Il Minor Consiglio (in ligure Consegieto) era uno dei principali organi collegiali della Repubblica di Genova istituito con la riforma costituzionale del 1528 promossa da Andrea Doria e soppresso con l'avvento della Repubblica Ligure nel 1797. Composto da cento membri estratti annualmente dall'assemblea più ampia del Maggior Consiglio svolgeva le funzioni deliberative su questioni gravi dello Stato, fungendo da "raccordo" operativo tra l'assemblea plenaria dei quattrocento nobili e il potere esecutivo incarnato dal doge e dal Senato.

Origini e riforma doriana La struttura istituzionale della Repubblica di Genova aveva conosciuto nel corso del Medioevo numerose trasformazioni alternando governi popolari e signorie straniere a brevi stagioni di autonomia oligarchica assoluta. La definitiva stabilizzazione avvenne nell'autunno del 1528 quando l'ammiraglio Andrea Doria dopo aver ricacciato le truppe di Francesco I di Francia con il sostegno diplomatico e militare dell'imperatore Carlo V incaricò dodici riformatori di ridisegnare l'intera architettura del governo cittadino.Federico Donaver, Storia di Genova, Tolozzi, Genova 1965, pp. 154-158. I presupposti di questa riforma sono da ritrovarsi soprattutto nella riorganizzazione del sistema degli alberghi (cioè le associazioni patrilineari di famiglie cittadine il cui numero fu portato da ventitré a ventotto mediante l'aggiunta di cinque casate di origine popolare, Giustiniani, Promontorio, Sauli, Defranchi e Fornari riunite nell'albergo di San Pietro in Banchi e per questo designate come nobiltà nuova, in contrapposizione alle ventitré casate della nobiltà vecchia che si raccoglievano intorno alla chiesa di San Luca). I nomi degli appartenenti a questi ventotto alberghi erano iscritti nel Liber Nobilitatis Genuensis, il registro ufficiale della nobiltà e da tal lista si attingeva l'intera classe dirigente della Repubblica. , su giustiniani.info. URL consultato il 15 maggio 2013.

Dal novero degli iscritti al libro della nobiltà erano estratti a sorte quattrocento membri destinati a formare il Maggior Consiglio il quale si riuniva nella sala principale del Palazzo Ducale. A loro volta tra questi quattrocento erano nuovamente estratti a sorte i cento rappresentanti del Minor Consiglio, il cui mandato come quello dei colleghi del Maggior Consiglio, aveva durata annuale. Il Minor Consiglio era talvolta denominato Consiglietto e il palazzo pubblico disponeva per le sue adunanze di due sale distinte: una esposta a nord, detta «consiglietto d'estate» utilizzata nei mesi più caldi e una esposta a sud detta «consiglietto d'inverno» che beneficiava di una temperatura più favorevole e mite nel semestre freddo. , su donmilanicolombo.com. URL consultato il 15 maggio 2013.

Funzioni e collocazione nel sistema costituzionale Il Minor Consiglio occupava una posizione intermedia nell'articolata gerarchia delle istituzioni genovesi. Spettava ad esso la trattazione delle cosiddette «materie gravi di Stato» un ambito deliberativo che comprendeva le questioni di politica estera ma anche le decisioni riguardanti i possedimenti d'oltremare della Repubblica e gli affari di sicurezza interna che richiedevano una decisione più celere e senza il dovere di convocare l'intera assemblea plenaria dei quattrocento. Un esempio fra le manifestazioni più significative di queste competenze è sicuramente la delibera del 1768 con cui il Minor Consiglio sancì la cessione definitiva della Corsica alla Francia.

Il Minor Consiglio svolgeva inoltre funzioni preparatorie e operative rispetto all'assemblea plenaria istruendo le pratiche prima della loro sottoposizione al Maggior Consiglio e garantendo una continuità amministrativa che il più numeroso consesso non avrebbe potuto assicurare da solo. Il potere esecutivo vero e proprio era però detenuto dal doge in carica per due anni, affiancato da un consiglio di otto senatori con funzioni legislative e da un secondo consiglio di otto procuratori con competenze finanziarie. L'insieme di queste magistrature era sorvegliato dal Magistrato dei Supremi Sindacatori, deputato a verificare che il doge i consiglieri e gli altri ufficiali della Repubblica operassero nel rispetto delle leggi vigenti. La selezione del nuovo doge avveniva attraverso un complesso meccanismo di nomine e di estrazioni a sorte per mezzo di bussolotti, al termine del quale i membri del Maggior Consiglio sceglievano per votazione il candidato tra una rosa ristretta di nomi.Agostino Olivieri, Monete e medaglie degli Spinola, 1860, pp. 204-208.

Riforme del 1547 e del 1576 Il sistema elaborato nel 1528 fu sottoposto a due significative revisioni nel corso del Cinquecento: la prima seguitante alla congiura dei Fieschi del 1547 quando Andrea Doria promulgò la cosiddetta riforma del Garibetto (denominata in tal modo poiché apportava modifiche con «garbo»). Essa limitò il peso politico della nobiltà nuova di origine popolare a vantaggio delle casate aristocratiche più antiche: in base alle nuove norme, trecento dei quattrocento membri del Maggior Consiglio continuavano a essere estratti a sorte dall'albo della nobiltà mentre i restanti cento erano eletti per votazione e tutti e cento i membri del Minor Consiglio dovevano necessariamente essere scelti per votazione tra coloro che erano già stati eletti nel Maggior Consiglio.

Una seconda e più organica riforma fu introdotta nel 1576 con le cosiddette leggi di Casale o leges novae. In quell'anno fu abolita la distinzione tra nobiltà vecchia e nobiltà nuova confluendo in un unico ordine nobiliare che riuniva tutte le casate iscritte al libro senza più alcuna differenziazione di origine. Sul piano procedurale le leges novae stabilirono che i componenti di entrambi i Consigli dovessero essere designati da una commissione di trenta persone eletta dal Minor Consiglio uscente, mentre gli otto senatori e gli otto procuratori dovevano essere estratti a sorte da una lista di centoventi nominativi. Questo assetto rimase sostanzialmente invariato con minime modifiche fino alla dissoluzione della Repubblica, nel 1797.

La sede: le sale del Palazzo Ducale Le adunanze del Minor Consiglio si tenevano nel Palazzo Ducale di piazza Matteotti, edificio che era stato oggetto di una radicale ristrutturazione affidata nel 1591 all'architetto Andrea Ceresola detto il Vannone incaricato di unificare e trasformare l'eterogeneo complesso di edifici medievali in una fortezza-palazzo in stile manieristico adeguata al rango della Repubblica. Le due sale del Consiglietto quella estiva e quella invernale vennero successivamente rifatte in seguito all'incendio del 3 novembre 1777 che devastò gran parte del palazzo pubblico. La ricostruzione fu affidata all'architetto ticinese Simone Cantoni che rinnovò entrambi gli ambienti secondo un programma decorativo neoclassico in sostituzione delle decorazioni cinquecentesche del Vannone. L'apparato pittorico della sala del Minor Consiglio fu commissionato al pittore e scrittore d'arte Carlo Giuseppe Ratti allora direttore della scuola di pittura dell'Accademia Linguistica di Belle Arti, tra i massimi esponenti del primo neoclassicismo in Liguria che compose sulle pareti due grandi scene celebrative: lo Sbarco di Colombo nelle Indie sull'ingresso principale e L'arrivo a Genova delle Ceneri del Battista sulla parete opposta. A Carlo Barabino fu invece affidata la realizzazione della balaustra circolare in marmo, la cosiddetta Esedra, che delimitava lo spazio riservato al doge.

Declino e soppressione

La crisi finale del sistema dei Consigli si consumò in concomitanza con l'avanzata di Napoleone Bonaparte in Italia settentrionale. I circoli giacobini genovesi in collegamento con gli agenti francesi, minarono progressivamente l'autorità dell'oligarchia nobiliare, incapace di rispondere alle sfide dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese. Nel 1797 la proclamazione della Repubblica Ligure pose fine a oltre due secoli di governo aristocratico sciogliendo tanto il Minor quanto il Maggior Consiglio e con essi l'intera struttura istituzionale fondata dalla riforma doriana del 1528.

Note

Bibliografia

Federico Donaver, Storia di Genova, Tolozzi, Genova 1965. Agostino Olivieri, Monete e medaglie degli Spinola, Genova 1860. Vito Vitale, Breviario della storia di Genova, Società Ligure di Storia Patria, Genova 1955. Rodolfo Savelli, La Repubblica oligarchica: legislazione, istituzioni e ceti a Genova nel Cinquecento, Giuffrè, Milano 1981.

Voci correlate

Repubblica di Genova Maggior Consiglio (Repubblica di Genova) Andrea Doria Doge della Repubblica di Genova Palazzo Ducale (Genova) Congiura dei Fieschi Repubblica Ligure Albergo dei nobili

Collegamenti esterni

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