La necropoli di Poggio Renzo è un complesso funerario etrusco situato sul colle omonimo, alle porte di Chiusi, in provincia di Siena. Utilizzata senza interruzioni dalla prima età del ferro all'ellenismo, costituisce una delle aree sepolcrali più importanti per la ricostruzione della storia di Chiusi antica e del suo territorio.. Vi si trovano alcune delle tombe dipinte chiusine più note, fra cui la Tomba della Scimmia, e vi furono rinvenuti canopi di alta qualità.

Ubicazione Il colle di Poggio Renzo si eleva a breve distanza dall'abitato di Chiusi, nel territorio comunale della città.. Le sepolture non si concentrano in un unico settore: le tombe più antiche occupano le due sommità del rilievo, mentre lungo i pendii e ai piedi del colle si distribuiscono i sepolcri di età successiva, compresa la zona del podere La Pellegrina, sul versante sud-occidentale.. La dispersione delle aree funerarie attorno al centro urbano è un tratto caratteristico di Chiusi, dove il popolamento appare distribuito nel territorio più che concentrato sul colle cittadino..

Storia delle ricerche Le prime indagini risalgono al 1829, quando il nobile chiusino Pietro Bonci Casuccini esplorò la pendice sud-occidentale, in prossimità del podere detto La Pellegrina, riportando alla luce una serie cospicua di camerette funerarie con urne, buccheri e ceramica dipinta. Nei decenni seguenti il sito fu oggetto delle ricerche di Alessandro François: nel 1846 furono riconosciute sul colle due tombe a camera dipinte, quella della Caccia e quella della Scimmia, riferite rispettivamente all'ultimo decennio del VI secolo a.C. e al secondo quarto del V secolo a.C., mentre nel 1850 lo stesso studioso mise in luce sepolture di età ellenistica a La Pellegrina. Fra il 1859 e il 1860 altri rinvenimenti si devono alla Società Colombaria di Firenze.

Un momento decisivo fu il 1872, quando il canonico Giuseppe Brogi esplorò la vasta area sepolcrale che occupa le due sommità del poggio, dove i pozzetti con ossuario si allineano su tre file parallele: le sepolture erano note in precedenza, ma fu lui a coglierne per primo la portata e ad assegnarle correttamente alla cultura villanoviana. Negli ultimi decenni dell'Ottocento si aggiunsero due ipogei. Il primo, noto come Tomba Orientalizzante, risale al 600 a.C. circa e conteneva un bombylios protocorinzio; il secondo, detto Tomba del Pozzo, si colloca nel primo decennio del V secolo..

Nel 1911 una campagna promossa dalla Regia Soprintendenza alle antichità dell'Etruria restituì, sui fianchi del poggio, due tombe a ziro contigue come altre già note alle più antiche deposizioni a pozzetto; in una di esse si rinvenne un canopo su trono, presto riconosciuto fra i prodotti migliori della plastica canopica chiusina del secondo quarto del VII secolo a.C. Dopo l'inquadramento topografico complessivo dovuto a Ranuccio Bianchi Bandinelli nel 1925, nuove campagne furono condotte tra il 1927 e il 1930: la Tomba del Pozzo fu riaperta e sottoposta a restauro, con il recupero di abbondante ceramica attica, sia a figure nere sia a figure rosse; furono eseguiti saggi di verifica in vari punti del poggio; e a La Pellegrina Doro Levi scavò una tomba a camera che nel III-II secolo a.C. accolse le sepolture della famiglia dei Sentinate, in sarcofagi e urne di pregio.

Per alcuni decenni non furono programmate altre ricerche sistematiche: un rinvenimento occasionale è segnalato nel 1960, quando lavori stradali sul poggio misero in luce un'ulteriore tomba a ziro. Nuove indagini sul sito sono state condotte in tempi recenti e presentate nel 2018..

Le fasi di utilizzo Prima età del ferro Al periodo villanoviano appartengono le sepolture che coprono le due sommità del colle, disposte in una triplice fila e costituite da tombe a pozzetto con ossuari biconici. Si tratta della fase con cui la necropoli si apre, coerente con il rito dell'incinerazione praticato a Chiusi in questo periodo e con il modello insediativo per nuclei distinti tipico dell'età del ferro..

Periodo orientalizzante Nella fase successiva il pozzetto si allarga per accogliere, entro un grande orcio di terracotta detto localmente ziro, il cinerario e parte del corredo: a Poggio Renzo tombe di questo tipo sono state rinvenute lungo le pendici, in continuità topografica con le più antiche deposizioni a pozzetto. Da una di esse proviene il canopo su trono recuperato nel 1911, esemplare di rilievo di quella classe di cinerari antropomorfi che costituisce il tratto più caratteristico della cultura funeraria chiusina fra il VII e il VI secolo a.C.. Alla fine del periodo, attorno al 600 a.C., risale la Tomba Orientalizzante, con il suo bombylios protocorinzio.

Età arcaica e classica Tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C. si collocano le tombe a camera dipinte, che rappresentano la testimonianza più nota del sito: la Tomba della Caccia, dell'ultimo decennio del VI secolo, e quella della Scimmia, del secondo quarto del V. Esse rientrano nel gruppo, poco numeroso, delle tombe dipinte chiusine, il cui repertorio figurativo, incentrato sui giochi atletici e sul banchetto, riprende quello delle tombe tarquiniesi a cavallo fra i due secoli e si deve probabilmente a maestri giunti da quella città.. Alla stessa fase appartiene la Tomba del Pozzo, degli anni intorno al 500-490 a.C., dalla quale proviene vasellame attico di entrambe le tecniche.

Età ellenistica L'uso funerario del colle prosegue senza interruzioni fino all'ellenismo, come mostrano le sepolture messe in luce a La Pellegrina già da François nel 1850 e, soprattutto, la tomba a camera indagata da Levi, che nel III e nel II secolo a.C. accolse le deposizioni dei Sentinate in sarcofagi e urne di buona fattura. La presenza di un sepolcro gentilizio di questo tipo si inquadra nella diffusione, in età ellenistica, di tombe ipogee a lungo corridoio destinate a più deposizioni, nelle quali sarcofagi e urnette convivono, segno della compresenza dei due riti funebri all'interno dello stesso nucleo familiare..

Indagini archeogenetiche Resti umani provenienti da Poggio Renzo sono stati inclusi nel campione dello studio archeogenomico coordinato da Cosimo Posth e pubblicato nel 2021, che ha analizzato 82 individui provenienti da dodici siti dell'Etruria e dell'Italia meridionale, in un arco cronologico compreso fra l'VIII secolo a.C. e il X d.C.. I materiali della necropoli furono messi a disposizione dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana nel 2016. Fra le sepolture prese in esame, la più antica è la tomba 5, tagliata dalla costruzione del dromos della tomba 2 e pertinente a una donna morta oltre i venticinque anni di età; il corredo, con un calice di bucchero e coppe carenate a orlo rientrante, ne colloca la deposizione sul finire del VII secolo a.C..

I due individui della necropoli inseriti nel campione sono contrassegnati dalle sigle PRZ001 e PRZ002. Per il primo, di sesso femminile, è stato determinato il solo aplogruppo mitocondriale, U5b3b; il secondo, maschile, presenta l'aplogruppo mitocondriale H1 e, sul cromosoma Y, l'aplogruppo R1b1a1b1a1a2b1, definito dal marcatore L2 (R1b L2 subclade di R1b U152). La datazione radiometrica diretta di PRZ002, compresa fra il 770 e il 440 a.C., indica una sepoltura fra la fine del VI e la prima metà del V secolo a.C.

Il dato del cromosoma Y non è isolato: negli individui analizzati da contesti archeologici dell'Etruria compresi fra l'800 e il 1 a.C. l'aplogruppo R1b ricorre in circa tre quarti dei casi, in prevalenza nella forma R1b-P312 e nella sua derivata R1b-L2 (subclade di R1b U152), diffusasi in Europa insieme all'ascendenza delle steppe in connessione con il fenomeno campaniforme.

I risultati hanno rilevanza per la questione, dibattuta da secoli, delle origini etrusche: nelle popolazioni dell'età del ferro è stata riconosciuta una componente di ascendenza delle steppe, associata alla diffusione delle lingue indoeuropee e giunta nella regione durante l'età del bronzo, mentre non è stata individuata alcuna traccia di apporti recenti di origine anatolica. Gli individui etruschi condividono il profilo genetico dei Latini di Roma, e il patrimonio genetico locale si mantiene sostanzialmente stabile lungo tutto il I millennio a.C.

Le tombe Nella necropoli sono comprese, fra le altre, le seguenti tombe: Tomba del Granduca Tomba del Leone Tomba dell'Iscrizione Tomba della Pellegrina Tomba della Scimmia Tomba di Stile Orientalizzante

Documentazione epigrafica Dal sito proviene un gruppo di iscrizioni etrusche, raccolte nel Corpus Inscriptionum Etruscarum e riedite da Giulio Buonamici nella rassegna epigrafica dedicata a Chiusi. Non si conoscono invece fonti letterarie o numismatiche riferibili in modo specifico a Poggio Renzo.

Note

Bibliografia

Voci correlate Chiusi (città antica) Vasi canopi Museo archeologico nazionale di Chiusi Cultura villanoviana

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