Pallene () è un personaggio della mitologia greca. Fu una principessa di Odomanti.

Etimologia

Il nome Pallene (in greco antico: , Pallḗnē) è un eponimo prettamente geografico e territoriale, indissolubilmente legato alla penisola Calcidica. Nella tradizione mitografica, la principessa tracia incarna la personificazione stessa di questo territorio, che secondo gli storici Teagene ed Egesippo prese il nome proprio da lei.

Dal punto di vista linguistico, gli studi evidenziano che il suffisso -ḗnē () appartiene a un sostrato linguistico pregreco o anatolico. Il glottologo Albert Carnoy ha avanzato l'ipotesi di una derivazione dalla radice indoeuropea *bel- / *pel- col significato di "fango" o "terreno paludoso", sebbene tale ricostruzione rimanga discussa. Sono invece da considerarsi del tutto prive di fondamento scientifico le antiche paraetimologie greche che cercavano di collegare il nome della principessa al verbo (pállō, "scagliare" o "palleggiare la lancia" in battaglia).

Genealogia

Figlia di Sitone e della ninfa Mendeide () o della ninfa Achiroe () oppure di Ermes e Peito.

Sposò Clito oppure Dionisio.

Non sono noti i nomi di eventuale progenie.

Mitologia

Pallene (in età di matrimonio) era molto bella ed aveva molti pretendenti, così suo padre (Sitone, re degli Odomanti) decise che solo chi lo avesse sconfitto avrebbe ottenuto sia la mano della ragazza sia il suo regno. Merope (re di Antemosia) e Perifete (re di Migdonia) e molti altri furono sconfitti ed uccisi, ma Sitone invecchiava ed alla fine si rese conto che a Pallene spettava un marito, così cambiò idea e decise che gli altri pretendenti dovevano duellare tra di loro.

Driante () e Clito furono i nuovi pretendenti e Pallene, innamorata del secondo, si confidò con il suo tutore. Questi, per aiutarla, si rivolse all'auriga di Driante che, corrotto, svitò le ruote del carro di Driante le quali, alla prima carica del duello si staccarono facendo cadere Driante, così Clito fu avvantaggiato e lo uccise. Sitone però, scoperto l'inganno della figlia, dapprima pose sulla pira il corpo esanime di Driante ed in seguito volle aggiungere anche Pallene. Ma un'improvvisa e forte pioggia cominciò a cadere (spegnendo il fuoco della pira) e Sitone cambiò idea decidendo di celebrare il matrimonio tra i due amanti.

Conone da un finale diverso scrivendo che fu Afrodite ad intervenire per salvare Pallene e che ottenne l'appoggio degli abitanti del regno il quale prese in seguito il nome di Pallene. Giovanni Tzetzes scrive invece che fu la città a prendere il nome della donna e che si trovava in Tracia.

La variante epica nelle Dionisiache

Nonno di Panopoli offre una versione del mito radicalmente diversa da quella dei mitografi classici ed inserisce Pallene all'interno delle imprese mitiche di Dioniso in Europa.

Il primo accenno alla principessa compare nel Libro XLIII, dove il dio dell'amore, Eros, esorta Dioniso a lasciare le terre d'Oriente ed a dirigersi in Tracia. Eros profetizza che ad attenderlo ci sarà proprio Pallene (definita "l'atleta" o "la lottatrice") e che il dio dovrà conquistarla non con le armi, ma trionfando in un piacevole scontro di lotta presieduto da Afrodite.

Finita la sua guerra contro i Giganti, Dioniso giunge nel regno del tirannico Sitone per porre fine alla strage dei pretendenti (di Pallene) e punire il re, accusato di nutrire una passione incestuosa e sacrilega verso la sua stessa figlia, ma invece del duello all'ultimo sangue con le armi o sui carri, Sitone impone a Dioniso una sfida di lotta greca corpo a corpo direttamente contro la principessa, così Pallene affronta il dio unta d'olio (secondo l'uso dei lottatori antichi), ma senza armi e nuda (eccetto una fascia sul petto ed un panno bianco sui fianchi), rivelandosi donna ed inerme.

Lo scontro si trasforma in un gioco erotico e sensuale e Dioniso, ammirato dalla bellezza del corpo di Pallene, prolunga volutamente la sfida per il puro piacere del contatto fisico e fingendo di faticare contro le tecniche di presa di Pallene. Alla fine e con una mossa agile, il dio la solleva sopra la spalla e la adagia delicatamente al suolo, vincendo la gara e ottenendo la sua mano.

Le nozze vengono celebrate con canti festosi di un satiro e delle Baccanti, ai quali si uniscono le danze marine delle figlie di Nereo (tra cui Galatea e Teti). Dionisio, in seguito, uccide Sitone (il padre di Pallene) e, per consolare la donna dal dolore della perdita del padre, le dice che lei non è una comune mortale, bensì la figlia divina di Ermes e Peito.

Nel corso del poema, la memoria di questo matrimonio tracio riaffiora poco dopo e quando Dioniso s'innamora della ninfa Aura ed avviene che l'ombra (eidolon) della defunta Arianna (poiché nella concezione greca l'oltretomba era popolato da ombre e non da anime) appare al dio, rimproverandolo per la sua incostanza amorosa e citando esplicitamente Pallene come l'ennesima sposa rapidamente dimenticata.

Note

Categoria:Principesse della mitologia greca