Il Nordwestblock (in tedesco significa “Blocco nord-occidentale”) è un’ipotetica regione culturale dell’Europa nord-occidentale che alcuni studiosi individuano come cultura preistorica presente negli attuali Paesi Bassi, in Belgio, nell’estremo nord della Francia e nella Germania nord-occidentale, in un’area delimitata approssimativamente dai fiumi Somme, Oise, Mosa e l’Elba durante l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro, dal III al I millennio a.C., fino all’inizio delle fonti storiche, nel I secolo a.C.
La teoria fu proposta per la prima volta da due autori che lavoravano indipendentemente l’uno dall’altro: Hans Kuhn e Maurits Gysseling, la cui proposta includeva ricerche che indicavano come potesse essere esistita, nella regione belga, una lingua a metà strada tra il germanico e il celtico.J.B. Berns (2004) Gysseling, M. Biography. (Dutch)
Il termine «Nordwestblock» fu coniato da Hans KuhnRolf Hachmann, Georg Kossack and Hans Kuhn. Völker zwischen Germanen und Kelten, 1986, p. 183-212, il quale non considerava gli abitanti dell’area né germanici né celtici e attribuiva loro un’etnia o una cultura distinta fino all’Età del Ferro. Finora, questa ipotesi non è stata né dimostrata né smentita.
Ipotesi linguistiche La lingua o le lingue ipotetiche parlate dalla popolazione del Nordwestblock dell’Età del Ferro sono oggetto di speculazioni, poiché non esistono testimonianze scritte di tali lingue, come nel caso della lingua germanica; tuttavia, è possibile trarne conclusioni basandosi sull’analisi delle caratteristiche del substrato presenti nelle lingue prevalentemente germaniche occidentali che in seguito vennero parlate nella regione (ad esempio, prestiti areali di origine sconosciuta e la presenza di alcune consonanti geminate che non possono essere spiegate come eredità dal proto-indoeuropeo), oppure dall’analisi dei nomi di luogo (toponomastica e idronimia).Schrijver, Peter (1997) “Animal, vegetable and mineral: some Western European substratum words”. In Lubotsky, A. (ed.) Sound Law and Analogy, Papers in Honor of Robert S. P. Beekes on the Occasion of his 60th Birthday, pp. 293–316. Amsterdam/Atlanta. In linea di massima, quest’area di substrato viene talvolta definita «substrato nord-occidentale europeo». Kuhn ipotizzò un’affinità linguistica di questo substrato con la lingua venetica, mentre altre ipotesi collegano il «blocco nord-occidentale» con le lingue indoeuropee generiche di tipo centum ( tipo come con l'illirico, «antico europeo»). Gysseling ipotizzò l’esistenza di una lingua belga intermedia tra il germanico e il celtico, che avrebbe potuto essere affine all’italico.
Secondo Luc van Durme, un linguista belga, le prove toponomastiche di una pregressa presenza celtica nei Paesi Bassi sono quasi del tutto assenti. Kuhn osservò che, poiché nel proto-indoeuropeo (PIE), il fonema */b/ era molto raro e poiché il PIE */b/, secondo la legge di Grimm, è la fonte principale del /p/ ereditato regolarmente nelle parole delle lingue germaniche (tranne che dopo le fricative, ad esempio l’*sp- iniziale derivante dal PIE *(s)p-), le numerose parole in cui compare il /p/ devono avere come origine qualche altra lingua.Oude taaltoestanden in en om de Nederlanden. Een reconstructie met de inzichten van M. Gysseling als leidraad. In: Handelingen van de Koninklijke commissie voor Toponymie en Dialectologie. LXXV/2003 Analogamente, nel celtico, il PIE */p/ scomparve e nelle parole ereditati regolarmente non riapparve nelle lingue celtiche-p se non come risultato della trasformazione del proto-celtico *kʷ in *p. Tutto ciò, nel suo insieme, significa che qualsiasi parola che inizi con una /p/ in una lingua germanica e che non sia evidentemente un prestito né dal latino né da una lingua celtica-P, come il gallico, deve essere un prestito da un'altra lingua. Kuhn attribuisce tali parole alla lingua del Nordwestblock.
Il linguista Peter Schrijver ipotizza l’esistenza di lingue preindoeuropee legate alla cultura archeologica della ceramica lineare e a una famiglia di lingue caratterizzate da verbi complessi, parlate dai primi agricoltori neolitici, di cui le lingue del Caucaso nord-occidentale potrebbero essere state le uniche sopravvissute. Sebbene si ritenga che abbia lasciato tracce anche in tutte le altre lingue indoeuropee, l’influenza di un substrato sconosciuto sarebbe stata particolarmente forte sulle lingue celtiche originarie del nord delle Alpi e sulla regione che comprende il Belgio e la Renania.Schrijver, Peter (7 March 2007). Keltisch en de buren: 9000 jaar taalcontact [Celtic and their Neighbours: 9000 years of language contact] (PDF) (in Dutch). Oration upon acceptance of office of full professor of Celtic Languages and Culture. Utrecht University. pp. 19–21.
Non è chiaro quando la cultura germanica abbia iniziato a prendere piede nella zona. Nel territorio del Nordwestblock si sviluppò la cultura del vaso campaniforme (2700-2100 a.C.) e secondo alcuni studiosi questo fu proprio il territorio di origine della cultura campaniforme J.P. Mallory - EIEC pg 53. La cultura di Hilversum fu probabilmente erede di quest'ultima o meglio della "regionalizzazione" della facies campaniforme detta in inglese Barbed wire Beakers culture (2100-1800 a.C.). La regione del Nordwestblock, a nord del Reno, è tradizionalmente considerata parte dell’area dell’Età del Bronzo settentrionale, mentre si ritiene generalmente che l’Età del Ferro di Harpstedt rappresenti i precursori germanici a ovest della cultura di Jastorf. Lo sviluppo generale coincise con l’emergere delle lingue germaniche in altre regioni a est, precedentemente appartenenti all’Età del Bronzo settentrionale, il che potrebbe aver comportato anche un certo grado di diffusione culturale germanica. A partire all’incirca dal I secolo d.C., in quella regione si sviluppò il gruppo delle lingue germaniche del Reno-Weser, che diede origine al franco antico a partire dal IV secolo.
La questione rimane ancora irrisolta e finora non sono state presentate prove conclusive a sostegno di alcuna alternativa. Lo studioso James Patrick Mallory considera la questione un utile promemoria del fatto che alcuni gruppi linguistici anonimi, che non si conformano pienamente alla classificazione attuale, potrebbero essere sopravvissuti fino all’inizio delle testimonianze storiche.
Note
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