Le mura del Paese Alto costituiscono il circuito difensivo superstite dell'omonimo borgo medievale di San Benedetto del Tronto. La cerchia muraria principale venne edificata a partire dalle riforme fortificatorie comprese tra il XII secolo e il XIII secolo per proteggere l'incasato dalle costanti incursioni e minacce corsare provenienti dal mare, con particolare riferimento ai pirati turchi e saraceni.

Storia

Il primo significativo mutamento insediativo dell'area risale al 1145, quando i signori Azzo e Berardo di Gualtiero ottennero dal vescovo Liberto di Fermo, mediante un atto ufficiale datato 27 gennaio 1146, l'autorizzazione a edificare un castrum difensivo sulla sommità del colle ove sorgeva la pieve di San Benedetto, pur nel rispetto delle preesistenti pertinenze ecclesiastiche. A seguito di questo intervento di fortificazione del nucleo urbanistico primario, l'incasato assunse formalmente la denominazione di Castrum Sancti Benedicti.

Le prime cortine murarie stabili dell'antico nucleo fortificato del Paese Alto risalgono alle riforme difensive comprese tra il XII secolo e il XIII secolo, successivamente potenziate e ampliate nel XV secolo a seguito dei saccheggi e delle incursioni perpetrate dai pirati dalmati e saraceni. Oltre al mastio della Torre dei Gualtieri, il perimetro conserva elementi della fortificazione rinascimentale e moderna, incluse le due porte urbiche principali, le quali hanno subito modifiche strutturali nel corso dei secoli.

La porta primaria conserva elementi architettonici che testimoniano la preesistenza di un ponte levatoio, mentre la seconda porta ad arco venne ampiamente riconfigurata nel XVII secolo. Durante i lavori di sterro eseguiti nel vecchio incasato, venne rinvenuto un manufatto in laterizio recante incisa la data 1691, originariamente inserito a chiave di volta all'interno dell'articolata rete di cunicoli e gallerie sotterranee che si diramano al di sotto del castello.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, lo sviluppo urbanistico della marina impose l'abbattimento sistematico di ampi tratti della cinta muraria, ritenuta un ostacolo all'espansione edilizia del borgo e all'edificazione di abitazioni civili.

Interventi di restauro Nel corso dei secoli, la cinta muraria ha subito un progressivo deterioramento a causa dell'incuria e dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Alcuni settori, in particolare lungo via dei Bastioni, sono stati storicamente interessati da smottamenti del terreno che hanno causato parziali crolli e cedimenti strutturali delle antiche fabbriche.

In epoca contemporanea, l'amministrazione comunale, in coordinamento con la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, ha promosso specifici piani di recupero e restauro conservativo finalizzati alla salvaguardia e alla valorizzazione dei tratti murari superstiti. I cantieri di consolidamento strutturale e di pulitura chimica hanno interessato i paramenti a scarpa situati lungo via dei Bastioni, le strutture difensive a ridosso di Palazzo Piacentini e il tratto di cortina che si ricongiunge con via Fileni a partire da via del Consolato. Gli interventi hanno coinvolto anche la storica fontana settecentesca integrata nel profilo della cinta, restituendo omogeneità materica e stabilità all'intero complesso fortificato.

Descrizione Le mura racchiudevano originariamente il nucleo medievale per un perimetro complessivo di circa 500 metri. Dell'antico circuito fortificato del Castrum Sancti Benedicti rimangono visibili alcuni segmenti strutturali in muratura di laterizio, caratterizzati da un profilo a scarpa basamentale. Il borgo fortificato possedeva in origine due principali varchi d'accesso: la Porta da Monte, situata nei pressi del torrione e andata interamente distrutta durante i piani di ampliamento ottocenteschi, e la Porta da Mare (nota anche come Porta Vecchia), tuttora esistente a ridosso del monumentale Palazzo Piacentini.

I tratti di cortina e i bastioni superstiti individuati all'interno della trama viaria del vecchio incasato comprendono: Torre dei Gualtieri: baluardo sommitale e mastio della rocca medievale; Cortine di via del Forte: comprendenti i paramenti murari e i terrazzamenti disposti ai piedi della cella campanaria del torrione; Bastione di via dei Bastioni: sperone angolare e camminamento di ronda che domina il versante orientale; Tracciato di via del Consolato: segmento perimetrale che si estende a ridosso di Palazzo Piacentini e della Porta da Mare; Contrafforte di via Fileni: piccolo bastione protettivo sormontato da successivi corpi di fabbrica residenziali, situato in corrispondenza dell'intersezione con via del Tesoro.

Porte

Porta da Mare

Situata nei pressi di piazza Bice Piacentini e dell'omonimo Palazzo Piacentini, l'infrastruttura trae la propria denominazione storica dal passaggio viario che collegava il vecchio incasato con lo scalo marittimo della costa. Storicamente censita dalle fonti d'archivio anche come Porta Marina o Porta Vecchia, costituisce l'unico fornice d'accesso superstite inserito nel circuito delle mura castellane quattrocentesche erette a difesa del Paese Alto.

Sotto il profilo architettonico, il manufatto presenta un arco a tutto sesto di fattura cinquecentesca, edificato in epoca posteriore rispetto al circostante tratto di muraglia in laterizio entro cui è inserito. Il corpo dell'arco è formato da una ghiera ad archivolto in laterizio, impostata simmetricamente su due mensole d'imposta sporgenti a sbalzo in pietra modanata. L'infrastruttura è stata sottoposta a molteplici rimaneggiamenti e restauri protettivi nel corso dei secoli, resisi necessari anche a seguito dei gravi danni strutturali causati dai bombardamenti aerei che colpirono il centro urbano durante la seconda guerra mondiale.

Porta Antica

Situata a breve distanza da piazza Dante Alighieri, l'infrastruttura costituiva storicamente un importante punto di accesso e collegamento viario tra il vecchio incasato del Paese Alto e i territori agrari settentrionali. La struttura originaria non era integrata nella prima cinta muraria medievale del castello; la configurazione architettonica contemporanea è ascrivibile agli interventi di espansione edilizia eseguiti da Domenico Talamonti, il quale ottenne dalla magistratura civica il privilegio di fabbricare sul sito.

Sotto il profilo strutturale, l'edificio venne innalzato al di sopra delle preesistenti fortificazioni basamentali, tradizionalmente denominate "mura dei Saraceni", costituite da una stratificazione polimaterica di conglomerati di cocci e pietre cementate, affine alla tecnica del calcestruzzo romano. Il diretto reimpiego dei resti del preesistente sistema di fortificazione ha determinato la denominazione di "Porta Antica" con cui il manufatto è storicamente censito dalle fonti d'archivio.

Sotto il profilo architettonico, il corpo di fabbrica in laterizio presenta un piccolo loggiato ad arcate orientato verso il centro abitato, sormontato da una nicchia monumentale che originariamente accoglieva un affresco devozionale. Lo spazio interno è conformato da una successione di campate voltate che si rastremano progressivamente verso un'apertura di modeste dimensioni; quest'ultima si affaccia su un ballatoio panoramico in corrispondenza del quale la viabilità antica si snodava verso l'esterno delle mura.

Porta da Monte Sorgeva nel settore occidentale del borgo fortificato, in corrispondenza dell'area sommitale in cui si elevano la Torre dei Gualtieri e la terrazza panoramica di piazza Giuseppe Sacconi. L'infrastruttura difensiva è andata interamente distrutta nel corso dei secoli a seguito dei piani di espansione urbana del vecchio incasato, conservandosi esclusivamente nella toponomastica storica locale.

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Note

Voci correlate Paese Alto Storia di San Benedetto del Tronto Castrum Sancti Benedicti Torre dei Gualtieri Fortificazione Mura

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