La grammatica ungherese è basata sull'agglutinazione e ha caratteristiche in comune con le altre lingue uraliche, come il finlandese e l'estone. Infatti, queste tre lingue sono imparentate in quanto derivano dal proto-ugrofinnico, una delle evoluzioni del proto-uralico. Altre lingue agglutinanti nel mondo sono le lingue turciche, il coreano, il birmano, l'indonesiano e il malese.

Inoltre, l'ungherese possiede l'armonia vocalica alla pari del finlandese, estone, delle lingue turciche, del mongolo e del coreano medio. Pertanto, i suffissi hanno più varianti e la variante corretta si sceglie in base alla vocale finale della radice lessicale.

L'ordine dei costituenti è S-V-O (soggetto-verbo-oggetto), con alcune variazioni in particolare se si vuole enfatizzare l'oggetto (per cui l'ordine viene modificato in S-O-V). Gli avverbi e i co-verbi precedono sempre i verbi.

Armonia vocalica In ungherese, un suffisso ha più varianti; il suffisso corretto viene scelto osservando l'ultima vocale della radice lessicale. In particolare, le radici con vocale posteriore (cioè articolata in fondo alla bocca) si accompagnano alle versioni dei suffissi con le vocali posteriori, mentre le radici con vocale arrotondata/procheila (cioè pronunciata con le labbra arrotondate in un cerchiolino) si accompagnano alle versioni dei suffissi con le vocali arrotondate.

Le vocali posteriori in ungherese sono -a-, -á-, -o-, -ó-, -u-, -ú- (le versioni con l'accento acuto singolo o doppio rappresenta la versione con allungamento vocalico) Le vocali anteriori in ungherese sono: -e-, -é-, -i-, -í- Le vocali anteriori arrotondate/procheile in ungherese sono: -ö-, -ő-, -ü-, -ű-

Le vocali neutre (-i-, versione con allungamento vocalico -í-, -e-, versione con allungamento vocalico -é-) invece non sono ancorate alle regole dell'armonia vocalica, per cui se una radice lessicale contiene una di queste 4 vocali in posizione finale, queste vocali vengono ignorate e si guarda la penultima vocale. Se tutte le vocali della parola appartengono al gruppo neutro, l'intera parola viene considerata avente vocale anteriore.

Convenevoli base +UnghereseTraduzioneHelló!Ciao!Jó reggeltBuongiorno (semi-formale)jó reggelt kívánokBuongiorno (formale)Köszönöm (szépen)Grazie (mille)SzívesenPregoNagyon szívesenPrego (enfatico e formale)KérlekPer cortesia/per piacereBocsScusaBocsánatScusa (formale)Semmi baj!, Nemm baj!Di nientebúcsúArrivederci

I casi grammaticali

Elenco dei casi e i casi locativi L'ungherese, alla pari del finlandese e dell'estone, è una lingua con i casi grammaticali. Tutte e tre queste lingue hanno molti casi grammaticali in particolare perché ogni complemento di moto e ogni varietà particolare di stato in luogo possiede una propria morfologia. L'ungherese, eccetto nei pronomi personali, non effettua distinzioni in generi come in italiano, latino, tedesco e nelle lingue slave.

Il sistema di casi locativi (che includono il moto e la posizione) è una parte corposa della declinazione ungherese e contiene 9 casi; questi 9 casi sono pensabili come l'intreccio di due variabili: il tipo di moto e il tipo di localizzazione. Esistono 3 tipi di moto (moto verso, stasi/niente moto, moto da; in altre parole, moto a luogo, stato in luogo, moto da luogo), a cui si aggiungono 3 tipi di localizzazione (dentro, fuori/superficie, vicino/generico; in altre parole, interno, esterno/superficie, prossimità/generico).

Pertanto, un moto a luogo può essere in ingresso, in uscita o di avvicinamento; una posizione statica può essere dentro, fuori/sulla superficie o nelle vicinanze di un luogo; infine, un moto di allontanamento può essere dall'interno di un luogo, dall'esterno/superficie dello stesso luogo o dalle vicinanze dello stesso luogo. Degli esempi di vicinanza sono "Ci siamo seduti al tavolo, sono andato dal dentista", per cui la vicinanza non traduce necessariamente "Nei paraggi/vicinanze di, vicino a...", ma anche un luogo generico di cui non si specifica un dentro o un fuori. Queste sfumature di significato riguardo al punto di arrivo, alla localizzazione o al punto di partenza vengono rese con la morfologia. Queste 9 combinazioni corrispondono ai seguenti 9 casi: +-Moto verso...PosizioneMoto da...InternoillativoinessivoelativoEsterno/SuperficiesublativosuperessivodelativoVicinanzeallativoadessivoablativo Il suffisso -lativo significa letteralmente "trasportato", per cui indica il moto (da cui "illativo, allativo", lett. "trasportato in, trasportato nei pressi"); il termine tecnico "sublativo" deriva dal neologismo latino sublātus, letteralmente "ascendere dall'interno". Il suffisso -essivo deriva da "essere", per cui indica la posizione (da cui "inessivo, superessivo, adessivo", lett. "essere in, essere sopra, essere presso").

L'ultima parte corposa dei casi in ungherese è composta dai casi obliqui, che dunque si affiancano alla forma del dizionario (il caso zero), all'accusativo (il caso diretto) e ai casi locativi. I casi locativi hanno la particolarità di culminare in una geminazione/tensificazione/raddoppio consonantico se la radice finisce in una consonante -C qualunque: le combinazioni -Cvá e -Cval (varianti -Cvé e -Cvel per armonia vocalica) culminano in -CCá e -CCal (varianti -CCé e -CCél). Se la radice finisce già con una consonante raddoppiata (cioè finisce in -CC), la -/v/ iniziale semplicemente cade siccome non si scrivono 3 consonanti identiche di fila.

I casi sono i seguenti:

nominativo (NOM): indica il soggetto della frase ed è anche la forma base o "forma del dizionario" dei nomi. Inoltre, è anche la radice su cui si costruiscono tutti gli altri casi (sia al singolare che al plurale); se il sostantivo al nominativo finisce in consonante, può avvenire una geminazione/tensificazione/raddoppio consonantico indicato anche in ortografia. Siccome il nominativo non ha nessuna morfologia particolare che lo marca, viene anche detto "caso zero". Il nominativo si usa anche nei quasi-classificatori, cioè nelle parole di quantità che quantificano i nomi non contabili (e.g., una tazza di caffè) pure se sono il complemento oggetto. Infine, delle espressioni fisse e cristallizzate come "ogni giorno" (minden nap) usano il nominativo. accusativo (ACC): indica il complemento oggetto, tranne se la parola è un quasi-classificatore. Il suffisso è -t se la parola finisce in vocale ma, nelle parole che finiscono già al nominativo/forma del dizionario in consonante, solitamente si aggiunge una vocale eufonica; il suffisso è -at/ot oppure -et in base all'armonia vocalica. dativo (DAT): indica il complemento di termine, cioè l'oggetto indiretto (e.g., "Io do il libro a Marco"). Si usa anche per indicare il nome di una persona (e.g., "Il mio nome è Marco") e in alcuni verbi (e.g., considerare, ritenere, essere adatto a, essere necessario a). Inoltre traduce il verbo "avere", siccome l'ungherese non ha il verbo "avere" ma usa una struttura simile a un giro di parole per indicare il possesso (e.g., "Io ho un libro > A me è un libro"); pertanto, il dativo marca il possessore, mentre l'oggetto posseduto diventa il soggetto della frase ed è dunque nella forma del dizionario. strumentale (INST): indica il complemento di mezzo, eccetto con il metodo di pagamento (e.g., "Pago in contanti"), per cui si usa l'inessivo. Inoltre, il caso strumentale ha anche un valore comitativo/sociativo (alla pari delle lingue slave), per cui indica anche il complemento di compagnia. Infine, si usa anche con la preposizione mint ("invece di", e.g. "Scrivo con la penna invece della matita") e per rimarcare l'agente nelle costruzioni causative (e.g., "Ho fatto in modo che X facesse qualcosa"). causale-finale (CAUS): indica il complemento di fine. traslativo (TRANS): indica una mutazione ed è il caso retto dai varbi válik (diventare), lesz (diventare), tesz (rendere) e változtat (trasformarsi in). terminativo (TERM): traduce "fino a" (riferito al moto alla destinazione di un moto a luogo o a un momento temporale). essivo (ESS): indica il moto da luogo dall'interno di un luogo/oggetto. Una sua variazione, l'essivo-formale (ESS-F) indica il ruolo anche figurato e traduce dunque l'italiano "come" in espressioni come "Lavoro come un impiegato, mi tratta come uno schiavo"). Infine, si usa per derivare avverbi dagli aggettivi che terminano in -(a)tlan e -(e)tlen. inessivo (INESS): indica lo stato in luogo dentro un luogo/oggetto. Inoltre, è usato in alcune espressioni di tempo ed è il caso retto dai verbi "essere sicuro di (biztos), prendere parte a/partecipare a (részt vesz), credere in (hisz), essere colpevole di (bűnös), morire di (hal)". Infine, si usa per indicare il mezzo con cui si paga (e.g., "Pago in contanti") invece dello strumentale. Alcuni nomi di città hanno un inessivo irregolare che si impara a memoria, e.g., Pécsett, Győrött, Kolozsvár(ot)t. superessivo (SUPER): indica lo stato in luogo fuori da un luogo/oggetto o sulla sua superficie. Inoltre, si usa con i giorni della settimana (e.g., "Ogni lunedì vado in palestra") e in altre espressioni temporali. Infine, si usa con le preposizioni alul (al di sotto di), fölül (al di sopra di), kívül (fuori), át oppure keresztül (attraverso), innen (questo lato di), túl (al di là), belül (entro), végig (lungo...; fino alla fine) e con i verbi che reggono queste preposizioni. adessivo (ADESS): indica lo stato in luogo vicino a un oggetto. Inoltre, si usa nel comparativo per introdurre il paragone (e.g., "Marco è più alto di Giovanni"). illativo (ILL): indica il moto verso l'interno di un luogo/oggetto. Inoltre, è il caso del coverbo bele in tutte le espressioni formulaiche in cui compare. Infine, compare in altre espressioni formulaiche che implicano un cambiamento di stato, e.g. "Cacciarsi nei guai, arrabbiarsi/incavolarsi". sublativo (SUBL): indica il moto a luogo verso l'esterno di un oggetto o la sua superficie (e.g., mi siedo sulla sedia, metto l'oggetto sul tavolo"); inoltre, indica il complemento di tempo limite (e.g., "Devo terminare il progetto entro oggi") ed è il caso del coverbo rá. Infine, è il caso retto da alcuni aggettivi (e.g., "essere fiero/a di, essere curioso di, avere bisogno di, tagliare in, tradurre in"). allativo (ALL): indica il moto a luogo nei paraggi di un luogo/oggetto o verso un generico luogo (e.g., "io vado dal dentista, io mi siedo al tavolo"). Inoltre, si usa con il coverbo hozzá e nelle espressioni "essere bravo in, essere gentile con/nei confronti di, mi ricorda [qualcuno/qualcosa]". elativo (EL): indica il moto da luogo dall'interno di un luogo/oggetto. Inoltre, è il caso retto dal verbo "diventare" (lesz) e indica il complemento di materiale (e.g., "Questo vestito è fatto di seta"), il complemento di origine (e.g., "Questo dipinto è del Rinascimento"), il complemento di causa (e.g., "Chiedo per curiosità, l'ho fatto per amore, ho preso questo libro per sbaglio/errore") e il partitivo (e.g., "Ho mangiato un po' di pesce, ho bevuto poco vino"). delativo (DEL): indica il moto da luogo dall'esterno di un luogo/oggetto o dalla sua superficie (e.g., "mi alzo dalla sedia, tolgo l'oggetto dal tavolo). Inoltre, marca il complemento di argomento (e.g., "Parlare di sé", "Questa rivista parla di auto", "Non so niente di questa storia") e si usa per rimarcare l'origine in costrutti in cui il secondo termine è marcato dal sublativo (e.g., Magyarról angolra, "dall'ungherese in inglese"); svariati di questi costrutti sono espressioni fisse, e.g. szóról szóra (parola per parola) e időről időre (di tanto in tanto, talvolta).