Sant'Agnese è un dipinto a olio su tela (119,5 × 94 cm), realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1637. gIà conservato presso la Trafalgar Galleries, al 10 di Bury Street, nel quartiere di St James’s, a Londra è ora in collezione privata a Londra. Storia Il dipinto è citato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, opera dedicata alle vite dei pittori bolognesi, fra le opere eseguite nel 1637: «[fece] una Sant'Agnese per il Card. Colonna».

Il pagamento relativo all’opera fu effettuato in due tranche: una caparra di 25 scudi, versata il 4 marzo 1637, e il saldo di 40 scudi, corrisposto il 18 giugno dello stesso anno. Entrambi i versamenti sono registrati nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666.

Il nobile centese Alberto Provenzali commissionò il dipinto al Guercino per farne dono al cardinale Girolamo Colonna, arcivescovo di Bologna dal 1632 al 1645 e grande estimatore dell’artista, al quale affidò anche l’esecuzione di altri dipinti, tra cui Il trionfo di David e La Pittura e la Scultura.

La Sant'Agnese era ancora presente nella collezione Colonna nell’inventario del 1783. Durante il periodo napoleonico il dipinto fu venduto in Inghilterra.

L’8 luglio 1857 l’opera fu venduta all’asta, con il numero di lotto 228, dal Conte di Shrewsbury ad Alton Towers. Ricomparve sul mercato dell’arte il 7 luglio 1976, quando fu posta in vendita da Sotheby’s, con il numero di lotto 37, da Richard Corbet di Adderley Hall, membro del Parlamento per lo Shropshire.

Nel 2024 Alberto Marchesin ha pubblicato un’altra versione della medesima composizione, di dimensioni leggermente inferiori e conservata in una collezione privata, presentandola come opera inedita. Il dipinto è stato esposto alla mostra Guercino. Il mestiere del pittore, tenutasi presso i Musei Reali di Torino, nelle Sale Chiablese, dal 23 marzo al 28 luglio 2024. A sostegno dell’autografia, Marchesin ha richiamato i pareri scritti di Daniele Benati, datato 13 settembre 2000, e di Massimo Pulini, datato 15 aprile 2011.

L’identificazione di questa seconda versione resta discussa. Secondo Daniele Benati, potrebbe coincidere con la Sant’Agnese commissionata nel 1637 da Alberto Provenzali come dono per il cardinale Girolamo Colonna. Massimo Pulini l’ha invece posta in relazione con la tela saldata nel 1642 e commissionata dal padre generale dei canonici di San Salvatore di Bologna. A favore di quest’ultima ipotesi sono stati richiamati gli stretti rapporti intrattenuti dal Guercino con la congregazione fin dagli anni giovanili, anche attraverso il canonico Antonio Mirandola, nonché la scelta dell’artista di essere sepolto nella chiesa di San Salvatore.

Il dipinto fu esposto nel 1991 alla National Gallery di Londra, con il numero di catalogo 21. Nello stesso anno partecipò alla mostra Guercino. Giovanni Francesco Barbieri 1591-1666, curata da sir Denis Mahon e tenutasi a Bologna e Cento dal 6 settembre al 10 novembre. Fu nuovamente presentato a Roma, dal 10 febbraio al 30 giugno 2004, nella mostra Guercino. Poesia e sentimento nella pittura del ’600, curata da Denis Mahon, Massimo Pulini e Vittorio Sgarbi. Descrizione Sant’Agnese è raffigurata a mezza figura mentre emerge da un fondo bruno uniforme, rischiarato dall’aureola luminosa che le circonda il capo. La giovane stringe al petto l’agnello, suo tradizionale attributo iconografico, e regge con la mano sinistra la palma del martirio. Il volto, leggermente sollevato, è rivolto verso l’alto con un’espressione assorta e intensa, allusiva alla devozione della santa verso Cristo, da lei considerato il proprio sposo celeste.

Secondo la tradizione agiografica, Agnese, giovane martire vissuta a Roma tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, rifiutò le proposte di matrimonio di un giovane romano per consacrarsi a Cristo. Condotta in un postribolo e successivamente condannata, sarebbe rimasta illesa dalle fiamme del rogo e sarebbe stata infine uccisa mediante decapitazione. Stile Le due versioni della composizione presentano un linguaggio classicista riconducibile alla fase di transizione compresa tra la seconda metà degli anni Trenta e la prima metà degli anni Quaranta del XVII secolo. In questo periodo il Guercino sperimentò una sintesi tra il colorito intenso, la salda costruzione delle forme e la pennellata ampia della produzione precedente, e una gamma cromatica più chiara, accompagnata da una stesura pittorica più delicata e levigata.

Questa ricerca trova espressione nella rappresentazione della giovane martire: la solidità volumetrica della figura è attenuata da una tavolozza composta da morbide tonalità rosate, violette e verdi, applicate mediante pennellate leggere e vaporose. Particolare attenzione è riservata alla resa delle superfici, come nella morbidezza del vello dell’agnello, descritta attraverso una pittura minuta e sensibile ai valori tattili. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Londra Categoria:Dipinti su sant'Agnese