Membro della nobile famiglia austriaca dei Baravalle von Brackenburg, si è distinto per una dinamica e vivace didattica della matematica, della fisica e dell'astronomia. Pioniere della pedagogia Waldorf, fu docente ospite presso la Scuola di Design di Ulm.

Biografia Nato in una famiglia austriaca di consiglieri di corte, Hermann fu il primo di quattro fratelli. Suo padre proveniva da una famiglia nobiliare e ricopriva come ingegnere una posizione di rilievo presso il Ministero dei Trasporti austriaco. Il giovane Hermann era per lo più uno studente perfetto e mostrava un precoce interesse per la professione di insegnante.

Nel maggio 1916 fu arruolato al servizio militare e venne inviato alla scuola di ufficiali di riserva a Wiener Neustadt dove incontrò il suo amico e collega Walter Johannes Stein, attraverso il quale scoprì l'antroposofia, disciplina che approfondì durante i suoi 21 mesi di incarico con l'artiglieria di montagna sul fronte italiano dell'Isonzo. Durante la sua prima vacanza ebbe il suo primo incontro personale con Rudolf Steiner.

Dal 1918 al 1920 Baravalle studiò matematica e fisica all’Università di Vienna e, dopo un breve esame legale presso la Scuola Reale di Stato a Vienna nel maggio 1921, presentò la sua tesi Sulla pedagogia della matematica e della fisica ai filosofi Alois Höfler e Robert Reininger. Quest'opera conteneva i germi del lavoro di educatore che Baravalle avrebbe poi elaborato con dedizione e messo in pratica in modo originale e con fantasia e, proprio per questo, fu segnalata e raccomandata agli insegnanti della pedagogia Waldorf avviata in quegli stessi anni da Rudolf Steiner. Poco dopo, Steiner lo nominò al collegio degli insegnanti della Waldorf School di Stoccarda, fondata nel 1919, dove iniziò a operare come insegnante di ruolo sviluppando l'approccio pedagogico ed esperienziale che diverrà poi noto come metodo Baravalle nell'insegnamento della matematica e della fisica e permettendo agli studenti di collegare fra loro numeri, estetica e armonia della natura; inoltre insegnerà astronomia e inglese.

Ha in seguito diretto i dipartimenti di Matematica e Astronomia del Goetheanum dal novembre 1935 al novembre 1937 , prima di emigrare negli Stati Uniti dove divenne professore di matematica e capo del dipartimento di Matematica presso l'Adelphi College di Garden City, NY (Long Island). A metà degli anni '50, Hermann von Baravalle tornò in Germania dove venne chiamato a insegnare come docente del corso preliminare alla prestigiosa Scuola di Design di Ulm (HfG Ulm) dal primo rettore Max Bill, dal 1954 al 1959. All'HfG di Ulm (oggi idealmente assimilata dai programmi didattici e piani di studio dell'Università di arte e design ad Offenbach), fu uno dei professori più amati dagli allievi. Gerhard Curdes, suo ex studente, ricorda:

Anche l'ex allieva, Cornelia Vargas, artista concreta tedesco-cilena, ricorda come a lezione il professor Baravalle non si avvalesse delle sole lavagne classiche per disegnare, ma tracciasse dinamicamente punti, segmenti, archi e curve utilizzando unicamente il dito indice in aria su di una lavagna invisibile o immaginaria e costruendo, in una vera e propria danza prossemica, complesse geometrie che gli allievi dovevano abituarsi a vedere durante le esercitazioni con l'uso della sola immaginazione.

Hermann von Baravalle morì il 6 luglio 1973, all'età di 75 anni, durante un soggiorno presso la clinica antroposofica Friedrich Husemann di Buchenbach, vicino a Friburgo in Brisgovia. Un breve necrologio apparve sul New York Times il 7 luglio 1973.

Il metodo della geometria dinamica

Come per le altre discipline, anche la geometria è insegnata da von Baravalle attraverso l'approccio goethiano e antroposofico.

La lavagna immaginaria alla Scuola di Ulm

Come già accennato, von Baravalle si posizionava davanti alla classe e iniziava a tracciare nell'aria veri e propri “disegni invisibili” legando tra loro passaggi geometrici anche complessi (sezioni auree, proiezioni, geometrie descrittive) e descrivendo a parole il movimento cinetico che stava compiendo. Gli studenti della Scuola di Ulm non potevano prendere appunti visivi immediati, ma dovevano decifrare i gesti del professore in tempo reale, ricomporre la figura geometrica tridimensionale esclusivamente nella propria mente (tramite l'immaginazione pura) e solo in un secondo momento riprodurla graficamente sui propri tavoli da disegno. Questo approccio non era un mero esercizio di stile, ma un pilastro della formazione del designer a Ulm: serviva a liberare l'intuizione spaziale dei progettisti dai vincoli bidimensionali della carta, educando lo sguardo e la mente a governare la tridimensionalità della materia prima ancora di modellarla.

Un'applicazione pratica: il teorema di Pitagora in movimento

Per comprendere come von Baravalle applicasse il metodo dinamico a un argomento tradizionale, l'esempio più iconico è la sua celebre dimostrazione dinamica del teorema di Pitagora. Invece di limitarsi a disegnare i quadrati statici costruiti sui lati di un triangolo rettangolo, von Baravalle guidava gli studenti a visualizzare una metamorfosi continua ed organica delle forme. I quadrati sui cateti venivano smontati e trasformati gradualmente, anche avvalendosi del primo teorema di Euclide, in parallelogrammi attraverso uno scivolamento parallelo (mantenendo la stessa base e la stessa altezza, l'area non varia). Con una sequenza dinamica di rotazioni e traslazioni fluide, quasi fosse un'animazione, le aree di questi parallelogrammi venivano letteralmente “versate” e ricomposte fino a fondersi perfettamente e occupare l'area del quadrato costruito sull'ipotenusa. La natura di un tale procedimento poteva agilmente essere concepita anche in senso inverso, rovesciando la figura come una clessidra, dallo “svuotamento” del quadrato costruito sull'ipotenusa sino al “riempimento” dei quadrati costruiti sui cateti: due dimostrazioni grafiche si trovano pubblicate nel libro Geometrie als Sprache der Formen (Geometria come linguaggio di forme) alle tavole nn. 28 (figg. 150-154) e 29 (figg. 157-164). In definitiva, la geometria non era più l'analisi di una figura immobile sul foglio, ma lo studio di forze e movimenti nello spazio.Cfr. sezione illustrata di:

Il metodo Baravalle

Il metodo di Baravalle è una tecnica artistica e geometrica basata sull'arte del filo, nota anche come string art, che permette di generare curve complesse quali parabole ed ellissi usando linee rette. Questa tecnica evidenzia l'armonia nascosta dietro le equazioni matematiche e si basa sulla congiunzione di punti stabiliti secondo regole precise mediante segmenti retti la cui sovrapposizione offre, come risultato finale, l'illusione ottica di curve sinuose e avvolgenti. Hermann von Baravalle ha sviluppato questo approccio mentre insegnava matematica e fisica nella prima scuola Waldorf a Stoccarda, guidato da Rudolf Steiner. L'obiettivo del metodo non era solo puramente accademico, ma pedagogico ed esperienziale: permettere agli studenti di collegare i numeri, l'estetica e l'armonia della natura, allenando la mente alla comprensione spaziale in una prospettiva che oggi non esiteremmo a definire olistica e transdisciplinare. Molti di questi principi sono approfonditi nei suoi testi, in modo particolare nel già citato Geometrie als Sprache der Formen (Geometria come linguaggio di forme).Cfr. sezione testuale di:

L'approccio cromatico goethiano

Dalla geometria invisibile al colore mentale

A Ulm, il legame tra la "lavagna immaginaria" (le linee tracciate in aria) e il colore si traduceva in esercizi di pura astrazione sinestetica. Gli studenti dovevano immaginare le transizioni geometriche generate dal movimento del dito di Baravalle e associare a quelle tensioni spaziali delle precise qualità cromatiche. Una linea che si fletteva in modo dinamico e teso esprimeva un'energia "calda" (vicina allo spettro del rosso-giallo), mentre una forma che si espandeva in modo rilassato richiamava lo spettro del blu-violetto. Il colore veniva proiettato mentalmente sulla figura invisibile per poterne decifrare la struttura formale.

Il colore fisiologico: “vedere” dove non c'è nulla

Seguendo la scienza goethiana applicata alla teoria dei colori, von Baravalle insegnava che il colore non è una proprietà intrinseca della materia o una semplice lunghezza d'onda analizzabile al microscopio, ma è un'attività del soggetto. L'esercizio tipico consisteva nello sfruttare le immagini residue (o post-immagini) e il contrasto simultaneo: tanto agli allievi della scuola di Waldorf quanto agli studenti di Ulm, veniva chiesto di fissare intensamente una sagoma geometrica di un colore vivido, ad esempio un cerchio verde. Dopo circa trenta secondi, la figura veniva rimossa all'improvviso, lasciando lo sguardo su una parete totalmente bianca. Gli studenti vedevano apparire nello spazio vuoto un cerchio di un luminoso rosso brillante (il magenta complementare).

L'incontro fra luce e buio

Nelle sue lezioni di fisica fenomenologica, von Baravalle mostrava come i colori nascessero non dal sezionamento della luce (come sosteneva Newton), ma dal dinamico incontro tra la luce e loscurità attraverso un mezzo semitrasparente (il mezzo torbido goethiano). Prima di far toccare un tubetto di vernice, gli studenti dovevano imparare a cogliere le transizioni invisibili dell'ombra: come un'ombra non sia mai solo “assenza di luce”, ma contenga in nuce vibrazioni di azzurro, indaco o viola a seconda della qualità della luce circostante. In altre parole il mondo fisico è un mondo “apparente” mentre il mondo “reale” sarebbe, in un certo qual senso, quello soggettivo o cognitivo dell'uomo: il vero colore si manifestava solo dopo che l'occhio era stato educato a percepire tali sottili transizioni.

Questa, dunque, la lezione “antroposofica” del professor Baravalle. Non ci si doveva accontentare di fermarsi alle apparenze (formali, cromatiche ecc.) e non si poteva essere buoni designer, artisti o scienziati se ci si limitava a guardare passivamente la superficie del mondo: bisognava prima imparare a generare le forme in aria e i colori dentro i propri occhi.

Opere (selezione)

Geometrie als Sprache der Formen (Geometria come linguaggio di forme): Baravalle esplora, nella prima parte, le costruzioni geometriche come esercizi teorici, mentre nella seconda regala al lettore un'escursione geometrica illustrata di 411 figure distribuite in 96 tavole, dal solo tringolo equilatero al teorema di Pitagora in divenire, scacchiere circolari, proiezioni dinamiche, simmetrie floreali, spirali logaritmiche, illusioni cognitive, ellissi e parabole generate intersecando linee rette (dritte) secondo il metodo Baravalle etc. L'insegnamento dell'aritmetica nella Scuola Waldorf (titolo orig. Die Menschenkunde des Rechnens): un'opera fondamentale che illustra come avvicinare i bambini ai numeri attraverso il ritmo e la comprensione antropologica. Die Geometrie des Pentagramms und der goldene Schnitt (La geometria del pentagramma e la sezione aurea): un'analisi dettagliata delle proporzioni armoniche e delle loro manifestazioni in natura. Darstellende Geometrie nach dynamischer Methode (Geometria descrittiva secondo il metodo dinamico): il suo noto approccio basato sulla trasformazione e il movimento delle figure nello spazio.

Altre opere riguardano la fisica e l'astronomia:

Einführung in die Erscheinungen am Sternenhimmel (Introduzione ai fenomeni del cielo stellato): manuale e guida pratica all'osservazione astronomica per autodidatti e insegnanti. Introduction to Physics in the Waldorf Schools (Introduzione alla fisica nelle scuole Waldorf): incentrato sul metodo fenomenologico nell'insegnamento della fisica.

È l'autore della scacchiera circolare di Baravalle.Martin Gardner, Jeux du Scientific American, adattamento a cura di Yves Roussel, ADCS, Amiens, 1996,

Note

Bibliografia

Voci correlate Antroposofia Rudolf Steiner Scuola Waldorf Scuola di Ulm