L'Accademia Equestre Napoletana designa due istituzioni distinte, legate da un filo di continuità storica e culturale:

la prima accademia equestre documentata in Europa, fondata a Napoli nel primo trentennio del XVI secolo, che nel Cinquecento e nel Seicento divenne il principale centro di elaborazione e diffusione dell'arte equestre nel mondo occidentale; l'omonima istituzione contemporanea, fondata nel 2004 da Giuseppe Maresca con sede operativa a Piano di Sorrento, che ne persegue il recupero e la valorizzazione.

L'Accademia storica del XVI secolo

Origini Caduta Costantinopoli in mano turca nel 1453, si sarebbero trasferiti a Napoli scudieri bizantini con il loro antico sapere legato alla raffinata tradizione cavalleresca persiana. Su questo substrato di tradizione si innestò, agli inizi del XVI secolo, la fondazione della prima accademia equestre europea in senso moderno. A Napoli venne aperta nel 1532 la prima Accademia di arte equestre ad opera del ravellese Federico Grisone, nobile napoletano originario di Ravello, che aveva studiato attentamente i trattati equestri di Senofonte.

Le fonti non sono unanimi sulla data di fondazione: alcune indicano il 1523, altre il 1532 o il 1534. La divergenza dipende dalla distinzione tra le prime attività didattiche di Grisone e la formalizzazione dell'istituzione. In ogni caso la scuola raggiunse il massimo sviluppo intorno alla metà del Cinquecento, quando attrasse allievi da tutta Europa.

I maestri Tra i maestri dell'Accademia si formarono e insegnarono i padri dell'equitazione mondiale: Giovanni Battista Ferraro, Pirro Antonio Ferraro, Federico Grisone, Giovan Battista Pignatelli, Giovanni Battista Caracciolo e molti altri ancora.

Federico Grisone (fine XV sec. – seconda metà XVI sec.) fu il fondatore e il primo grande teorico della scuola. Aprì nel 1532 una scuola dove insegnava ai figli dell'aristocrazia napoletana l'arte dell'equitazione. I suoi insegnamenti ebbero un grande successo tanto che molti aristocratici d'Europa venivano in Italia per imparare alla sua scuola.

Giovan Battista Pignatelli fu il maestro che portò la scuola al culmine della propria fama nella seconda metà del Cinquecento. Tra i suoi allievi figurarono i francesi Antoine de Pluvinel e Salomon de la Broue, che trasmisero la tradizione napoletana alla nascente scuola francese.

Giovanni Battista Ferraro pubblicò nel 1560 il trattato Cavallo frenato, testo fondamentale per la storia dell'equitazione. Suo figlio Pirro Antonio Ferraro scrisse nel 1602 un omonimo trattato che contribuì alla diffusione del metodo napoletano in Spagna, dove fu chiamato come maestro cavallerizzo alla corte di Filippo II.

Il trattato di Federico Grisone La codificazione scritta del metodo napoletano avvenne con la pubblicazione, nel 1550 a Napoli, de Gli ordini di cavalcare di Federico Grisone: il primo trattato di equitazione pubblicato in Europa dopo l'antichità classica, ovvero dopo Sull'equitazione di Senofonte (circa 360 a.C.). Tra il 1550 e il 1623 il trattato venne stampato in ventuno edizioni italiane, quindici tradotte in francese, sette in tedesco, sei in inglese e una in spagnolo.

La diffusione europea I maestri napoletani tramandarono la loro arte al ferrarese Cesare Fiaschi, ai francesi Antoine de Pluvinel, Salomon de la Broue, François Robichon de La Guérinière e all'inglese William Cavendish, duca di Newcastle.

Da Napoli a Mantova, Ferrara, Pavia, con l'invenzione della stampa, metodo e discipline dei maestri italiani si diffusero tanto da costituire la base per i centri di Alta scuola di Francia, Austria e Spagna.

L'influenza della scuola napoletana raggiunse anche la corte britannica: alla fine del XVI secolo la regina Elisabetta I per migliorare gli allevamenti reali inglesi di Malmesbury e Tutbury, si avvalse delle capacità del napoletano don Prospero D'Osma, considerato al tempo il migliore in materia di allevamento e selezione dei cavalli, nominandolo maestro dell'Accademia Reale.

Il metodo napoletano costituì la base da cui derivarono, attraverso la mediazione francese, le due grandi accademie equestri europee tuttora attive: la Scuola Spagnola di Vienna e il Cadre Noir di Saumur.

I balletti equestri Nacquero nel XVI secolo i balletti equestri, sontuosi spettacoli che richiedevano l'opera di cospicue maestranze specializzate, di compositori e coreografi. Ogni grande occasione, festa religiosa o evento, offriva un buon pretesto per allestire tali grandiosi rappresentazioni. Questa tradizione costituisce il precedente storico diretto del dressage olimpico contemporaneo e dei moderni spettacoli equestri di alta scuola.

Il declino Con il progressivo affermarsi delle scuole francese e austriaca nel corso del XVII e XVIII secolo, il primato della scuola napoletana si affievolì. Il declino definitivo coincise con la fine del Regno delle Due Sicilie (1861) e con il conseguente abbandono delle pratiche di allevamento e addestramento del cavallo napoletano che ne erano state la base materiale per tre secoli.

L'istituzione contemporanea

La fondazione (2004) La Nuova Accademia Napoletana di Arte Equestre, intitolata a Federico Grisone, con sede in Piano di Sorrento, riprende il filo del tempo di una antica tradizione territoriale, campana, italiana, europea. Ne è Presidente e fondatore lo studioso sorrentino Giuseppe Maresca.

Tra i compiti dell'Accademia il recupero di un patrimonio storico immateriale quale la cultura equestre napoletana, la prima a codificare le regole del buon cavalcare in Europa, figlia del rinascimento. Al contempo il rilancio del cavallo di razza napoletana, ritenuto probabilmente estinto.

Maresca avviò le proprie ricerche sulla razza scomparsa attraverso studi su trattati di ippologia dal Cinquecento al Novecento, analisi iconografica di dipinti e incisioni dell'epoca, e ricerche sul campo che lo portarono fino in Brasile, dove esemplari erano stati esportati in epoca preunitaria.

Attività L'Accademia contemporanea svolge attività di ricerca storica, divulgazione e recupero della razza del cavallo napoletano, organizzando esibizioni pubbliche di arte equestre, convegni e mostre. Ha collaborato con istituzioni quali la Soprintendenza Speciale per i Beni di Pompei ed Ercolano, che ha contribuito con la mostra «Gli scheletri dei cavalli scoperti negli scavi di Pompei ed Ercolano», e con l'Università degli Studi di Napoli Federico II, il cui Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali ha pubblicato ricerche sulla storia del cavallo napoletano.

Note

Bibliografia

Federico Grisone, Gli ordini di cavalcare, Napoli, 1550. Giovanni Battista Ferraro, Cavallo frenato, Napoli, 1560. Pirro Antonio Ferraro, Cavallo frenato, Napoli, 1602. Ferri G., Passato e presente: la nuova Accademia di Arte Equestre Federico Grisone e la rinascita del cavallo Napoletano, in Territori della Cultura, 33/2018, pp. 16–29. Lucci P., Un cavallo, un dipinto, una storia territoriale, in Territori della Cultura, 44, pp. 1–30.

Voci correlate Real Cavallerizza di Napoli Federico Grisone Giovan Battista Pignatelli Giovanni Battista Ferraro Cavallo napoletano Corsiero del Sole Real tenuta di Carditello Scuola di equitazione spagnola Cadre Noir Piano di Sorrento

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