La teoria della simulazione dell'empatia sostiene che gli esseri umani anticipino e comprendano il comportamento degli altri attivando processi mentali che, quando risultano in un'azione, tendono a riprodurre un comportamento simile a quello osservato.
La teoria della simulazione mentale non riguarda esclusivamente il concetto di empatia, ma tenta di spiegare il meccanismo grazie al quale siamo in grado di comprendere gli altri, ovvero tramite una risposta empatica.
Origine La teoria della simulazione si basa sulla filosofia della mente, una branca della filosofia che studia la natura della mente e la sua relazione con il cervello. Essa si basa principalmente sul lavoro del filosofo Alvin Goldman e del filosofo e scienziato cognitivo Robert Gordon. La scoperta dei neuroni specchio nei macachi permette di spiegare l'allineamento fra percezione ed azione tramite un meccanismo fisiologico, di cui si può ipotizzare l'esistenza anche negli esseri umani. A partire dalla scoperta dei neuroni specchio, molti studi hanno esaminato il ruolo di questo meccanismo nel nostro sistema di comprensione delle azioni e delle emozioni altrui, ma anche di altre funzioni sociali.
Sviluppo I neuroni specchio si attivano sia quando vengono eseguite delle azioni, che quando si osservano dei comportamenti. Questa funzione potrebbe spiegare il meccanismo che permette agli esseri umani di riconoscere gli stati d'animo degli altri: gli individui riproducono nel loro cervello le azioni osservate come se le stessero eseguendo.
Esistono due tipologie di esperimenti in grado di dimostrare l'importanza dei neuroni specchio per la comprensione delle azioni altrui nelle scimmie.
La prima si basa sul fatto che l'attivazione dei neuroni specchio necessita di un effettore, come una mano o una bocca. I neuroni specchio, infatti, non si attivano di fronte ad azioni svolte da oggetti, come delle pinze. Per esempio, non si attivano alla vista di un oggetto, né alla vista di un'azione che non coinvolga un altro soggetto (azione intransitiva). Si è dimostrato che i neuroni specchio possono attivarsi anche quando la parte critica di un'azione non è visibile all'osservatore. I ricercatori hanno mostrato a degli osservatori una mano che si muoveva verso un cubo e lo afferrava, poi hanno mostrato la stessa sequenza, questa volta nascondendo il cubo dietro ad una barriera che ne occultava la vista. In entrambi gli scenari i neuroni specchio si sono attivati. Tuttavia non si sono attivati quando l'osservatore sapeva già che dietro alla barriera non c'era nessun cubo.
La seconda tipologia di esperimenti consiste nell'osservare l'attivazione dei neuroni specchio di fronte ad una stessa azione, in contesti diversi. Un esperimento di registrazione da singola cellula svolto sulle scimmie ha mostrato diversi livelli di attivazione dei neuroni specchio della bocca in base al conteso (azioni di ingerimento, come per esempio suggere del succo, e azioni comunicative come schioccare la lingua o fare la linguaccia). Uno studio con la fMRI ha dimostrato che i neuroni specchio si attivano diversamente in base al contesto anche nel caso in cui l'azione consista nell'afferrare una tazza (bere una tazza di caffè o pulire il tavolo sul quale la tazza era appoggiata).
Dato che i neuroni specchio si attivano sia quando qualcuno svolge un'azione che quando la osserva, la loro attivazione è legata esclusivamente all'osservazione di azioni e non a sistemi di credenze e desideri.
Comprensione delle emozioni La rappresentazione neurale condivisa tra azione motoria e osservazione si estende anche al dominio delle emozioni. Non solo l'osservazione dei movimenti, ma anche l'osservazione di espressioni del volto attiva le stesse regioni del cervello che si attiverebbero nel caso di un'esperienza diretta. Uno studio con la fMRI ha mostrato che le stesse regioni del cervello si attivano quando le persone imitano o osservano espressioni di gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura
Osservare video che mostrano espressioni di disgusto attiva le stesse aree neurali che si attivano quando qualcuno prova disgusto in maniera diretta. Risultati simili si osservano nel caso del tatto. Osservare video in cui qualcuno si tocca le gambe o il volto attiva la corteccia somatosensoriale, esattamente come accadrebbe nel caso di un'esperienza diretta. Un simile sistema specchio esiste anche per la percezione del dolore. Quando le persone vedono qualcuno che prova dolore, provano dolore, non solo a livello emotivo, ma anche sensoriale.
Questi risultati suggeriscono che comprendere le emozioni e i sentimenti degli altri non comporta esclusivamente un processo cognitivo di deduzione del significato degli stimoli, ma un'attivazione automatica dei neuroni somatosensoriali. Uno studio basato sulla misurazione delle dimensioni delle pupille, dimostra che la percezione delle emozioni è regolata da un processo automatico, modulato dal sistema specchio. Quando le persone venivano esposte ad un volto triste, la dimensione delle pupille del volto influenzava la percezione del suo stato emotivo da parte degli osservatori, anche quando l'osservatore non era direttamente cosciente di tale differenza. Quando la dimensione delle pupille raggiungeva il 180% della dimensione originale, gli osservatori percepivano il volto triste come meno negativo e meno intenso, rispetto al volto originale o ad un volto con delle pupille più piccole dell'originale. Questo meccanismo è connesso a regioni del cervello legate al processamento delle emozioni, come l'amigdala. Inoltre, la dimensione delle pupille degli osservatori si allineava con la dimensione delle pupille del volto osservato. Considerato che l'uomo non possiede la capacità di controllare la dimensione delle pupille, il cambio di dimensione delle stesse negli osservatori suggerisce che la loro risposta emotiva è il risultato di un processo automatico. Tuttavia, lo studio non ha identificato altre emozioni, come la gioia o la rabbia, in grado di influenzare la dimensione delle pupille come la tristezza.
Ruolo epistemologico dell'empatia Basandosi su diversi studi di neuroimaging, il filosofo de Vignemont e la neuroscienziata Tania Singer hanno proposto l'idea che l'empatia giochi un ruolo fondamentale nella comunicazione umana: "L'empatia ci permette di predire in maniera più veloce ed accurata i bisogni delle altre persone e di individuare elementi rilevanti nell'ambiente che ci circonda." Il sistema dei neuroni specchio potrebbe permettere agli esseri umani di comprendere velocemente le azioni degli altri e l'ambiente che li circonda e quindi comunicare in maniera efficiente.
Uno studio svolto con l'fMRI suggerisce che il sistema dei neuroni specchio rappresenti un substrato neurale comune in grado di mediare l’esperienza delle emozioni di base. Ai partecipanti è stato chiesto di vedere videoclip di persone felici, tristi, arrabbiate e disgustate, poi i ricercatori hanno misurato il quoziente di empatia (EQ). Hanno scoperto che l'attivazione delle aree specifiche del cervello associate con le quattro emozioni di base è correlata con l'EQ, mentre l’attivazione del sistema dei neuroni specchio (il giro frontale inferiore dorsale sinistro / la corteccia premotoria) è correlato con l'EQ per tutte le emozioni. Gli autori hanno interpretato questo risultato come la dimostrazione del fatto che la percezione dell'azione media il rapporto tra la percezione del volto e dell'emozione.
Empatia per il dolore Un articolo pubblicato su Science mette in discussione l'idea che i neuroni specchio giochino un ruolo nei processi di empatia legati alla percezione del dolore. Gli autori notano che l'insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore (due regioni legate all'attivazione dell'esperienza affettiva del dolore) si attivano sia quando si prova un'esperienza dolorosa che quando si osserva qualcuno che sta provando un'esperienza dolorosa. Tuttavia, il resto della matrice del dolore, responsabile della percezione fisica, non si attiva in coloro che osservano un'esperienza dolorosa. Inoltre, in altri esperimenti, la magnetoencefalografia e la risonanza magnetica funzionale hanno successivamente dimostrato che l'empatia, per il dolore coinvolge la corteccia somatosensoriale, il che supporta la teoria della simulazione dell'empatia.
Wicker et al. (2003) sostengono che l'insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore costituiscano il substrato neurale dell'empatia. Essi scrivono: "i risultati dimostrano che l'insula anteriore si attiva sia durante l'osservazione di espressioni facciali di disgusto, sia quando l'emozione del disgusto viene evocata da odori sgradevoli.
Inoltre, un altro studio dimostra che toccare oggetti animati o inanimati attiva le azioni, le emozioni e le sensazioni legate alla nostra rappresentazione interna del tatto. Tuttavia Wicker et al. (2003) notano che" che il processo di attivazione osservato potrebbe non essersi sviluppata esclusivamente per permettere i processi empatici".
Empatia e l'altruismo Alcuni modelli teorici sostengono che l'empatia permetta l'attivazione del sistema motivazionale interpersonale legato all'altruismo. A livello teorico, questi modelli risultano essere coerenti con la definizione di empatia, in quanto emozione eterodiretta. Un sostanziale filone della ricerca scientifica suggerisce che l'empatia attivi risposte di aiuto, per esempio ricevere un elettroshock al posto di un'altra persona. Questi risultati sono stati spesso interpretati come la prova che l'empatia, essendo all'origine dei comportamenti altruistici, spinga a compiere azioni di aiuto.
Note
Voci correlate Mentalizzazione Assunzione di prospettiva Teoria della mente
Categoria:Teorie psicologiche