Il manoscritto Napoli, Biblioteca Nazionale, MS XIII.B.29 è una miscellanea prodotta in Inghilterra nella seconda metà del XV secolo (1457), conservata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Il codice riveste una rilevante importanza filologica e storica poiché rappresenta l'unico testimone di letteratura in medio-inglese conservato in una biblioteca italiana. Contiene una raccolta di ricette mediche, finora attestata solo in questo manoscritto, tre romanzi cavallereschi di ampia diffusione nell'Inghilterra tardomedievale — Sir Beues of Hampton, Libeaus Desconus e Sir Isumbras (in forma frammentaria) —, il poema agiografico Of Seint Alex of Rome e un testimone acefalo della novella di Griselda tratta dai Canterbury Tales di Chaucer.

Oltre al valore testuale, il manoscritto conserva numerosi elementi paratestuali ed extratestuali, tra cui un disegno che ha indotto alcuni studiosi a ipotizzare un possibile legame con il filosofo Tommaso Campanella. Il codice è inoltre al centro di un'ipotesi critica secondo cui sarebbe stato concepito per un pubblico femminile laico.

Storia Il codice fu prodotto in Inghilterra nel 1457, come attestato dal colophon finale. Secondo gli studiosi la trascrizione dei testi sarebbe opera di un'unica mano, sebbene la questione non sia unanimemente risolta: Manly e Rickert (1940) individuano un solo copista, mentre Mills (1969) ne riconosce due (non considera le ricette mediche e identifica un copista per la prima metà di Beuys of Hampton e un secondo per la restante parte) e Ralph Hanna (2006) ne ipotizza addirittura tre, distinguendo la mano del ricettario medico da quella dei testi letterari. L'arrivo in Italia e l'ipotesi Campanella Il codice presenta numerose notazioni in italiano e alcuni schizzi, posteriori alla trascrizione originale, che testimoniano la sua fruizione nel contesto culturale napoletano.

Sul secondo foglio di guardia compare un disegno raffigurante l'indice di una mano che punta verso una campana. Questo elemento iconografico ha indotto gli studiosi a ipotizzare un legame fra il manoscritto e il filosofo Tommaso Campanella (1568-1639), imprigionato a Napoli agli inizi del Seicento, che era solito riferirsi a sé stesso con il soprannome di "Squilla" e firmarsi nelle lettere con il disegno di una campana indicata da una mano. Il disegno è accompagnato da una nota, rimasta incompleta, che recita: "Questo manoscritto in lingua tedesca [tedesca è stato cancellato e corretto con "inglese"] l'ho hauuto da Diomede di Leonardis e fu primieramente...". Vallese, dopo aver condotto un esame ai raggi ultravioletti, rivelò che la frase non fu mai ultimata con il nome del proprietario. Per quanto riguarda il nome "Dioemede di Leonardis", Vallese ipotizza un collegamento con l'avvocato di Campanella, Giovan Battista de Leonardis: il codice rappresenterebbe quindi un omaggio o un pagamento per i servizi resi. In seguito, la proprietà del manoscritto sarebbe arrivata a un congiunto di Giovan Battista, il già citato Diomede De Leonardis, di cui, tuttavia, non è mai stata trovato riscontro documentale, fino a pervenire all'anonimo autore che vergò la nota di possesso .

La storia della fruizione italiana del volume è confermata da altri indizi paratestuali. Al f. 117r, nello spazio vuoto tra la fine di Sir Isumbras e il principio di Griselda, una mano cinquecentesca (diversa da quella della nota su De Leonardis) ha trascritto un breve testo in versi su Costantino, finora inedito e senza attribuzione. Inoltre, al f. 22r è presente la raffigurazione a penna di un animale, con ogni probabilità un cane, su una struttura.

Contenuto Il manoscritto si apre con il ricettario medico, seguito da Sir Beuys of Hampton, Of Seint Alex of Rome, Libeaus Desconious, il frammento Sir Isumbras (versi 1-123), e la Griselda di Chaucer, mutila dei versi iniziali 1-91.

Il ricettario medico Il codice è introdotto da una raccolta di 137 ricette mediche (140 secondo Weldon) risalenti al XV secolo, attestate unicamente in questo manoscritto (codex unicus). Le ricette forniscono rimedi per disturbi di varia natura: accanto alle prescrizioni propriamente mediche, compaiono anche alcune ricette di tipo domestico. L'ipotesi di Weldon, secondo cui il manoscritto fosse destinato a un pubblico femminile, trova riscontro nella struttura della raccolta, dove i problemi legati alla salute della donna, a partire dalle prime tre formule dedicate alle complicanze del parto, fino a sezioni su disturbi mammari e mestruali, occupano una posizione centrale. A questa componente ginecologica si affianca un repertorio molto eterogeneo, che spazia dal contesto culinario, con una ricetta per preparare la composta di cotogne e un addensante per brodi, a quello pratico e artigianale, ad esempio il rimedio per snidare i conigli o le istruzioni per produrre tinture e ceralacca.

Sir Beuys of Hampton Il primo dei tre romanzi cavallereschi contenuti nel codice narra le vicende di un giovane esiliato dalla madre, la quale si è macchiata dell'omicidio del padre, e sulla sua sanguinosa vendetta contro quest'ultima e il patrigno. Verso la fine del Medioevo, Sir Beuys of Hampton e Libeaus Desconus venivano spesso citati insieme come testi associati a un pubblico femminile. Ne è un esempio la traduzione inglese del trattato De Institutione Foeminae Christianae di Juan Luis Vives, curata da Richard Hyrde nel 1529, che include entrambi i titoli in un elenco di romanzi che le giovani donne avrebbero fatto meglio a non leggere.

Secondo Weldon, il manoscritto nasconde un legame diretto tra la sezione narrativa e alcune ricette: il collegamento emergerebbe nella scena in cui Josian, la principessa armena che nel corso della narrazione sposa Beuys e ha da lui due figli, cura le ferite dell'eroe dopo uno scontro, somministrandogli un impacco insieme al vino. Significativo è che il dettaglio del vino sia attestato solo nel testimone napoletano e in un altro testimone del Sir Beuys of Hampton, il manoscritto London, British Library, Egerton 2862. Weldon nota che il vino compare come componente ricorrente in diverse ricette del manoscritto, tra cui alcune che riguardano disturbi specificatamente femminili: ne è un esempio il rimedio che apre il ricettario medico, a proposito della preparazione di un impiastro da bere con del vino per alleviare i dolori della partoriente. Of Seint Alex of Rome Si tratta di una redazione della leggenda agiografica di sant'Alessio, figlio di ricchi genitori romani che abbandona famiglia e matrimonio per farsi eremita, vagando per la Terra Santa. Tornato a Roma, Alessio continua a vivere in povertà sotto le scale della casa di famiglia, senza farsi riconoscere. È solo dopo la sua morte che la sua identità viene rivelata e il potere taumaturgico legato alla sua figura restituisce la salute a coloro accorsi al suo capezzale. Ancora una volta, secondo Weldon, è da sottolineare il legame con il ricettario medico che apre il manoscritto.

Libeaus Desconus All'insaputa della propria identità e cresciuto da una fata, il figlio di Gawain, Libeaus, fa il suo ingresso alla corte di re Artù, dove dimostra un tale valore cavalleresco da conquistarsi un posto di rilievo nel seguito del sovrano. La redazione tramandata dal manoscritto napoletano è la più estesa fra le sei conosciute. Rispetto agli altri testi, la versione napoletana presenta un punto in comune soltanto con il manoscritto Oxford, Bodleian Library, MS Ashmole 61: in entrambe le stesure, durante il banchetto di nozze la madre di Libeaus svela a Sir Gawain di essere i genitori del giovane cavaliere. Le due varianti si differenziano però nel finale: se nel MS Ashmole 61 è il bacio tra Gawain e Libeaus a sancire il riconoscimento di padre e figlio, la redazione napoletana sceglie invece di far baciare Gawain e la madre di Libeaus.

Sir Isumbras Al centro di Sir Isumbras vi è la vicenda di un cavaliere superbo che, avendo trascurato Dio, viene messo alla prova dalla Provvidenza. Durante una battuta di caccia, un usignolo gli rivela che la povertà lo attende per volere divino, lasciandogli però la facoltà di scegliere quando affrontarla: subito, nella giovinezza, oppure più tardi, negli anni della vecchiaia. Isumbras opta per la prima soluzione, confidando nelle proprie forze giovanili per sostenere le privazioni a venire. Da quel momento i suoi beni si dissolvono, e insieme alla moglie e ai tre figli il cavaliere conosce la separazione e la miseria. Solo al termine di dure prove la famiglia si ricongiunge, riconquistando infine potere e ricchezza come ricompensa per le sofferenze patite.

Benché il frammento conservato nel manoscritto napoletano si interrompa prima della conclusione, la fama del poema permetteva al pubblico coevo di ricostruire gli sviluppi mancanti: la redazione napoletana, priva di titolo, s'interrompe con una colonna lasciata bianca a pagina 115.

Griselda (Il racconto del chierico) Il manoscritto si chiude con un testimone acefalo della novella Griselda, exemplum sulla pazienza femminile, tratta dal Racconto del Chierico dei Canterbury Tales di Chaucer, a sua volta derivata dalla traduzione latina che Petrarca fece della novella del Decameron di Boccaccio. Come Sir Isumbras, anche questo componimento giunge frammentario e reca segni evidenti di una copiatura frettolosa. I due testi condividono inoltre l'assenza di un titolo e l'appartenenza al medesimo filone narrativo, quello del gruppo "Eustachio-Costanza-Florence-Griselda", incentrato sul motivo del protagonista messo alla prova dal destino.

La centralità della protagonista viene rimarcata da precise scelte scribali: pur in assenza di un titolo formale, lo scriba traccia il nome di Griselda con caratteri più grandi e un inchiostro più marcato, quasi a renderlo un'intitolazione vera e propria. Questa predilezione emerge chiaramente anche nell'impaginazione, in cui la consueta rientranza di 4-5 caratteri presente all'inizio di ogni verso viene deliberatamente eliminata quando la riga comincia con il nome dell'eroina.

L'ipotesi della fruizione femminile Sulla base di sole evidenze interne al manoscritto, James Weldon ha ipotizzato che il codice napoletano fosse stato concepito come lettura destinata a un pubblico femminile laico. A sostegno di questa tesi, Weldon osserva come il ricettario funzioni da "portale" tematico attraverso cui si accede al resto del manoscritto: le prime tre ricette mediche riguardano difficoltà legate al parto e la seconda si rivolge esplicitamente a "ye wymmen"; un'eco di questo appello ricorre inoltre alla fine del codice, dove lo scriba ha inserito le ultime due strofe del poema di Lydgate Beware of Doublenesse, che si apre a sua volta con l'apostrofe "O ye wymmen".

Le donne, continua Weldon, sono presentate come soggetti attivi e tale agentività femminile ricorre in ciascuna delle narrazioni successive: Josian, in Sir Beuys of Hampton, pratica ella stessa la medicina; la Dama di Sinadoun, in Libeaus Desconus, "incantata" da due malvagi chierici che, per impadronirsi della sua vasta eredità, l'hanno rapita e ne hanno alterato l'aspetto, trasformandola in un ibrido fra donna e serpente, si libera da sola dall'incantesimo e sceglie autonomamente di offrirsi in sposa a Lybeaus; la moglie di Isumbras combatte al fianco del marito; Griselda viene valorizzata da un preciso accorgimento grafico che ne evidenzia il nome nel testo.

Khalaf e Cioffi, pur riprendendo la ricostruzione di Weldon come possibile, ne segnalano un possibile elemento di revisione: nella redazione napoletana dell'incipit di Sir Isumbras, l'invocazione rivolta a Cristo re del cielo, presente nel manoscritto Cambridge, Gonville and Caius College, 175, viene sostituita da un'invocazione al Dio creatore, un'espansione che, a loro avviso, potrebbe indirizzare verso un'utenza legata ad ambienti religiosi e suggerire quindi una parziale revisione dell'ipotesi di Weldon su una destinazione esclusivamente laica.

Note

Bibliografia