Il rilievo con i popoli etruschi, noto anche come «trono di Claudio», è un rilievo marmoreo di età giulio-claudia (metà del I secolo d.C.), conservato nel Museo Gregoriano Profano dei Musei Vaticani (inventario 9942).
Descrizione Il rilievo è ricavato da una lastra di marmo lunense, mancante della parte sinistra della faccia principale ma conservata negli altri tre margini. Misura 78 cm di altezza, 15 cm di spessore e una larghezza di 75 cm secondo Liverani, 80 cm secondo Guido Achille Mansuelli. Fu rinvenuto nel 1840 negli scavi condotti nell'area della Caere romana, presso il teatro, insieme alla serie di ritratti della famiglia imperiale giulio-claudia; nel 1842 fu trasferito all'allora Museo Profano Lateranense.
Sulla faccia principale sono tre figure, ciascuna identificata da un'iscrizione incisa alla base o sul bordo inferiore.; per l'iscrizione Vetulonenses . A sinistra è un personaggio maschile nudo, stante, collocato in una nicchia delimitata da un arco a tutto sesto, accanto a un pino: regge con la sinistra un lungo timone appoggiato alla spalla, mentre il braccio destro è levato verso un ramo dell'albero. Al centro siede, su una sorta di trono posto su un basamento rialzato, una figura femminile dal capo velato, che protende nella destra un oggetto di identificazione discussa. A destra è una figura togata stante, anch'essa su un basamento. Al di sopra delle figure un amorino volante regge due ghirlande, di tipo diverso l'una dall'altra (a sinistra di edera, a destra di quercia), e in origine doveva essere accompagnato da altri eroti nelle parti perdute.
Il retro della lastra è liscio, salvo una stretta fascia all'estremità sinistra decorata con un suino (interpretato come cinghiale o come verro) presso un'ara, con un alloro sullo sfondo; lo spessore conservato è ornato da una candelabra vegetale nascente da un cespo d'acanto.
Analisi Le tre figure sono le personificazioni di tre dei popoli che costituivano la lega etrusca, identificati dalle iscrizioni come Vetulonenses, Volcentani e Tarquinienses.
La figura di sinistra, riferita a Vetulonia, allude per il carattere marino (il timone) alla vocazione marittima della città in epoca antica, prima dell'interrimento del Lacus Prile; l'esegesi ottocentesca vi riconosceva Nettuno, mentre Torelli ha proposto di identificarla con Portuno o con un eroe eponimo. La figura femminile centrale è la protettrice di Vulci (Volcentani); l'oggetto che tiene nella destra è stato variamente interpretato come un uccello, un fiore o, secondo una proposta di Gualandi riferita da Mansuelli, un sigillum bronzeo in corso di lavorazione, allusivo alla produzione metallurgica vulcente. La figura togata di destra, dal capo velato e barbata, rappresenta i Tarquinienses di Tarquinia ed è stata identificata con Tarconte: Mansuelli ipotizza che la sinistra reggesse un modello di fegato, del tipo del Fegato di Piacenza, a conferma del ruolo di haruspex primus, e che la destra stringesse la barba in un gesto sacerdotale.
L'interpretazione del monumento di cui la lastra faceva parte è discussa. La ricostruzione tradizionale, dovuta a Luigi Canina, vi vedeva il trono della statua colossale di Claudio rinvenuta negli stessi scavi, da cui il nome di «trono di Claudio»; tale lettura fu accolta dalla maggioranza degli studiosi. Mansuelli, dopo aver riesaminato la lastra, è tornato con riserve alla tesi del trono, riconoscendovi il lato destro del sedile. Liverani ha invece respinto questa ipotesi: sulla base dell'analisi strutturale (la mancata lavorazione del retro, il foro da olivella e la grappa a «pi greco» che fissava la lastra a un nucleo costruito) ha ricostruito un monumento a tre lati, con tre lastre di cinque personificazioni ciascuna, per un totale dei quindici popoli della Etruria XV Populorum; tra base e ara propende per un'ara del culto imperiale, anche per la scena di sacrificio sul retro. L'allargamento della lega da dodici a quindici popoli è riferito da Torelli all'età augustea.
Liverani interpreta inoltre le personificazioni come «citazione» di statue realmente esistenti, derivate verosimilmente da una serie di simulacri dedicati dalle città etrusche in un contesto legato al culto imperiale, secondo un meccanismo analogo a quello della base di Pozzuoli; collega infine l'ara e il ciclo di ritratti all'augusteum di Caere, attestato come templum divorum in un'epigrafe del 113 d.C.
Note
Bibliografia Luigi Canina, L'antica Etruria marittima, I, Roma, 1846.
Voci correlate Claudio Lega etrusca Tarconte
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