e il monumento più celebre del sito; l'Agorà con i suoi portici e le strutture pubbliche; le Terme Ellenistiche e le Terme Romane; l'Acropoli con i resti del tempio e la torre medievale; il Quartiere Meridionale e il Quartiere Arcaico; l'Area Portuale con i resti dei moli antichi; la Porta Marina, accesso al sito dal lato del mare.

Le aree di competenza del Parco Oltre alle due aree principali, il Parco ha competenza su:

il Museo Narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, dedicato alle sculture del santuario extraurbano di Paestum; l'area dell'ex stabilimento Cirio, adiacente all'area archeologica di Paestum; le mura di cinta e le altre aree archeologiche minori del territorio pestano; le aree di rispetto del sito di Velia all'interno del Parco Nazionale del Cilento.

Il sito UNESCO I Parchi Archeologici di Paestum e Velia sono iscritti nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1998, nell'ambito del sito seriale «Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti Archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula», riconosciuto per il suo eccezionale valore universale quale paesaggio culturale che testimonia lo sviluppo di tre grandi civiltà – greca, lucana e romana – nel corso di quasi mille anni.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico