San Giovanni Battista che predica è un dipinto a olio su tela (296 × 217 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, databile tra il 1652 e il 1656 e conservato presso la Pinacoteca civica di Forlì. Storia L'opera fu ricordata da Malvasia nella Felsina pittrice tra i dipinti eseguiti nel 1654: «[Fece] un Gio. Battista in atto di predicare, Tavola d'altare per li Padri Cappuccini di Forlì».

I pagamenti relativi al dipinto sono registrati nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del Guercino, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e successivamente proseguito dai familiari fino al 1666. Il 6 marzo 1653 fu annotato: «Dal Sig:r Bernardi:no Marchese si è ricevuto doble de Italia n:o 20 e queste sono per caparra del S. Giovanni per li R. P. Cappuccini di Forlì».

Il saldo fu versato il 9 marzo 1655: «Dalli molto Rev:di Padri Cappuccini di Forlì si è ricevuto per intiero pagamento doble de Italia n:o 25 per saldo et ultimo pagamento del San Giovanni nel deserto e questi fano ducatoni n:o 75 che fano L. 375. Fano Scudi 93 L. 3».

Il dipinto fu citato da Francesco Scannelli nel Microcosmo della pittura e da Giacomo Barri nel Viaggio pittoresco d'Italia.

Il 29 luglio 1811 il Cristo benedicente, che sovrastava la pala raffigurante san Giovanni Battista, fu rimosso e trasferito alla Pinacoteca di Brera. È possibile che anche il dipinto del Guercino abbia subito la stessa sorte, sebbene al momento non siano note prove documentarie dirette del suo trasferimento.

La successiva vicenda dell’opera può tuttavia essere ricostruita per via indiziaria. Corrado Ricci, nella sua guida La Pinacoteca di Brera, riferisce che nel 1816 un dipinto del Guercino fu restituito a Forlì. Poiché a Brera si trovavano soltanto due opere del pittore provenienti da Forlì e una di esse, il Cristo benedicente, è tuttora conservata nella pinacoteca milanese, è probabile che il dipinto restituito fosse il San Giovanni Battista.

L’opera risulta successivamente documentata nella Pinacoteca di Forlì: fu segnalata da Carlo Cignani nel 1836, a pagina 32, e da Giovanni Casali nel 1838, a pagina 49. Descrizione San Giovanni Battista è raffigurato sotto un ampio arco naturale formato dalla roccia e dalla vegetazione. Il santo, giovane e imberbe, indossa una veste chiara parzialmente coperta da un ampio mantello rosso, che avvolge il corpo e ricade con larghe pieghe. Con il braccio destro sollevato compie un gesto oratorio, mentre con la mano sinistra regge una croce astile con il cartiglio. Ai suoi piedi è rappresentato l’agnello, tradizionale attributo iconografico del Battista. La figura si staglia contro un paesaggio aperto, dominato da un cielo percorso da nubi scure.

La cavità rocciosa in primo piano assume l’aspetto di una cornice monumentale, entro la quale il santo è presentato non tanto come eremita, quanto nell’atto di predicare. La composizione presenta alcune analogie con il San Giovanni Battista dipinto dal Guercino nel 1650 per la chiesa del Santissimo Rosario di Cento, oggi conservato nella Pinacoteca civica. Nel dipinto centese, tuttavia, il santo, raffigurato in età più matura, è seduto su un sedile di pietra e mostra un atteggiamento più raccolto. Nell’opera forlivese, invece, la torsione del corpo e l’ampiezza del gesto conferiscono maggiore dinamismo alla figura. Stile Il dipinto appartiene alla tarda attività del Guercino, caratterizzata da una maggiore chiarezza compositiva, da un disegno più definito e da una tavolozza luminosa, organizzata in ampie campiture cromatiche. Il rosso intenso del mantello costituisce il principale accento coloristico della composizione e risalta sia contro l’ombra della cavità rocciosa, sia contro le tonalità fredde e cupe del cielo. Questi caratteri sono stati messi in relazione con il progressivo avvicinamento del pittore al classicismo bolognese di Guido Reni e della sua scuola. Rispetto alla produzione giovanile del Guercino risultano attenuati i contrasti più marcati e l’agitazione barocca, senza che venga meno l’interesse per la resa naturalistica dei materiali e delle superfici.Particolare attenzione è riservata alla differenziazione tattile degli elementi: il vello chiaro dell’agnello, la superficie levigata delle rocce, la corteccia del tronco e la vegetazione che si avvolge intorno ad esso. Il contrasto tra l’antro in ombra, il cielo carico di nubi e la figura fortemente illuminata del Battista contribuisce a concentrare l’attenzione sul protagonista. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Forlì Categoria:Dipinti su san Giovanni Battista