Fu una delle figure più influenti della letteratura ucraina nella prima metà del XX secolo, legato in particolare ai movimenti nazionalisti e alla corrente del patriottismo. È noto principalmente per aver composto nel 1929 il testo del brano La Marcia della Nuova Armata (all'epoca nota come Zrodylesja my velykoji hodyny), adottato storicamente come inno dall'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e attualmente, inno delle Forze armate dell'Ucraina. A causa delle vicende belliche e politiche legate alla seconda guerra mondiale e alla guerra fredda, visse la seconda parte della sua vita in esilio negli Stati Uniti d'America, dove proseguì l'attività letteraria e di critica all'interno della diaspora ucraina.

Biografia

Origini e partecipazione alla Grande guerra Nacque nel villaggio di Serednya, distretto di Kalush, in una ricca famiglia contadina con molti figli. Si diplomò in una scuola cattolica, per poi continuare gli studi presso la scuola quadriennale di Voynylivka e poi presso il ginnasio di Stryi. Ricevette la sua istruzione secondaria a Kalush, Chortkiv e Lviv.

Nel 1914, si arruolò volontariamente per la Legione Volontaria, formazione nazionale ucraina all'interno dell'esercito Austro-ungarico. Nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale e gli imperi centrali tra cui l'Impero austro-ungarico entrarono in guerra contro gli Alleati. Molti volontari ucraini vi presero parte nella prospettiva dell’autodeterminazione nazionale ucraina.

Partecipò ai primi combattimenti sul fronte orientale contro le forze dell’Impero russo. Durante i duri combattimenti in montagna, venne ferito due volte, ma sopravvisse e continuò a servire il suo reparto. Successivamente, a causa delle preoccupazioni delle autorità militari austriache riguardo alla coesione nazionale e politica dei reparti interamente ucraini, molti effettivi della Legione vennero ridistribuiti all'interno di regolari unità di fanteria della monarchia asburgica. Babij fu così assegnato in forza al 9º Reggimento di fanteria dell'esercito austro-ungarico.

Nel 1917, entrò in guerra anche sul fronte italiano, ma nel corso del tempo incontrò una grave forma di polmonite. A causa delle condizioni di salute, venne rimpatriato in Ucraina.

Attività militare e letteraria nel dopoguerra Il 1º novembre 1918, a seguito del collasso dell'Impero austro-ungarico, venne proclamata la Repubblica Popolare dell'Ucraina Occidentale (ZUNR). Babij prese immediatamente parte alla mobilitazione delle forze armate nazionali, confluendo nell'Esercito Galiziano Ucraino, l'esercito regolare della neonata repubblica. Inizialmente, operò come vice-comandante militare nella città di Stryj, occupandosi del reclutamento. Successivamente, venne fece parte del Battaglione di Kaluš (Kalušs'kyj kurin'''), composto in gran parte da veterani ed ex commilitoni dei Fucilieri della Sich. Con questo reparto partecipò attivamente alla guerra polacco-ucraina (1918-1919) per il controllo della Galizia. In seguito alla controffensiva delle truppe polacche guidate dal generale Józef Haller, l'esercito fu costretto a ripiegare oltre il fiume Zbruč, abbandonando il territorio galiziano nel luglio del 1919.

Con la guerra sovietico-ucraina, Babij venne catturato dalle forze polacche, fu disarmato e condotto in un campo di internamento per prigionieri di guerra a Kalisz, in Polonia. Questa prigionia militare terminò nel 1921, anno in cui ottenne il rilascio e poté fare ritorno a Leopoli, decidendo di abbandonare definitivamente la militanza in armi per dedicarsi alla scrittura. Babij pubblicò a Leopoli la sua prima raccolta poetica, intitolata Nenavyst' i liubof, seguita nello stesso anno dalla raccolta di prose brevi Shukaiu liudyny. Insieme a intellettuali e commilitoni come Roman Kupčyns'kyj, Vasyl' Bobyns'kyj e Jurij Škrumeljak, Babij contribuì a definire l'estetica del rinascimento ucraino del primo dopoguerra, pubblicando nelle edizioni della rivista le sue successive sillogi poetiche del 1923: Poeziï, Pramaty e Pid shum Pruta. In questa fase, la sua cifra stilistica subì un'evoluzione, distanziandosi dal simbolismo puro per abbracciare tematiche di stampo patriottico, neoromantico e nazionalista.

A causa delle pressioni da parte delle autorità polacche nei confronti dei nazionalisti ucraini, nel 1924 si trasferì a Praga, in Cecoslovacchia, uno dei principali centri culturali della diaspora ucraina dell'epoca. A Praga si iscrisse all'Istituto Superiore Pedagogico Ucraino Mychajlo Drahomanov (Ukrains'kyj vysokyj pedagogičnyj instytut im. M. Drahomanova), dove avviò i propri studi avanzati in filologia e scienze letterarie. Parallelamente all'attività accademica, Babij mantenne un forte impegno pubblicistico e politico all'interno delle organizzazioni giovanili nazionaliste in esilio. Tra il 1926 e il 1928 assunse l'incarico di caporedattore della rivista Nacional'na dumka, l'organo di stampa ufficiale pubblicato a Praga dal "Gruppo della Gioventù Nazionale Ucraina".

Nel 1927 pubblicò una delle sue opere di maggior rilievo storiografico e letterario: il poema epico Hutsul's'kyi kurin' ("Il battaglione Hutsul"). L'opera, ispirata direttamente alle sue memorie belliche del 1918-1920 con il Battaglione di Kaluš, consolidò la sua reputazione di scrittore di riferimento per la pubblicistica patriottica ucraina. Il soggiorno cecoslovacco si concluse formalmente nel 1929 con il conseguimento del dottorato di ricerca in letteratura.

La militanza politica nell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini e l'arresto Nel 1929, Babij concluse il suo percorso accademico a Praga conseguendo il dottorato di ricerca in letteratura presso l'Istituto Superiore Pedagogico Ucraino "Mychajlo Drahomanov". Nello stesso anno, tra il 28 gennaio e il 3 febbraio, si trasferì a Vienna, in Austria, per prendere parte come delegato ufficiale al Primo Congresso dei Nazionalisti Ucraini. Questo evento storico sancì la fusione di diverse sigle patriottiche nella neonata Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), guidata da Jevhen Konovalec'. Babij si allineò alla dirigenza dell'organizzazione e, rientrato in Galizia, iniziò a collaborare attivamente con la rivista Rozbudova Naciï , l'organo ideologico ufficiale dell'OUN stampato a Praga. Sempre nel 1929, Babij compose la poesia lirica patriottica Zrodylys' my velykoji hodyny ("Siamo nati in un'ora grande"). Nel 1932, la poesia venne formalmente adottata dalla leadership dell'OUN come inno ufficiale dell'organizzazione, venendo successivamente musicata dal compositore Omelian Nyzhankivskyi.

A causa della sua nota attività giornalistica e del suo coinvolgimento nel congresso di Vienna, Babij finì sotto stretta sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza polacchi. Nel novembre 1931, la polizia polacca lo trasse in arresto a Leopoli con l'accusa di alto tradimento, associazione sovversiva e attività anti-statale. Dal 5 al 9 settembre 1932, Babij fu condotto a giudizio davanti al tribunale distrettuale di Leopoli nel Processo dei Congressisti", insieme ad altri intellettuali ucraini come Stepan Lenkavs'kyj, Julijan Vassyjan e Osyp Bojdunyk. Gli imputati scelsero per protesta il silenzio totale in aula, rifiutandosi di rispondere ai magistrati poiché la corte polacca vietò loro l'uso della lingua ucraina durante il dibattimento. Difeso dall'avvocato Stepan Šuchevyč, Babij venne giudicato colpevole e condannato a 4 anni di reclusione.

Babij scontò la pena detentiva all'interno del carcere di Drohobyč, una prigione polacca nota per la durezza del regime carcerario applicato ai detenuti politici. Durante la reclusione, le sue condizioni di salute, già fragili a causa della polmonite contratta sul fronte italiano, peggiorarono sensibilmente. Nonostante l'isolamento, riuscì a mantenere contatti epistolari e intellettuali con l'esterno.

Dopo il suo rilascio, avvenuto nella metà degli anni trenta per fine pena, Babij si ritrovò in una condizione di grave precarietà economica e sociale. Le autorità polacche gli imposero l'interdizione perpetua dall'insegnamento universitario e dalle cariche pubbliche nella regione della Galizia. Per sopravvivere, fu costretto a trasferirsi nella zona periferica di Chełm (Kholm), dove visse fino al 1938 impiegandosi come ispettore scolastico e docente precario nei ginnasi privati gestiti dalla minoranza ucraina locale, mantenendo un profilo pubblico basso per evitare un secondo arresto.

Seconda guerra mondiale Nel 1939, la Seconda Repubblica Polacca venne invasa dalla Germania nazista e dall'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Dopo quest'invasione la città di Galizia venne annessa alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e Babij si trovava quindi in pericolo immediato, avendo scritto l'inno dell'Organizzazione Nazionalista Ucraina, sarebbe stato probabilmente arrestato dalle autorità sovietiche. Per evitare la cattura, scelse di non fare rientro a Leopoli e rimase nella città di Chełm, situata all'interno del Governatorato Generale. Tra il settembre del 1939 e il marzo del 1941, Babij visse stabilmente nella località impiegandosi come ispettore scolastico per la rete di istruzione ucraina locale e come docente di letteratura presso il ginnasio ucraino cittadino. Durante questo biennio, mantenne un profilo prettamente culturale, focalizzato sulla salvaguardia dell'istruzione e della lingua della minoranza ucraina. A seguito dell'avvio dell'Operazione Barbarossa (giugno 1941) e del conseguente arretramento delle forze sovietiche dai territori occidentali, la Galizia passò sotto il controllo dell'amministrazione militare e civile tedesca. Sfruttando il mutamento del fronte, Babij fece ritorno nel proprio villaggio natale di Serednje nell'estate del 1941. Durante questo secondo periodo bellico, scelse l'isolamento culturale e si ritirò dalla vita politica attiva, dedicandosi quasi esclusivamente alla produzione letteraria privata e al sostentamento personale, assistendo al progressivo deterioramento delle condizioni sociali della regione sotto l'occupazione nazista.

Nel corso del 1944, la controffensiva strategica intrapresa dall'Armata Rossa risospinse i confini sovietici verso ovest, portando alla riconquista dell'Ucraina occidentale. Consapevole che la restaurazione del regime stalinista avrebbe comportato la sua immediata condanna a morte o la deportazione nei Gulag a causa del suo passato politico, Babij decise di abbandonare per sempre il suolo natio. Nell'estate del 1944, si unì al flusso di centinaia di migliaia di profughi ucraini in ritirata verso i territori del Terzo Reich. Attraverso tappe successive, Babij riuscì a raggiungere la Baviera, nel sud della Germania.

Al termine ufficiale delle ostilità in Europa (maggio 1945), venne registrato dalle autorità militari degli Alleati occidentali come sfollato (Displaced Person). Fu quindi trasferito e ospitato all'interno dei campi di raccolta profughi gestiti dall'UNRRA a Karlsfeld e successivamente a Monaco di Baviera. In questi centri, Babij rimase fino al 1948, collaborando alla riorganizzazione culturale della diaspora intellettuale ucraina prima di ottenere il visto per il trasferimento definitivo negli Stati Uniti.

Emigrazione negli Stati Uniti