Il clan Lepre è un sodalizio camorristico storicamente operante nella zona del Cavone, nel quartiere Avvocata, a Napoli.
Storia Il clan Lepre nasce nei primi anni '90 nella zona del Cavone, nel quartiere Avvocata di Napoli. Il suo fondatore, Ciro Lepre, detto ’o sceriffo, inizialmente risulta inserito nell’ambito del clan Mariano. In questo contesto, grazie alla fiducia del vice di Ciro Mariano, Enzo Romano, Lepre ottiene il ruolo di capozona nel Cavone, dove nel giro di pochi anni riesce a costituire un gruppo autonomo. Il clan Lepre si caratterizza, fin dalle sue fasi iniziali, per attività estorsive nei confronti di piccole attività commerciali e negozi della zona di Piazza Dante, con richieste ripetute di denaro anche nello stesso mese.
Nel 2005 Ciro Lepre è stato vittima di un agguato in un’area di strade a ridosso di via Toledo e confinante con i Quartieri Spagnoli. Lepre riuscì però a sopravvivere al tentato omicidio. Secondo le ricostruzioni investigative, il tentativo di agguato sarebbe stato ordinato dal clan Misso della Sanità. Un’altra versione riportata dalla stampa attribuisce invece la responsabilità ai Di Biasi, nel contesto di una faida contro i Mariano, alleati dei Lepre.
Nel 2014, Carmine Lepre, 57 anni e fratello di ’o sceriffo, è stato ucciso in un agguato avvenuto in via Correra, all’angolo con Santa Monica, nella zona del Cavone, nei pressi di via Salvator Rosa. L’uomo è stato raggiunto da sei colpi d’arma da fuoco, cinque al tronco e uno al braccio, ed è stato trasportato con un’automobile all’ospedale Vecchio Pellegrini, dove è arrivato già privo di vita. Circa mezz’ora dopo l’agguato, in via Correra sono stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco in aria: secondo la polizia, si tratterebbe di un possibile segnale di protesta o ritorsione per l’omicidio.
Nel settembre 2018, Ciro Lepre è morto nella sua abitazione del Cavone, dopo essere rientrato ai domiciliari nel mese di marzo a causa del grave peggioramento delle sue condizioni di salute e dell’impossibilità di proseguire adeguatamente le cure in carcere o in strutture ospedaliere specializzate. Il boss, che stava scontando una pena residua di 12 anni per estorsione legata all’imposizione di tangenti a una società che gestiva il servizio di pulizie ospedaliere a Napoli e Caserta, era stato detenuto nel carcere di Torino quando, nel maggio 2016, fu colpito da un ictus che compromise seriamente la sua salute. Successivamente era stato ricoverato all’ospedale “Molinette” e sottoposto a sorveglianza delle forze dell’ordine, ma le sue condizioni continuarono a peggiorare nel tempo. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, caratterizzata da perizie mediche, istanze della difesa e interventi della Corte d’Appello, era stato infine autorizzato il trasferimento ai domiciliari nella sua abitazione del Cavone. La moglie e i familiari avevano più volte sollecitato, anche attraverso i media, la concessione di cure adeguate, ma Lepre è deceduto in serata nella sua casa di via Francesco Saverio Correra.
Nel 2026 un’ampia operazione congiunta di carabinieri e polizia ha portato a un duro colpo contro il clan Lepre con l’esecuzione di dodici misure cautelari emesse dal gip Ambra Cerabona al termine di circa cinque anni di indagini coordinate dalla DDA. L’inchiesta ha ricostruito l’attività del gruppo, evidenziando un sistema di spaccio strutturato e capillare che aveva nei fondaci di via Correra uno dei principali punti logistici. Secondo gli investigatori, la cosca aveva sviluppato un modello di distribuzione basato anche sulle consegne a domicilio tramite scooter, capaci di rifornire rapidamente un’ampia clientela nei vicoli del centro città, superando i tradizionali schemi delle piazze di spaccio. Tra gli indagati figurano anche esponenti legati alla famiglia Lepre, incluso Luigi Lepre, fratello del defunto boss Ciro Lepre, a conferma della continuità del gruppo dopo la sua morte. Le indagini, condotte attraverso intercettazioni e attività di monitoraggio, hanno inoltre fatto emergere una rete di clienti molto ampia e diversificata, comprendente anche persone insospettabili, e una diffusione del fenomeno dello spaccio che avrebbe interessato non solo il Cavone ma anche altre strutture sensibili della città. Il blitz ha quindi segnato un ulteriore indebolimento del sodalizio, confermando al tempo stesso la persistenza del mercato degli stupefacenti nell’area del centro storico napoletano.
Note
Lepre