La fine della strada (The End of the Road) è il secondo romanzo dello scrittore statunitense John Barth, pubblicato nel 1958 dalla Doubleday.

Narrato in prima persona dal protagonista Jacob Horner, il romanzo racconta un triangolo amoroso ambientato in un college per la formazione degli insegnanti sulla costa orientale degli Stati Uniti. Attraverso il contrasto fra l'instabilità identitaria di Horner e il rigido sistema morale di Joe Morgan, affronta il nichilismo, la paralisi della volontà, la responsabilità individuale e la possibilità di fondare le scelte su principi coerenti.

La prima traduzione italiana, realizzata da Aldo Buzzi, fu pubblicata da Rizzoli nel 1966 con il titolo Fine della strada. Dal 2004 il romanzo è stato riproposto da minimum fax con il titolo La fine della strada.

Storia editoriale Barth scrisse il romanzo negli ultimi tre mesi del 1955, poco dopo aver completato il suo esordio narrativo, L'opera galleggiante. L'editore ritenne che le due opere presentassero numerose somiglianze e rinviò di circa due anni la pubblicazione del secondo romanzo.

Il titolo di lavoro era What to Do until the Doctor Comes, ma l'editor della Doubleday Edward Aswell ne suggerì la sostituzione, temendo che il libro potesse essere scambiato per un manuale di pronto soccorso.

L'opera galleggiante e La fine della strada furono in seguito spesso presentati insieme. Entrambi sono incentrati su un triangolo amoroso e sulle conseguenze distruttive di un'attività intellettuale che tende a sostituirsi all'esperienza e alle emozioni, pur giungendo a esiti narrativi differenti.

Nel 1967 il romanzo fu ripubblicato in un'edizione riveduta. Alcuni passaggi particolarmente crudi, eliminati dalla prima edizione su richiesta dell'editore, furono successivamente reintegrati nel testo.

Trama Dopo un episodio di immobilità catatonica in una stazione ferroviaria, Jacob Horner viene affidato alle cure di un enigmatico medico noto come Doctor D, direttore della Remobilization Farm. Il medico interpreta la condizione di Horner come una forma di paralisi prodotta dall'incapacità di scegliere fra possibilità equivalenti e lo sottopone a un trattamento da lui chiamato «mitoterapia».

Su consiglio di Doctor D, Horner accetta un incarico presso l'immaginario Wicomico State Teachers College, dove insegna grammatica prescrittiva. Nel programma terapeutico del medico, il carattere sistematico e convenzionale delle sue regole dovrebbe offrire a Horner un'attività sottratta alle possibilità alternative che ne provocano la paralisi decisionale. Al Wicomico College conosce il collega Joe Morgan, uomo sicuro delle proprie convinzioni e fautore di un rigido sistema di valori, e sua moglie Rennie.

Horner diventa amico della coppia, ma inizia una relazione con Rennie. Quando la donna scopre di essere incinta, senza che sia possibile stabilire con certezza la paternità, confessa la relazione al marito. Il confronto fra i tre mette in crisi tanto l'intransigenza morale di Joe quanto il distacco e l'irresponsabilità con cui Horner ha affrontato le proprie azioni.

Rennie dichiara di voler interrompere la gravidanza e Horner cerca un medico disposto a eseguire l'operazione. Dopo vari tentativi falliti si rivolge a Doctor D, che accetta a condizione che Horner gli consegni il proprio denaro e si trasferisca con lui nella nuova sede della Remobilization Farm, in Pennsylvania.

L'operazione si conclude con la morte di Rennie. In seguito alla tragedia Joe perde il proprio incarico e vede crollare le convinzioni sulle quali aveva fondato la propria vita. Horner, incapace di assumersi pienamente la responsabilità delle conseguenze delle sue azioni, decide infine di raggiungere Doctor D e di stabilirsi nella struttura trasferita in Pennsylvania.

Temi e stile Il romanzo appartiene alla prima fase della narrativa di Barth, ancora relativamente vicina alle convenzioni del realismo, prima delle strutture parodiche, metanarrative e apertamente sperimentali delle opere successive. La critica ha tuttavia individuato già nei primi due romanzi la contemplazione nichilistica, il gusto del paradosso e l'attenzione per l'artificio narrativo che avrebbero caratterizzato la produzione matura dello scrittore.

La condizione di Horner è legata all'impossibilità di individuare un principio stabile in base al quale agire. La sua capacità di assumere di volta in volta atteggiamenti e identità differenti gli permette di adattarsi alle circostanze, ma lo sottrae anche alla responsabilità delle proprie scelte. A questa disponibilità priva di fondamento si contrappone il sistema apparentemente coerente di Joe Morgan, che gli eventi dimostrano tuttavia altrettanto insufficiente.

Secondo Christopher Conti, Horner utilizza la propria mutevolezza e la tendenza a considerare la vita in termini di forme e ruoli come una sorta di «alibi estetico», attraverso il quale alleggerire i propri obblighi morali verso gli altri. In questa prospettiva, il romanzo anticipa la successiva riflessione di Barth sul rapporto fra arte, vita pratica e responsabilità.

Secondo la filosofa Jacquelyn Kegley, Barth concepì il romanzo anche come una confutazione del soggettivismo etico e, in particolare, di alcune conseguenze del pensiero di Jean-Paul Sartre. Nell'opera ragione e immaginazione vengono poste in conflitto, ma nessuna delle due, considerata isolatamente, risulta adeguata a ordinare l'esperienza umana.

Il romanzo è stato frequentemente interpretato in rapporto all'esistenzialismo. Nel 1975 Barth dichiarò tuttavia che né L'opera galleggiante né La fine della strada erano, in senso proprio, romanzi esistenzialisti; riconobbe piuttosto in entrambi una forma ancora poco elaborata di nichilismo, attribuibile ai personaggi e alla sua prima fase di scrittore. Il critico Leslie Fiedler definì invece l'opera un esempio di «esistenzialismo americano provinciale».

Accoglienza All'uscita del romanzo, la recensione di Kirkus Reviews ne sottolineò soprattutto gli aspetti sordidi e disturbanti, esprimendo un giudizio fortemente negativo sulla vicenda e sui personaggi.

Di segno opposto fu il giudizio della rivista Time, che nel luglio 1958 descrisse il libro come una commedia dal finale tragico e ne apprezzò la combinazione di comicità, riflessione filosofica e satira della vita accademica, definendolo un «vero romanzo di idee».

Nel 1966 Robert Garis considerò La fine della strada uno dei romanzi statunitensi più interessanti dei due decenni precedenti. Secondo il critico, l'opera riusciva a tradurre questioni astratte sull'identità, la libertà e i valori morali in rapporti personali complessi, mantenendo fino alla conclusione una sostanziale ambiguità.

La voce dedicata a Barth nell'Enciclopedia italiana ha rilevato nei primi romanzi dello scrittore l'arguzia, la chiarezza narrativa e una capacità di costruzione favolistica rivolta soprattutto all'interiorità e ai processi mentali dei personaggi.

Adattamento cinematografico Nel 1970 dal romanzo fu tratto il film End of the Road, diretto da Aram Avakian e sceneggiato da Avakian, Terry Southern e Dennis McGuire. I ruoli principali furono interpretati da Stacy Keach, Harris Yulin, Dorothy Tristan e James Earl Jones.

Secondo Charles B. Harris, la trasposizione si allontana dal romanzo introducendo un programma politico esplicito, legato al clima culturale della fine degli anni sessanta, e non riesce a trovare un equivalente cinematografico per la voce narrante soggettiva di Horner.

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Note

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