È specializzato in diritti umani e diritto internazionale penale. Docente di diritto internazionale all'Istituto di studi politici di Parigi (Sciences Po) e direttore legale dell'associazione Front-Lex, è noto soprattutto per aver promosso, insieme all'avvocato Juan Branco, una serie di comunicazioni alla Corte penale internazionale relative alle politiche migratorie dell'Unione europea nel Mediterraneo centrale e, successivamente, al conflitto israelo-palestinese.
Biografia Secondo un profilo pubblicato da Haaretz nel gennaio 2025, Shatz aveva all'epoca 44 anni. Ha vissuto in Israele fino al 2014, anno in cui si è trasferito in Francia. Ha conseguito un master in giurisprudenza alla Yale Law School.
In Israele ha co-fondato uno studio legale specializzato in contenziosi sui diritti umani davanti alla Corte suprema e l'organizzazione non governativa «We Are Refugees», che offriva assistenza legale gratuita ai richiedenti asilo in detenzione. In Francia ha lavorato come senior associate presso la sede parigina dello studio internazionale Shearman & Sterling.
Insegna diritto internazionale a Sciences Po, dove risulta docente almeno dal dicembre 2024, e nel 2025 ha insegnato anche all'American University of Paris. È inoltre ricercatore presso la Central European University, nell'ambito del progetto Rule of Law Clinic (2023–2026). Dopo aver collaborato pro bono con l'organizzazione Front-Lex fino al 2021, ne è diventato direttore legale.
Attività giuridica Le denunce alla Corte penale internazionale sulle politiche migratorie Il 3 giugno 2019 Shatz e Juan Branco hanno depositato presso la Corte penale internazionale una comunicazione di 245 pagine in cui accusavano l'Unione europea e alcuni Stati membri — in particolare l'Italia — di crimini contro l'umanità per le politiche di contenimento dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale nel periodo 2014–2019. La stampa italiana ha indicato i due come autori principali del documento, che chiamava in causa, tra gli altri, gli ex presidenti del Consiglio Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e gli ex ministri dell'Interno Marco Minniti e Matteo Salvini.
Il caso Almasri Il 5 febbraio 2025 Shatz e Branco hanno presentato alla Corte penale internazionale, per conto di Front-Lex e di un rifugiato sudanese, una comunicazione ai sensi dell'articolo 70 dello Statuto di Roma nell'ambito del caso Almasri, diretta tra gli altri contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. In un'intervista concessa all'ANSA due giorni dopo, Shatz ha definito la vicenda un'«operazione criminale» del governo italiano e ha annunciato la valutazione di ulteriori denunce alla Corte per conto delle vittime. Il 12 settembre 2025 è intervenuto come esperto nella trasmissione radiofonica della Rai Il cavallo e la torre, in un episodio dedicato ai punti controversi delle difese dei ministri coinvolti nel caso.
La comunicazione dell'ottobre 2025 Nell'ottobre 2025 Shatz e Branco hanno presentato alla Corte penale internazionale una nuova comunicazione di circa 700 pagine, che aggiornava l'esposto del 2019 e conteneva un elenco di 122 presunti responsabili, tra cui 32 esponenti politici e funzionari italiani: oltre a Renzi, Gentiloni, Minniti e Salvini, anche l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l'ex ministro dell'Interno Angelino Alfano. Secondo gli avvocati, le politiche migratorie europee avrebbero causato l'intercettazione, la detenzione, la tortura e la morte per annegamento di decine di migliaia di persone. Il dossier è stato presentato pubblicamente a Parigi il 16 e 17 ottobre 2025.
L'iniziativa su Gaza Il 6 dicembre 2024 Shatz ha trasmesso alla Corte penale internazionale, per conto di una vittima rimasta anonima, una comunicazione di 170 pagine in cui chiedeva di indagare otto figure israeliane — tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu, il presidente Isaac Herzog, l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant e i ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir — per «incitamento pubblico e diretto» al genocidio dei palestinesi di Gaza. Interpellato da Le Monde, Shatz ha sostenuto che l'incitamento al genocidio è punibile anche in assenza del compimento del genocidio stesso, e che per questo non era necessario fornire la prova del genocidio.
In un'intervista a Haaretz del gennaio 2025, Shatz ha ricordato che già nel 2010, nel corso di un ricorso riguardante Yoav Gallant davanti alla Corte suprema israeliana, lui e i suoi colleghi avevano avvertito i giudici che, in assenza di un loro intervento, la vicenda sarebbe giunta «all'Aja» nel giro di una decina d'anni. A Le Monde ha riferito di aver pronunciato in quell'occasione la frase: «Vedrete, tra dieci anni ci sarà un genocidio».
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