Hordeum L., 1753 è un genere di piante angiosperme monocotiledoni appartenente alla famiglia delle Poacee (o Gramineae, nom. cons.).

Il genere comprende una trentina di specie di erbe annuali e perenni, diffuse allo stato spontaneo in tutto l'emisfero boreale e inoltre in Sudamerica e in Sudafrica. Una specie, Hordeum vulgare, lorzo in senso stretto, è largamente coltivato nelle regioni a clima temperato.

Etimologia Il nome del genere è un antico nome romano dell'orzo la cui etimologia è incerta.. Tale denominazione nella botanica moderna è stata introdotta alcuni anni prima di Linneo dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708).

Il nome scientifico è stato definito da Linneo (1707 – 1778), biologo svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" (Sp. Pl. 1: 84 - 1753) del 1753.

Descrizione

Queste piante arrivano ad una altezza di 15 dm e oltre. Sono piante cespitose o rizomatose (raramente). La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia in generale sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Altra forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp), piante erbacee, bienni o perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e presentano ciuffi fitti di foglie che si dipartono dal suolo....... Radici Le radici sono fascicolate (avventizie oppure no). Fusto La parte aerea consiste in un culmo poco resistente. I fusti, con 5 o 6 nodi, sono eretti o ginocchiati alla base; la superficie è liscia e glabra. Foglie Le foglie lungo il culmo sono disposte in modo alterno, sono distiche e si originano dai vari nodi. Sono composte da una guaina, una ligula e una lamina. Le venature sono parallelinervie. Non sono presenti i pseudopiccioli e, nell'epidermide delle foglie, le papille. Guaina: la guaina è abbracciante il fusto ed è divisa quasi dalla base; sono presenti (oppure no) dei padiglioni auricolari. Ligula: la ligula, in genere con apice troncato e membranosa, è subnulla; i bordi sono dentellati (denti triangolari). Lamina: la lamina, a consistenza rigida e superficie ruvida, ha delle forme lineari-lanceolate non molto lunghe e può essere convoluta; l'apice è acuminato con punte indurite. Infiorescenza Infiorescenza principale (sinfiorescenza o semplicemente spiga): le infiorescenze, di tipo racemoso terminale (un racemo per infiorescenza), hanno la forma di una spiga eretta e densa formata da diverse spighette. Le infiorescenze sono nude, ossia prive di brattee avvolgenti. Le spighette sono strettamente embricate, disposte su due serie. La spiga è appiattita e con delle reste più o meno parallele (o divaricate a ventaglio); quelle centrali sono fertili e sessili, le laterali sono sterili e pedicellate. La fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli (o a due ranghi.), anche se le successive ramificazioni la fa apparire a spirale. Spighetta Infiorescenza secondaria (o spighetta): le spighette, compresse lateralmente con forme da ellittiche a oblunghe, sottese da due brattee distiche e strettamente sovrapposte chiamate glume (inferiore e superiore), sono formate da un fiore. Alla base di ogni fiore sono presenti due brattee: la palea e il lemma. La disarticolazione avviene con la rottura della rachilla sotto ogni fiore fertile; oppure può cadere l'intera spighetta. L'estensione della rachilla è generalmente presente sulla spighetta centrale. Glume: le glume, persistenti, sono subuguali, con forme oblanceolate-bilobe; sono carenate ed hanno 5 - 7 nervature longitudinali. Palea: la palea è un profillo lanceolato con alcune venature e margini cigliati. Lemma: il lemma ha una forma lanceolata mutica, ottusa o biloba con resta. Fiore I fiori fertili sono attinomorfi formati da 3 verticilli: perianzio ridotto, androceo e gineceo.

Formula fiorale: *, P 2, A (1-)3(-6), G (2–3) supero, cariosside.

Il perianzio è ridotto e formato da due lodicule, delle squame traslucide, poco visibili (forse relitto di un verticillo di 3 sepali). Le lodicule sono membranose e non vascolarizzate. L'androceo è composto da 3 stami ognuno con un breve filamento libero, una antera sagittata e due teche. Le antere (lunghe 3,5 – 7 mm) sono basifisse con deiscenza da una fessura laterale longitudinale. Il polline è monoporato. Il gineceo è composto da 3-(2) carpelli connati formanti un ovario supero. L'ovario, pubescente all'apice, ha un solo loculo con un solo ovulo subapicale (o quasi basale). L'ovulo è anfitropo e semianatropo e tenuinucellato o crassinucellato. Lo stilo, che si origina dal lato abassiale dell'ovario, è breve con due stigmi papillosi e distinti.

Frutti I frutti sono dei cariossidi, ossia sono dei piccoli chicchi indeiscenti avvolti dalle glume, con forme da ovate a oblunghe, nei quali il pericarpo è formato da una sottile parete che circonda il singolo seme. In particolare il pericarpo è fuso al seme ed è aderente. L'endocarpo non è indurito e l'ilo è lungo e lineare. L'embrione è provvisto di epiblasto; ha inoltre un solo cotiledone altamente modificato (scutello senza fessura) in posizione laterale. I margini embrionali della foglia non si sovrappongono. L'endosperma è farinoso. Dimensione del cariosside: 4 × 10 mm.

Biologia Come gran parte delle Poaceae, le specie di questo genere si riproducono per impollinazione anemogama. Gli stigmi più o meno piumosi sono una caratteristica importante per catturare meglio il polline aereo.

La dispersione dei semi avviene inizialmente a opera del vento (dispersione anemocora) e una volta giunti a terra grazie all'azione di insetti come le formiche (mirmecoria). In particolare i frutti di queste erbe possono sopravvivere al passaggio attraverso le budella dei mammiferi e possono essere trovati a germogliare nello sterco..

Distribuzione e habitat La distribuzione delle specie del genere è relativa alle regioni temperate e subtropicali dell'Eurasia, dell'America settentrionale e meridionale, dell'Africa. Altrove è un genere introdotto. Specie della zona alpina Delle 6 specie di Hordeum della flora italiana 4 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine.. SpecieComunitàvegetaliPianivegetazionaliSubstratopHLivello troficoH2OAmbienteZona alpinaHordeum jubatum2montanocollinareCa - SineutromedioseccoB2BZ BLHordeum murinum2montanocollinareCa - SineutroaltoseccoB2tutto l'arco alpinoHordeum secalinum11montanocollinareCa - SineutroaltomedioB2 F3tutto l'arco alpinoHordeum vulgare montanocollinareCa - SineutroaltomedioB1 B9tutto l'arco alpinoHordeum vulgare distichon montanocollinareCa - SineutroaltomedioB1 B9tutto l'arco alpinoLegenda e note alla tabella. Substrato: con "Ca/Si" si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili). Zona alpina: vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province). Comunità vegetali: 2 = comunità terofitiche pioniere nitrofile; 11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri. Ambienti: B1 = campi, colture e incolti; B2 = ambienti ruderali, scarpate; B9 = coltivi umani; F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili.

Storia Hordeum vulgare (la specie più importante di questo genere) fu addomesticata nella Mezzaluna fertile circa 8.500 anni fa, con un possibile secondo centro di addomesticamento nei Monti Zagros nell'attuale Iran.

Tassonomia La famiglia delle Poacee comprende circa 800 generi e oltre specie. È una delle famiglie più numerose e più importanti del gruppo delle monocotiledoni. La famiglia è suddivisa in 12 sottofamiglie, il genere Hordeum fa parte della sottofamiglia Pooideae, tribù Hordeeae.

Specie Il genere comprende le seguenti specie (per le specie europee è indicata la distribuzione; il nome comune per quelle della flora spontanea italiana):

Hordeum aegiceras Nees ex Royle, 1840 Hordeum arizonicum Covas, 1949 Hordeum bogdanii Wilensky, 1918 - Distribuzione: Russia Hordeum brachyantherum Nevski, 1936 - Distribuzione: Islanda Hordeum brachyatherum Phil., 1896 Hordeum brevisubulatum (Trin.) Link, 1844 - Distribuzione: Russia, Transcaucasia e Anatolia Hordeum bulbosum L., 1756 (Orzo bulboso) - Distribuzione: Europa mediterranea, Transcaucasia, Anatolia, Asia mediterranea e Africa mediterranea Hordeum californicum Covas & Stebbins, 1949 Hordeum capense Thunb., 1794 Hordeum chilense Roem. & Schult., 1817 Hordeum comosum J.Presl, 1830 Hordeum cordobense Bothmer, N.Jacobsen & Nicora, 1980 Hordeum depressum (Scribn. & J.G.Sm.) Rydb., 1909 Hordeum erectifolium Bothmer, N.Jacobsen & R.B.Jørg., 1985 Hordeum euclaston Steud., 1854 Hordeum flexuosum Nees ex Steud, 1854. Hordeum fuegianum Bothmer, N.Jacobsen & R.B.Jørg., 1986 Hordeum guatemalense Bothmer, N.Jacobsen & R.B.Jørg., 1985 Hordeum halophilum Griseb., 1874 Hordeum jubatum L., 1753 (Orzo a criniera) Hordeum × jungblutii Reichling Hordeum lechleri (Steud.) Schenck, 1907 Hordeum marinum Huds., 1778 (Orzo marittimo) - Distribuzione: Europa completa, Transcaucasia, Anatolia, Asia mediterranea e Africa mediterranea Hordeum murinum L., 1753 (Orzo murino o orzo selvatico) Hordeum muticum J.Presl, 1830 Hordeum parodii Covas, 1951 Hordeum patagonicum (Hauman) Covas, 1953 Hordeum × pavisii Préaub., 1909 Hordeum procerum Nevski, 1941 Hordeum pubiflorum Hook.f., 1847 Hordeum pusillum Nutt., 1818 - Distribuzione: Russia Hordeum roshevitzii Bowden, 1965 Hordeum secalinum Schreb., 1771 (Orzo perenne o segale selvatica) - Distribuzione: Europa occidentale, Grecia, Transcaucasia e Magreb Hordeum stenostachys Godr., 1853 Hordeum tetraploidum Covas, 1953 Hordeum vulgare L., 1753 (Orzo o orzo coltivato) - Distribuzione: Europa completa, Transcaucasia, Anatolia, Asia mediterranea e Africa mediterranea Hordeum vulgare subsp. vulgare Hordeum vulgare subsp. distichon (L.) Körn. (Orzo distico o orzo francese) Hordeum vulgare subsp. spontaneum (K.Koch) Asch. & Graebn. (Orzo selvatico)

Specie della flora italiana Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l’elenco seguente utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche (vengono cioè indicate solamente quelle caratteristiche utili a distingue una specie dall'altra).

Gruppo 1A: il ciclo biologico delle piante è perenne; Gruppo 2A: la base del culmo è rigonfiata simile ad un bulbo; le spighette sono riunite a 3 (le due laterali hanno il lemma nutico; il lemma di quella centrale è lungamente aristato); Hordeum bulbosum L. - Orzo bulboso: le piante arrivano ad una altezza di 6 - 15 dm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp); il tipo corologico è Paleo - Subtropicale; gli habitat tipici sono gli incolti, i bordi delle vie e i prati aridi; in Italia è una specie comune e la distribuzione sul territorio italiano è relativa soprattutto al Centro e al Sud fino ad una altitudine di . Gruppo 2B: la base del culmo non è bulbosa; tutte le tre spighette hanno il lemma lungamente aristato; Hordeum secalinum Schreb. - Orzo pratense: le reste sono lunghe 8 - 13 mm; le piante arrivano ad una altezza di 4 - 7 dm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp); il tipo corologico è Euri-Mediterraneo Occidentale (Subatlantico); gli habitat tipici sono i prati umidi e torbosi; in Italia è una specie rara e la distribuzione sul territorio italiano è più o meno totale fino ad una altitudine di .