Cortona (nome etrusco Curtun; in latino Cortona, ma anche Corythus; in greco ) fu una città dell'Etruria settentrionale, posta sull'altura occupata dall'odierna Cortona, in provincia di Arezzo. Schieratasi con Roma durante la seconda guerra punica e poi con Mario nel conflitto civile, fu punita da Silla con l'imposizione di una colonia militare, e in età romana risultò ascritta alla tribù Stellatina.

Toponimo Le fonti antiche tramandano per Cortona una serie insolitamente ampia di denominazioni: Kroton in Ellanico e in Dionigi di Alicarnasso, Gortyna in Teopompo e Licofrone, Corythus in Virgilio e Silio Italico, oltre alle forme Cortona e di uso corrente.. Il nome etrusco è Curtun, ricavabile dall'etnico impiegato come gentilizio e da un lemma abbreviato in un'iscrizione locale.. L'oscillazione fra Corythus e Cortona risponde in poesia anche a esigenze metriche: Silio Italico impiega l'una o l'altra forma a seconda del verso, preferendo la prima in quanto ritenuta più antica e illustre.. La stessa convinzione antica che la città avesse portato due nomi in successione cronologica è già in Dionigi di Alicarnasso, che distingue Kroton e Korthonia..

Secondo Giovanni Colonna la forma Corythus, una volta spogliata della veste ellenizzante, rimanda a un *Coritus che non ha rapporto diretto con Curtun-Cortona, ma trova riscontro nell'onomastica dell'Etruria interna e in toponimi umbri dell'area di Gubbio, sulla via per Cortona: la scelta del nome sarebbe dunque il frutto di un accostamento erudito, favorito dall'assonanza con il mitico re arcade Korythos..

Fonti antiche e le leggende di fondazione

Alle origini di Cortona le fonti greche e latine riconducono un insieme di racconti che le attribuiscono un ruolo di primo piano nelle vicende del Mediterraneo protostorico. Ellanico faceva della città il perno della propria teoria sulle origini etrusche: cacciati dalla Tessaglia, i Pelasgi sarebbero approdati alle foci del Po e, impadronitisi di Kroton nell'interno, si sarebbero diffusi in Etruria prendendo il nome di Tirreni. Da qui il titolo di metropoli dei Tirreni attribuito a Cortona.. Dionigi di Alicarnasso, che la dice città degli Umbri, conserva una versione affine.. Nel IV secolo a.C. Teopompo, seguito da Licofrone, collocava invece nell'agro cortonese la morte e la sepoltura di Ulisse, secondo una tradizione autonoma da quella pelasgica e inserita nell'orizzonte dei nostoi..

Il filone più fortunato è però quello che fa di Cortona-Corythus il punto di partenza di Dardano, fondatore di Troia e capostipite della stirpe troiana: su questo presupposto si regge l'impianto stesso dell'Eneide, in cui il viaggio di Enea verso l'Italia è un ritorno alla terra degli avi.

La questione dell'origine della leggenda A lungo si è ritenuto che la leggenda di un Dardano etrusco fosse un'invenzione di età augustea, escogitata da Virgilio o maturata nel clima ideologico del principato.. Contro questa lettura Colonna ha valorizzato un dato epigrafico decisivo: tre cippi di confine rinvenuti nell'entroterra di Cartagine, nella valle dell'Uadi Milian, recano un'iscrizione in lingua e alfabeto etruschi in cui un personaggio consacra a Tin i confini tartanivm, cioè "dei Dardanii".. I cippi, riferiti da Jacques Heurgon alla fuga in Africa del console Gneo Papirio Carbone partito da Chiusi nell'82 a.C., sono con certezza anteriori all'Eneide e attestano che quegli Etruschi d'oltremare si consideravano discendenti di Dardano: la tradizione, dunque, preesisteva al poema..

Alla tradizione pelasgica su Cortona sono dedicati due interi capitoli dello studio con cui Dominique Briquel ha ricostruito, per l'Italia, non la realtà storica che la leggenda ricoprirebbe ma la sua genesi e le ragioni del suo successo.. Ne risulta che la città occupa un posto di rilievo nel dossier fin dalla sua prima formulazione, probabilmente già in Ecateo alla fine del VI secolo a.C., e che con Spina e Caere è una delle poche città etrusche per le quali la tradizione pelasgica sia affermata già in età classica.. La città costituisce anzi un'eccezione nel quadro complessivo: mentre nel racconto i Pelasgi scompaiono dall'Italia, sostituiti in area etrusca da Tirreni autoctoni, Cortona resta descritta come abitata da soli Pelasgi fino all'arrivo dei Romani. Briquel avverte però che questa singolarità non va spiegata affrettatamente con la sopravvivenza di una tradizione locale viva: è anzi possibile che il mantenimento del riferimento pelasgico per la sola Cortona non dipenda da fattori locali, ma dal prestigio delle fonti che lo avevano affermato, Ecateo ed Ellanico, alle quali gli autori successivi continuarono a rifarsi.. Se la tradizione risale già a Ecateo, cade inoltre l'idea che l'origine pelasgica degli Etruschi sia una creazione di Ellanico, mentre resta aperto il problema di fondo, cioè se si tratti in ogni caso di un'elaborazione tutta greca.. Alla città è stato inoltre riferito, benché la questione resti controversa, il passo in cui Erodoto discute la lingua dei Pelasgi: la lezione tràdita da Dionigi vi legge il nome di Cortona, e Briquel la giudica la più probabile pur sottolineando il carattere necessariamente ipotetico di ogni soluzione..

Colonna colloca la formazione di questo dossier nell'Etruria nord-orientale di età medio-repubblicana, in un ambiente aristocratico ellenizzato e ancora consapevole del proprio passato, interessato a fondare su un piano mitistorico il legame con Roma e insieme a rivendicare l'autoctonia della propria nazione; per la trasmissione a Virgilio è stata ipotizzata la mediazione di Mecenate, aretino e discendente di lucumoni.. In questa chiave le leggende cortonesi non documentano eventi protostorici reali, ma la cultura e le strategie identitarie dei ceti dirigenti etruschi degli ultimi secoli della loro storia..

Storia delle ricerche

Le antichità cortonesi sono oggetto di attenzione già nel Rinascimento: Giorgio Vasari ricorda in una lettera del 1566 un sopralluogo alla cosiddetta Tanella di Pitagora.. La svolta arriva però nella prima metà del Settecento, con la nascita di raccolte private: quella di Ridolfino Venuti e quella di Galeotto Corazzi, passata nel 1826 al museo di Leida.. Alla stessa temperie appartiene la notizia, riferita da alcune fonti, del rinvenimento nel 1566 a Sanguineto, verso il Trasimeno, della statua bronzea nota come Arringatore. Alla fine del 1726 viene fondata l'Accademia Etrusca,La data di fondazione è indicata al 29 dicembre 1726 da Gras e al 1727 da Camporeale. dedicata allo studio delle antichità etrusche e retta da un presidente che porta il titolo di lucumone; a partire dal 1735 vedono la luce i Saggi di Dissertazioni, mentre le segnalazioni di scoperte restano per lo più affidate ai verbali manoscritti noti come Notti coritane.. All'Accademia si deve anche una funzione di tutela: nel 1846 acquistò il grande lampadario bronzeo e nel 1911 acquisì il primo tumulo del Sodo.

Negli anni Quaranta dell'Ottocento Alessandro François intraprese lo scavo del grande tumulo di Camucia, interrotto per difficoltà di finanziamento e ripreso solo negli ultimi decenni del XX secolo; da allora le scoperte di rilievo, come il lampadario o il deposito di Brolio, furono in genere casuali. Nel Novecento gli interventi sul campo, spesso dettati da situazioni di emergenza, hanno comunque prodotto risultati significativi: gli scavi al secondo tumulo del Sodo, condotti negli anni Venti e poi dagli anni Ottanta, quelli delle circoli funerari del Sodo esplorati nei primi anni Duemila, e le ricerche condotte in città sulla facies villanoviana e sulla porta Bifora. I monumenti maggiori sono oggi riuniti nel parco archeologico di Cortona, inaugurato nel 2014, mentre le collezioni sono conservate nel Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona, che ha sede in Palazzo Casali e comprende, oltre al lampadario, un ricco medagliere e una cospicua raccolta di bronzi... A partire dagli anni Duemila i tre tumuli maggiori sono stati oggetto di una campagna sistematica di rilievo digitale, che ne ha documentato per la prima volta i rapporti reciproci e lo stato di conservazione, mettendo in evidenza i problemi posti dalle acque meteoriche e dalla stabilità delle strutture superstiti..

Geografia

L'insediamento etrusco occupava il rilievo che si erge sulla riva sinistra del Chiana, nel punto in cui sorge la città odierna: una posizione dominante e difendibile, addossata ai monti e aperta verso la Val di Chiana e il lago Trasimeno.. Il colle si eleva di circa 250 m sulla pianura circostante e l'insediamento antico si estendeva su una superficie stimata in una trentina di ettari.. Di quanto restava in città si conservano quasi soltanto le mura, che assecondano per poco meno di 3 km l'andamento naturale del rilievo, e sporadici lacerti murari inglobati in fabbriche di epoche successive.

Nel piano sottostante, dove oggi si trova Camucia, si susseguono grandi sepolture a tumulo, attribuibili al centro d'altura oppure a un abitato di pianura di cui non si ha finora riscontro. La posizione della città costituiva un nodo di transito: il sistema oroidrografico rendeva agevoli i collegamenti in direzione est-ovest verso la costa tirrenica e la valle tiberina, e in direzione nord-sud lungo la Val di Chiana verso Arezzo e il Valdarno da un lato, verso Chiusi dall'altro, mentre costeggiando il Trasimeno si raggiungeva Perugia..

Prima età del ferro e periodo orientalizzante

Che il sito fosse frequentato già a cavallo tra X e IX secolo a.C. lo suggerisce il ripostiglio di bronzi rinvenuto al Sodo nel 1745, con una cuspide di lancia e asce databili parte all'età del bronzo finale, parte al periodo villanoviano. Il quadro si è poi allargato grazie al vasellame d'impasto raccolto in vocabolo Piaggette, a mezza strada tra la città e il Sodo, e a resti di capanne emersi sotto l'abitato attuale; i due chilometri che separano i ritrovamenti fanno pensare a nuclei abitativi distinti, com'era consueto nell'età del ferro.. All'abitato antico appartiene anche lo zoccolo in pietra di una capanna curvilinea individuato in via Vagnotti, con muro di quasi un metro di spessore e grandi buche di palo interne per il sostegno della copertura..

I tumuli del Sodo e di Camucia

Lungo il fondovalle si dispongono, separati da qualche centinaio di metri, tumuli monumentali di una sessantina di metri di diametro che la tradizione locale chiama meloni: i due del Sodo e quello di Camucia, detto anche tumulo François. Benché saccheggiati fin da epoca remota, ne resta leggibile l'impianto: un vestibolo di forma allungata, coperto a pseudovolta, sul quale si affacciano più celle.. Quel poco che si è salvato dei corredi suggerisce che edificazione e prime deposizioni si collochino a cavallo tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C.; si tratta in prevalenza di oggetti pregiati, chiusini di fabbrica o di importazione, che rimandano a committenti di rango elevato riuniti in gruppi gentilizi.