Il sussidio patriottico sulle finestre fu una tassa sulle finestre (in ligure a tàscia in scê fìnestre oppure a tàscia di barcùin) introdotta dalla Repubblica Ligure nel 1798, che prevedeva il pagamento di somme crescenti di denaro al variare del numero di finestre che uno possedeva.
Storia Nel 1797, sotto l'influenza e la pressione della campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte, la secolare e aristocratica Repubblica di Genova era caduta per fare spazio alla Repubblica Ligure, "repubblica sorella" della Prima Repubblica francese.
Le casse del nuovo governo erano gravate dai debiti e dalle richieste finanziarie del governo francese; per risanare il bilancio, il 24 frimaio anno VII del calendario rivoluzionario francese (tra la fine del 1798 e l'inizio del 1799) il governo emanò una legge per tassare la ricchezza immobiliare. Poiché calcolare l'esatto valore dei palazzi era complesso, si scelse una "tassa sulla luce e sull'aria", che consisteva nel contare le finestre: più finestre aveva un edificio, più questo era lussuoso, ovvero più il suo proprietario era ricco.
Le case più modeste, che possedevano fino a 5 finestre, non pagavano nulla, mentre a partire dalla sesta finestra in poi si applicavano delle aliquote progressive al proprietario, che doveva pagare una somma calcolata sul numero totale di varchi e persiane: la tassa colpì dunque principalmente i nobili e l'alta borghesia che risiedevano in fastosi palazzi e ville dei centri storici o delle riviere.
Reazione
I genovesi si rifiutarono di accettare passivamente questa spesa: per eludere la tassa, gran parte dei cittadini scelse di murare le finestre in eccesso con pietre e calce, in modo da rientrare nella fascia d'esenzione o pagare cifre minime.
Poiché chiudere le aperture delle facciate rovinava l'estetica, la simmetria e l'armonia visiva dei palazzi, i proprietari ingaggiarono dei pittori che dipingessero delle finestre finte sui muri appena chiusi, utilizzando la tecnica prospettica del trompe-l'œil.
Tali affreschi, che tuttora è possibile ammirare a migliaia, riproducevano le classiche persiane alla genovese, sia aperte che mezze chiuse, ed altri elementi decorativi: vetri con riflessi del sole, drappi, tendine, davanzali con vasi di fiori e persino animali domestici o fanciulle affacciate a guardare la strada.
In linguistica I serramenti esterni delle finestre vengono oggi chiamati comunemente "imposte". Sebbene l'etimologia architettonica originaria derivi in realtà dal verbo latino impōnere (in quanto elemento "posto" davanti all'apertura della finestra per proteggerla o chiuderla), nella tradizione e nell'aneddotica ligure il termine avrebbe acquisito un doppio significato proprio a fine Settecento, dato che la finestra era letteralmente il luogo "su cui gravavano le imposte" dello Stato.
Note
Voci correlate Crêuza Centro storico di Genova Persiane alla genovese Tassa sulle finestre
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