Il Partido Acción Renovadora (abbreviato PAR, traducibile in italiano come Partito d'Azione Rinnovatrice) è stato un partito politico salvadoregno di orientamento inizialmente progressista e poi marcatamente di sinistra, attivo dal 1944 al 1967.

La storia del partito è generalmente suddivisa in tre fasi distinte, corrispondenti a diverse leadership: il periodo di controllo personale del fondatore, il colonnello José Asencio Menéndez (1944–1950); il periodo guidato dalla fazione moderata della cosiddetta "vecchia linea" (1950–1964); e infine la fase radicale della "nuova linea" (1964–1967). Dopo essere stato per anni la principale forza di opposizione ai governi militari del Paese, il partito fu sciolto d'autorità nel 1967 con l'accusa di essere un'organizzazione comunista. Ha avuto una breve e marginale rinascita negli anni Ottanta.

Storia

La fondazione e i primi anni (1944–1950) Il colonnello José Asencio Menéndez fondò il PAR nel maggio del 1944, all'indomani dello storico "sciopero delle braccia incrociate" (huelga de brazos caídos) che aveva portato alla caduta del generale e dittatore Maximiliano Hernández Martínez. Tra il 1944 e il 1950, il PAR funzionò sostanzialmente come uno strumento politico personalistico per le campagne di Menéndez. Il partito non prese parte alle elezioni presidenziali del 1945.

Il battesimo del fuoco elettorale avvenne con le elezioni generali del 1950, in cui Menéndez si presentò come candidato alla presidenza. Il PAR ottenne un ottimo risultato, sfiorando il 43,55% dei consensi, ma arrivò secondo dietro al tenente colonnello Óscar Osorio del Partido Revolucionario de Unificación Democrática (PRUD), espressione delle forze armate. Il PAR riuscì comunque a far eleggere 14 deputati su 52 all'Assemblea Legislativa. Il PAR rifiutò di riconoscere l'esito del voto, e Menéndez pubblicò un pamphlet in cui affermava di aver vinto le elezioni e denunciava la manipolazione delle urne da parte di Osorio per favorire il PRUD.

La "vecchia linea" (1950–1964) A partire dal 1950, l'influenza personale di Menéndez diminuì e il controllo del partito passò alla fazione definita della "vecchia linea" (vieja línea). In questo periodo il PAR si accreditò come la principale forza di opposizione al regime del PRUD. Denunciando continue frodi elettorali a favore del governo, il PAR boicottò le elezioni legislative del 1952, provocando l'assegnazione al PRUD di tutti i seggi dell'Assemblea Legislativa, e non partecipò neppure a quelle del 1954, 1956 e 1958. Nelle presidenziali del 1956 candidò Enrique Magaña Menéndez, il quale boicottò formalmente le elezioni dopo che il Consiglio Elettorale Centrale aveva squalificato altri tre candidati; il suo nome rimase tuttavia sulle schede, raccogliendo un modesto 1,62% e piazzandosi terzo. Vinse le elezioni il tenente colonnello José María Lemus del PRUD.

In vista delle elezioni legislative del 1960, il PAR tentò di costruire una coalizione denominata "Unión Nacional de Oposición" insieme al Partido Revolucionario Abril y Mayo (PRAM), al Partido Acción Nacional (PAN) e al Partido Democrático Radical (PRD), ma l'alleanza si sciolse nel giro di sei settimane per contrasti interni. Il PAR ottenne il 12,27% a livello nazionale non eleggendo alcun deputato, ma conquistando le alcaldías di La Libertad, Nueva San Salvador (Santa Tecla), della capitale San Salvador e di Santa Ana. Quello stesso anno, due deputati del PRUD passarono al PAR, ritenendolo il "partito del futuro".

A seguito di due colpi di Stato ravvicinati tra l'ottobre 1960 e il gennaio 1961 — che rovesciarono prima il PRUD a favore della riformista Junta di Governo, poi la stessa Junta a opera di militari timorosi di una deriva comunista — il Direttorio Civico-Militare indisse elezioni per un'Assemblea Costituente incaricata di redigere una nuova costituzione. Il PAR vi partecipò come membro della coalizione Unión de Partidos Democráticos, insieme al Partido Demócrata Cristiano (PDC) e al Partido Social Demócrata (PSD), ottenendo il 18,78% ma senza conquistare seggi. Il PAR boicottò infine, insieme agli altri partiti d'opposizione, le presidenziali del 1962, vinte senza avversari dal tenente colonnello Julio Adalberto Rivera del Partido de Concertación Nacional (PCN). Nel complesso, il sistema partitico salvadoregno degli anni '50 fu caratterizzato da una netta bipolarità tra PRUD e PAR, con quest'ultimo che si configurò progressivamente come principale espressione anti-regime; tale schema sarebbe stato sostituito, nel decennio successivo, dalla bipolarità tra PCN e PDC.

La "nuova linea" e lo scioglimento (1964–1967) Nelle elezioni legislative del 1964 il PAR riuscì a eleggere 6 deputati, ma perse lo status di principale partito di opposizione, venendo superato dai 14 seggi del nascente Partido Demócrata Cristiano (PDC). Poco dopo questo sorpasso, la leadership della "vecchia linea" fu estromessa e sostituita dalla "nuova linea" (nueva línea), formata da membri più giovani, entrati nel partito solo di recente e su posizioni più marcatamente di sinistra. Molti di questi membri erano espressione del Partido Comunista Salvadoreño (PCS), all'epoca illegale. Lo stesso segretario generale del PCS, Schafik Handal, avrebbe in seguito confermato che il partito comunista, non potendo operare legalmente, raggiunse un accordo con la dirigenza del PAR e ne sfruttò la copertura legale per partecipare alle elezioni del 1967. Segretario generale della "nuova linea" fu Julio Ernesto Contreras, uno studente dell'Università di El Salvador.

Nel 1965 i membri della "vecchia linea", estromessi, fondarono insieme a militanti disillusi del PCN il Partido Popular Salvadoreño (PPS); un altro gruppo di orientamento socialdemocratico diede invece vita al Movimiento Nacional Revolucionario (MNR). Nelle legislative del 1966 il PAR perse 2 seggi, scendendo a 4, con 26.661 voti (6,89%); molte roccaforti del partito votarono in quell'occasione per il PDC.

Per le elezioni presidenziali del 1967, il partito candidò Fabio Castillo Figueroa, ex membro della Junta di Governo e professore universitario di idee progressiste, la cui candidatura fu promossa dal PCS. Suo compagno di formula fu il giurista Jesús Gómez Castro.

La campagna elettorale si distinse per un programma di governo audace che affrontava cinque grandi problemi nazionali, introducendo per la prima volta nel Paese una proposta strutturata di riforma agraria. Il PAR proponeva l'espropriazione delle terre eccedenti le 150 manzanas (circa 105 ettari) dietro indennizzo, per ridistribuire lotti fino a 6 manzanas ai contadini senza terra. Per rendere la proposta comprensibile alle masse rurali, il partito coniò lo slogan "Terra, istruzione e libertà" (Tierra, educación y libertad) e diffuse capillarmente un opuscolo illustrato a fumetti intitolato Todos los nunca se llegan.

La campagna suscitò una durissima reazione da parte delle élite tradizionali: la Procura Generale chiese al Consiglio Elettorale Centrale (CCE) di escludere il partito, accusandolo di incitamento alla violenza e propaganda comunista, mentre il CCE stesso arrivò a vietare e confiscare il materiale propagandistico del PAR. Le radio di Stato rifiutarono di dare spazio ai messaggi del partito e il vescovo cattolico di San Vicente, Pedro Arnoldo Aparicio, minacciò di scomunicare chiunque avesse militato o fatto campagna per il PAR. Nonostante il clima di terrore, Castillo ottenne il 14,43% dei voti, piazzandosi terzo — vinse le elezioni il colonnello Fidel Sánchez Hernández del PCN — trovando forte sostegno tra la classe operaia urbana e le masse contadine mobilitate.

Il 12 maggio 1967 il Consiglio Elettorale Centrale emise una sentenza di scioglimento ufficiale per il partito. Da un punto di vista giuridico, il CCE applicò l'articolo 165 della Legge Elettorale, argomentando che il nuovo programma di governo (basato sull'espropriazione terriera e impregnato di "dottrine marxiste e lotta di classe") contravveniva ai principi e agli obiettivi originari depositati dal partito al momento della sua prima iscrizione. Nel 1968, ex militanti socialisti del PAR confluirono insieme ad alcuni membri del PCS nella nuova Unión Democrática Nacional (UDN).

La breve rinascita negli anni '80 Il partito venne legalmente ricostituito in forma limitata negli anni Ottanta, durante il periodo della guerra civile. Prese parte alle elezioni legislative del 1985 e del 1988 e a quelle presidenziali del 1989, ottenendo rispettivamente lo 0,3% e lo 0,5% dei consensi nelle legislative, mentre il candidato presidenziale Ricardo Molina ottenne lo 0,54% dei voti nel 1989, piazzandosi settimo. Non elesse mai alcun rappresentante, sparendo in seguito in via definitiva.

Ideologia Il PAR è stato storicamente un partito di sinistra, che promuoveva la democrazia opponendosi all'autoritarismo.

Sotto la guida di Menéndez (1944-1950), l'ideologia del partito mescolava liberalismo classico, riformismo e un approccio economico basato sul laissez-faire. Sotto la "vecchia linea" (1950-1964), il partito mantenne la sua politica riformista, sostenendo però un cambiamento graduale e posizioni socialdemocratiche. Sotto la "nuova linea" (1964-1967), dopo l'adesione dei membri espressione del Partito Comunista illegale, le posizioni si spostarono nettamente a sinistra, al punto che il partito fu accusato di simpatie comuniste. I leader del PAR negarono le accuse, bollandole come tentativi dei conservatori di screditare il riformismo, ma di fatto il partito chiedeva un controllo statale più stringente sull'economia, la ristrutturazione della gerarchia delle forze armate e una riforma agraria generalizzata; alcuni membri proposero anche un avvicinamento ai Paesi del Patto di Varsavia.

Nel programma di governo del 1966, redatto in vista delle presidenziali del 1967, il partito si presentava non come un semplice veicolo elettorale in cerca del potere, ma come uno strumento al servizio dell'organizzazione popolare: il PAR dichiarava che il proprio compito, a prescindere dall'esito del voto, consisteva nell'organizzare il popolo salvadoregno in una lotta permanente per la conquista di diritti negati da decenni. Il programma mirava a risolvere cinque storici problemi nazionali: l'ingiusta distribuzione della ricchezza, la concentrazione della proprietà terriera (attraverso la riforma agraria), l'arretratezza del sistema educativo (con l'obiettivo di sradicare l'analfabetismo in due anni), la dipendenza economica dalle esportazioni estere e il regime politico antidemocratico. In questo senso, respinse l'astensionismo e invitò la popolazione a superare l'indifferenza verso la politica, trasformando le elezioni in un veicolo di coscientizzazione di massa.

Risultati elettorali

Elezioni presidenziali Anno Candidato Voti % Posizione Esito 1945 Non partecipò 1950 José Asencio Menéndez 266.271 43,55 2° Sconfitto 1956 Enrique Magaña Menéndez 11.524 1,62 3° Sconfitto 1962 Boicottaggio 1967 Fabio Castillo Figueroa 70.978 14,43 3° Sconfitto 1989 Ricardo Molina 5.059 0,54 7° Sconfitto

Elezioni parlamentari Anno Voti % Seggi Ruolo 1950 266.271 43,55 Opposizione 1952 – 1958 Boicottaggio 1960 51.557 12,27 Extraparlamentare 1961 64.916Nella coalizione Unión de Partidos Democráticos (UPD). 18,78 Extraparlamentare 1964 45.499 15,35 Opposizione 1966 26.661 6,89 Opposizione 1985 2.963 0,31 Extraparlamentare 1988 5.059 0,54 Extraparlamentare

Note

Bibliografia