Il Palazzo di Giustizia è un edificio situato ad Alba, progettato da Roberto Gabetti, Aimaro Isola e Giuseppe Varaldo, con Guido Drocco, Remo Fassino ed Enrico Moncalvo come collaboratori. Già sede degli uffici giudiziari cittadini, l'edificio è stato successivamente riutilizzato come sede di uffici pubblici.

Storia Collocato in un'area triangolare posta all'ingresso del centro urbano di Alba verso nord, in prossimità del tracciato ferroviario e del ponte sul Tanaro, l'edificio venne edificato nell'area della piazza Medford, oggetto fin dalla fine degli anni Settanta di diverse ipotesi di intervento da parte dell'amministrazione comunale con l'obiettivo di ridefinire l'accesso al centro storico cittadino in un punto di interconnessione urbana.

Il percorso progettuale si sviluppò tra il 1981 e il 1982, motivato anche dalle agevolazioni previste dalla legge 30 marzo 1981, n. 119, per la promozione di nuove sedi giudiziarie, prevedendo diverse soluzioni per il lotto di terreno che mantennero sempre alcuni elementi costanti ripresi nel progetto definitivo, ovvero il carattere ipogeo della struttura, la presenza di specchi d'acqua e l'uso del portico come elemento di raccordo tra la città e l'edificio. Il progetto definitivo fu sviluppato da Roberto Gabetti, Aimaro Isola e Giuseppe Varaldo, con la collaborazione di Guido Drocco ed Enrico Moncalvo, con l'ingegnere Sergio Cardelli al progetto strutturale e Remo Fassino a curare la direzione dei lavori; inoltre, l'impresa esecutrice dei lavori fu la Carena S.p.A., che realizzò l'edificio tra il 1982 e il 1987.

L'originaria funzione di sede degli uffici giudiziari venne dismessa a partire dal 2015 e dal 2019 parte della struttura è stata adeguata, successivamente a un'opera di ristrutturazione straordinaria a cura del comune, a sede per gli uffici dell'INPS e dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po. L'edificio, al 2019, conserva in buono stato i caratteri originali dell'opera.

Descrizione L'opera affronta il tema dell'edificio giudiziario percorrendo una via non monumentale, ma conservando comunque dimensioni ragguardevoli e una forte impronta visiva nel tessuto della città, riflettendo sul rapporto tra la natura e le opere artificiali e allontanandosi dalla tipica retorica associata agli edifici dedicati al potere giudiziario. L'edificio venne concepito come una collina artificiale alberata, con l'obiettivo in parte di proteggere gli uffici e in parte di offrire un nuovo spazio verde all'interno di Alba; inoltre, la scelta di impostare l'edificio come uno spazio quasi nascosto, collocato tra il fiume e la città, è stata interpretata come il tentativo di immaginare in maniera diversa un tipo di architettura pubblica tradizionalmente segnata da forte rappresentatività e distanza istituzionale.

Il nuovo edificio era destinato a ospitare il Tribunale, la Procura della Repubblica, la Pretura, l'Ufficio di conciliazione, gli archivi e l'alloggio del custode, con la distribuzione interna che prevedeva sale d'udienza, uffici per giudici, procuratori e pretori, cancellerie, uffici per ufficiali giudiziari, segreterie, locali per la polizia giudiziaria e spazi di archivio centralizzati. Le varie funzioni giudiziarie vennero raccolte dentro due maniche longitudinali racchiuse nella collina artificiale e rivestite da un manto erboso alberato.

La struttura è costituita da due corpi di fabbrica con un andamento parallelo a viale Torino, separati da una piazza interna della cittadella al piano terra dove sono presenti aree verdi, dalla quale si diramano, inclinate di 45°, le gallerie di collegamento; inoltre, il sistema distributivo principale è formato da un porticato vetrato che si dirama, con un andamento che ricorda la forma di un albero, nei singoli ingressi di aule e uffici. Arrivato all'area dedicata alle aule d'udienza, l'asse distributivo diventa una galleria vetrata con pilastri a sezione circolare il cui interasse definisce la dimensione degli ambienti.

Il palazzo ha forma di parallelepipedo terrazzato digradante verso l'esterno, con due blocchi longitudinali rivestiti da uno strato di terra che genera un manto verde alberato, con il piano degli spazi giudiziari posto a circa due metri sotto il livello stradale, caratteristica che accentua il carattere semi-interrato della struttura. La facciata presenta contrafforti digradanti ricoperti da verde rampicante che vanno a comporre una piccola collina, soluzione che ha l'obiettivo di una mimesi con il profilo della città, segnato dalla verticalità delle torri visibili dall'ingresso urbano.

L'immagine di naturalità suggerita dall'erba e dagli alberi viene accentuata dalla presenza di specchi d'acqua e del verde utilizzato nei materiali, oltre che dalla scelta della pietra a spacco come materiale essenziale del progetto, con cui sono state costruite le facciate esterne del complesso, con le finestre, disposte con ritmo regolare, incorniciate da tre larghe fasce di intonaco; gli interni sono invece caratterizzati da infissi in alluminio.

La scelta della costruzione ipogea, frequente nelle architetture dello studio Gabetti e Isola in quegli anni, fu perseguita nonostante i rilevanti problemi geologici del sito, accentuando il contrasto tra artificio architettonico e immagine naturale dell'intervento e richiedendo interventi importanti sul terreno alluvionale dove fu costruito l'edificio, come l'uso per le fondazioni di pali spinti fino alla marna compatta sottostante e un sistema di travature di appoggio per gli elementi portanti.

Il complesso è stato accostato alla land art e diede un contributo ad attirare attenzione critica verso le opere di Gabetti e Isola, venendo letto come una sintesi di esperienze maturate in diversi ambiti progettuali dei due architetti, tra i quali spiccano la ricerca antimonumentale e il rapporto tra architettura ipogea e paesaggio cittadino.

Note

Bibliografia

Categoria:Architetture di Alba Categoria:Palazzi di Giustizia Categoria:Architetture di Roberto Gabetti Categoria:Architetture di Aimaro Isola Categoria:Architetture di Giuseppe Varaldo