Il Gasdotto Trans-Sahariano (TSGP, dall'inglese Trans-Saharan Gas Pipeline), noto anche come gasdotto NIGAL e gasdotto transafricano, è un gasdotto lungo chilometri, attualmente in costruzione, destinato a trasportare ogni anno fino a 30 miliardi di metri cubi di gas naturale dalla Nigeria all'Algeria attraverso il Niger. Considerata un'opportunità per diversificare sia le forniture di gas dell'Unione europea sia le esportazioni di gas della Nigeria, l'opera avrà un costo complessivo stimato tra i 10 e i 13 miliardi di dollari statunitensi.

Contesto La Nigeria e l'Algeria possiedono le maggiori riserve di gas naturale dell'Africa. Da tempo l'Algeria esporta gas verso l'Europa attraverso diversi gasdotti e, a seguito del boicottaggio europeo delle importazioni di gas russo seguito all'invasione russa dell'Ucraina del 2024, essa è diventata uno dei principali fornitori del continente, rappresentando nel 2025 circa il 12% delle importazioni europee di gas.

La Nigeria, dal canto suo, ha dichiarato di voler diventare la principale economia del gas in Africa, anche attraverso la realizzazione di infrastrutture di trasporto finalizzate ad aumentare le esportazioni verso l'Europa, le quali attualmente dipendono dalle navi metaniere adibite al trasporto di gas naturale liquefatto.

Il TSGP è in concorrenza con un altro gasdotto progettato per collegare la Nigeria all'Europa, il gasdotto atlantico africano (AAGP, dall'inglese African Atlantic Gas Pipeline), sostenuto dal Marocco, il quale, sebbene segua un percorso più lungo del TSGP e richieda un tempo di realizzazione più lungo, ha come vantaggio il fatto di avere un tracciato che evita la precaria situazione di sicurezza del Sahel.

Storia La realizzazione di un gasdotto transahariano fu proposta per la prima volta negli anni 1970, tuttavia fu solo nel 14 gennaio 2002 che la Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) e la compagnia petrolifera e del gas statale algerina Sonatrach firmarono un memorandum d'intesa per avviare la preparazione del progetto. Dando seguito all'intesa, nel giugno 2005, le due aziende stipularono con Penspen Limited un contratto per la realizzazione di uno studio di fattibilità, poi completato nel settembre 2006 con la conclusione che il gasdotto era tecnicamente ed economicamente fattibile e affidabile.

Il 20 febbraio 2009, NNPC e Sonatrach decisero di procedere con la redazione del memorandum tra i tre governi e dell'accordo di joint venture, e, il 3 luglio successivo i ministri dell'Energia di Nigeria, Niger e Algeria firmarono, ad Abuja, l'accordo intergovernativo relativo al gasdotto, la cui entrata in funzione era originariamente prevista per il 2015. Considerando l'elevato investimento inizialmente previsto e ammontante a circa 10 miliardi di dollari per il gasdotto e a circa 3 miliardi di dollari per i centri di raccolta del gas, e le non poche preoccupazioni per realizzazione dell'opera destate dall'insurrezione terroristica nell'Africa settentrionale e del fatto che Nigeria, Niger e Algeria vedono la presenza di diversi movimenti terroristici attivi, crisi degli ostaggi di In Aménas del 2013 l'inizio del progetto fu tuttavia rimandato.

L'occasione per la ripresa del progetto si ebbe in seguito all'invasione russa dell'Ucraina del febbraio 2022 e alla conseguente necessità dei paesi europei di sostituire le proprie importazioni di gas dalla Russia, quale l'interesse per il progetto aumentò tanto che, il 28 luglio 2022, i ministri dell'Energia di Algeria, Nigeria e Niger firmarono ad Algeri un memorandum d'intesa per l'attuazione del progetto TSGP, sottoscritto congiuntamente da Mohamed Arkab, Timipre Sylva e Mahamane Sani Mahamadou.

L'11 febbraio 2025, Algeria, Nigeria e Niger firmarono alcuni accordi volti ad accelerare la costruzione del TSGP. Il calendario di attuazione e completamento dovrebbe essere annunciato dopo l'aggiornamento dello studio di fattibilità. Dopo aver firmato nel 2025 alcuni accordi volti ad accelerare la costruzione del TSGP, il 4 giugno 2026, il ministro algerino degli Idrocarburi Mohamed Arkab, il ministro di Stato nigeriano per le Risorse petrolifere, con delega al gas, Ekperikpe Ekpo, e il ministro del Petrolio del Niger Hamadou Tinni, riuniti ad Algeri, dichiararono congiuntamente che tutte le parti consideravano il progetto una priorità nazionale e uno dei principali punti dell'agenda dei propri Paesi. A testimonianza di ciò, nel giugno 2026, con una cerimonia a cui parteciparono, tra gli altri, i già citati Arkab ed Ekpo, il ministro del petrolio nigerino Hamadou Tini, nonché vertici delle compagnie energetiche nazionali dei tre Paesi, fu dato inizio alla costruzione della sezione algerina e fu dichiarato di prevedere per l'inizio del 2027 il via alla realizzazione dell parte nigerina.

Tracciato Il gasdotto ha origine nella regione di Warri, in Nigeria, e si dirige verso nord attraversando il Niger fino ad arrivare ad Hassi R'Mel, cittadina algerina sede del più grande giacimento di gas naturale del continente africano. Da lì, il TSGP dovrebbe collegarsi agli esistenti gasdotti Transmed, Maghreb-Europa, Medgaz e Galsi, che riforniscono l'Europa attraverso i nodi della rete di trasporto del gas di El Kala e Béni Saf, situati sulla costa mediterranea dell'Algeria. Al termine della sua realizzazione, il gasdotto transahariano dovrebbe avere una lunghezza complessiva di chilometri: chilometri in Nigeria, 841 chilometri in Niger e chilometri in Algeria.

Caratteristiche tecniche Da progetto, la capacità annua del gasdotto raggiungerà i 30 miliardi di metri cubi di gas naturale, mentre i tubi che lo compongono avranno un diametro compreso tra 48 e 56 pollici, pari a circa - millimetri.

Gestione La gestione del gasdotto transahariano non è stata affidata a un operatore unico costituito come società autonoma, bensì il progetto è sviluppato e governato congiuntamente dalle tre compagnie statali dei paesi attraversati - Sonatrach, per l'Algeria, NNPC Limited, per la Nigeria, e SONIDEP, per il Niger - attraverso un comitato direttivo tripartito e una task force tecnica.

Negli anni, diverse società, tra cui la russa Gazprom, l'italiana Eni, l'indiana GAIL, la francese TotalEnergies e l'olandese Shell hanno manifestato interesse o hanno avviato trattative con gli Stati coinvolti in merito a una loro possibile partecipazione al progetto, tuttavia i ministri dell'energia dei tre Stati hanno più volte dichiarato che: «se tutto procederà bene, non sarà necessario coinvolgere nel progetto compagnie petrolifere internazionali» e che «qualora sorgesse la necessità di una collaborazione, non tutti i potenziali partner sarebbero ammessi al progetto».

Opposizione al gasdotto Il progetto è osteggiato dal gruppo militante nigeriano Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger. Un portavoce del gruppo ha infatti avvisato che, finché non saranno risolte le questioni relative allo sfruttamento del Delta del Niger e della sua popolazione, «qualsiasi somma investita nel progetto sarà denaro buttato via».

Note

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