L'Esercito della Repubblica Ligure fu la forza armata terrestre della Repubblica Ligure, lo Stato satellite della Francia repubblicana e poi consolare che tra il 1797 e il 1805 subentrò all'antichissima Repubblica di Genova. Costituito subito dopo la caduta dell'oligarchia genovese nel giugno 1797 l'esercito ligure comprese nel corso della sua breve esistenza truppe di linea, un corpo di gendarmeria, reparti di artiglieria e genio, milizie scelte di frontiera e soprattutto una numerosa Guardia Nazionale su base legionaria capace di affiancare costantemente le truppe francesi dell'Armata d'Italia nelle campagne contro il Regno di Sardegna e contro la Seconda coalizione austro-russo-britannica. Con l'annessione della Liguria all'Impero francese sancita dal Senato ligure il 25 maggio 1805 l'esercito repubblicano fu sciolto e i suoi effettivi confluirono insieme alle nuove classi di leva, nell'esercito imperiale francese.
La caduta della Superba e la nuova repubblica
La rivoluzione di Genova e la Convenzione di Mombello La mattina del 22 maggio 1797 la fanfara del reggimento dei Cadetti genovesi, intonando le note di Ah! ça ira, diede segnale d'una sommossa filo-giacobina che occupò il porto e le principali porte della città, mentre un comitato rivoluzionario si insediava presso la Loggia di Banchi. La reazione popolare dei "Viva Maria" che nei due giorni successivi si scontrò nelle strade con i giacobini causando morti e feriti offrì al ministro plenipotenziario francese Faipoult il pretesto per rivolgersi al generale Napoleone Bonaparte allora a capo dell'Armata d'Italia. Egli con un durissimo ultimatum recapitato tramite l'aiutante di campo La Vallette impose al doge Giacomo Maria Brignole la liberazione dei detenuti politici e l'apertura di trattative.
Tra il 5 e il 6 giugno 1797 fu redatta nella villa di Mombello la Convenzione di Mombello che sanciva la fine dell'aristocratica Repubblica di Genova e la nascita della Repubblica Ligure, approvata a Genova il 9 giugno e insediata il 13 giugno 1797 con un governo provvisorio presieduto dallo stesso Brignole che da doge ne divenne "presidente". Il 17 ottobre 1797, secondo dettame del Trattato di Campoformio l'imperatore Francesco II rinunciò ai feudi imperiali dell'Oltregiogo (Busalla, Ronco, Arquata e i centri limitrofi) che furono incorporati nella nuova repubblica. Il 2 dicembre 1797 i comizi popolari approvarono la Costituzione del Popolo Ligure, ricalcata sulla Costituzione francese dell'anno III, che affidava il potere legislativo a un Consiglio dei Giuniori (o "dei Sessanta") e a un Consiglio dei Senatori (30 membri) e il potere esecutivo a un Direttorio di cinque membri.
Fu in questo periodo, ancora prima della promulgazione della Costituzione che il nuovo Stato dovette dotarsi di proprie forze armate sciogliendo i vecchi corpi della Repubblica di Genova (tra cui i reggimenti "Italiano di Savona", "Italiano di Sarzana", il reggimento "Corso" e il battaglione dei Volontari Castellani) e sostituendoli con reparti di nuova concezione organizzati sul modello rivoluzionario francese.
Ordinamento militare L'ordinamento delle forze armate liguri si articolò in quattro componenti principaliP. Palumbo, Ordinamenti militari liguri dal 1797 al 1805, tesi di laurea, relatore G. Assereto, Università di Genova, a.a. 2000/2001.: le truppe di linea, le milizie scelte e presidiarie, la gendarmeria e la Guardia Nazionale quest'ultima di gran lunga la più numerosa; quindi di seguito la suddivisione:
Truppe di linea (1797) Il primo ordinamento delle truppe di linea liguri fu sancito il 22 luglio 1797 e comprendeva:
il Corpo di Giandarmeria Nazionale; (istituito il 19 giugno 1797), su 10 compagnie di cui una scelta e nove ordinarie; un battaglione d'artiglieria; su 10 compagnie (una di operai e nove di cannonieri); quattro battaglioni di linea; numerati dal 1º al 4º, ciascuno su 10 compagnie (1 di granatieri, 8 di fucilieri, 1 di cacciatori): i primi due, di reclutamento cittadino, presero il nome di "Genova", gli altri due, reclutati nell'entroterra costiero, quello di "Riviera"; un corpo del genio; con compiti di fortificazione, determinante durante l'assedio del 1800 per il mantenimento della cerchia dei forti collinari della città.
Riordino del 1801 Dopo la crisi bellica del 1799-1800 e il ritorno sotto l'influenza diretta di Bonaparte il 20 gennaio 1801 le truppe di linea furono riorganizzate su basi più snelle:
quattro, poi sei compagnie autonome di gendarmeria; una compagnia di guardia del governo; dodici compagnie di cannonieri e una compagnia quadro di operai d'artiglieria; due soli battaglioni di linea (1º e 2º), ciascuno ridotto a nove compagnie.
Milizie scelte e truppe presidiarie A presidio delle valli di confine e delle isole minori furono costituiti reparti specializzati di milizia volontaria:
i Bersaglieri scelti dei Monti Liguri; (28 settembre 1797), quattro compagnie franche destinate alla sorveglianza dei valichi appenninici verso il Piemonte; la Compagnia degli Scelti di Capraia; a difesa dell'isola tirrenica di Capraia entrata a far parte del territorio repubblicano in cambio della cessione della Corsica; il Corpo dei Veterani; (5 ottobre 1797), due compagnie destinate all'inquadramento di soldati anziani e invalidati per guarnimento.
Guardia Nazionale La componente più imponente dell'apparato militare ligure fu come nelle altre repubbliche sorelle italiane la Guardia Nazionale, di cui si ebbe:
la Legione ligure volontaria; (17 giugno – 5 settembre 1797), articolata in quattro "colonnellati di quartiere" (Pré, Maddalena, Molo, Portoria) per un totale di 19 battaglioni di sei compagnie ciascuno (tre di granatieri e tre di cacciatori); la Guardia nazionale genovese; (5–17 settembre 1797), riorganizzata su 19 battaglioni di 10 compagnie (due scelte, di granatieri e cacciatori, e otto ordinarie); la Guardia nazionale ligure; del 19 ottobre 1798 che riunì 19 legioni in nove Divisioni territoriali: 1ª "Centro" (tre legioni), 2ª "Polcevera", 3ª "Colombo", 4ª "Mezzodì", 5ª "Occidente", 6ª "Nord", 7ª "Portofino", 8ª "Lavagna" e 9ª "Oriente" (tutte le ultime otto su due legioni); la Guardia Nazionale; del 9 febbraio 1800, riordinata alla vigilia dell'assedio austriaco su cinque legioni cittadine di Genova (1ª "Eguaglianza" del Molo, 2ª "Unione" della Maddalena, 3ª "Libertà" del Pré, 4ª "Fratellanza" di Portoria, 5ª "Giustizia" degli Extramuros), tre dell'Oltregiogo (Torriglia, Croce, Novi) e otto in ciascuna delle due Riviere dislocate nei principali centri costieri (San Remo, Porto Maurizio, Alassio, Albenga, Finale, Savona, Voltri, Rivarolo, San Martino, Recco, Rapallo, Chiavari, Levanto, Sestri, La Spezia, Sarzana).
Comando e amministrazione La Costituzione del 1802 attribuì il governo dello Stato a un Doge, capo d'un Senato di trenta membri fra cui sedevano di diritto i quattro ministri dell'Interno, delle Finanze, della Guerra e della Giustizia. Unico doge della Repubblica Ligure fu Girolamo Luigi Durazzo nominato da Bonaparte il 10 agosto 1802 e deposto il 29 maggio 1805. Il dicastero della Guerra fu accorpato a quello della Marina e fu retto dal 1802 da Girolamo Serra, che sarebbe poi tornato alla ribalta politica genovese come presidente del governo provvisorio della breve Repubblica Genovese del 1814. Un ruolo di primo piano nella gestione finanziaria e poi nella trattativa per l'annessione all'Impero fu svolto da Luigi Emanuele Corvetto già membro del primo Direttorio esecutivo del 1798 e futuro ministro delle Finanze del Regno di Francia.
Bandiere e simboli L'esercito ligure conservò il vessillo tradizionale genovese con la Croce di San Giorgio rossa in campo bianco. Un'illustrazione coeva raffigurante la proclamazione della repubblica a Genova il 14 giugno 1797 mostra accanto a una bandiera rossa recante la scritta dialettale "Libertat, Equagliunqa, fratellanqa" (Libertà, Eguaglianza, Fratellanza) e la data "1797", un secondo vessillo bianco con lo stemma della Repubblica: due grifoni (o ippogrifi) rampanti affrontati che sorreggono un'ampia croce patente rossa derivato dallo stemma tradizionale genovese privato della corona e dello scudo. Il motto ufficiale della Repubblica, riportato sui documenti pubblici e sulle insegne era "Libertà, Eguaglianza".
Storia operativa
La guerra contro il Regno di Sardegna (1798) Nella primavera del 1798 bande di esuli democratici piemontesi rifugiati nell'enclave ligure di Carrosio, dopo la sconfitta subita a Ornavasso, continuarono a condurre incursioni contro i vicini villaggi sabaudi con la tacita copertura franco-ligure. Il 5 giugno 1798 le truppe regie del conte Policarpo Cacherano d'Osasco attaccarono i ribelli a Carrosio inseguendoli fino a Gavi. Il 7 giugno la Repubblica Ligure dichiarò guerra al Regno di Sardegna con le prime operazioni che vennero condotte insieme alle truppe francesi, favorendo i liguri con l'occupazione di Carrosio (12 giugno) e la presa del forte di Serravalle (27 giugno). Sul fronte occidentale invece le truppe repubblicane non riuscirono a espugnare Oneglia mentre i piemontesi occupavano Diano e Porto Maurizio. La sera stessa del 27 giugno il Direttorio di Parigi temendo un inasprimento del conflitto ordinò la cessazione delle ostilità.
La crisi del 1799 e la battaglia di Novi La ripresa della guerra tra la Francia e la Seconda coalizione ebbe pesanti ripercussioni. Nel maggio 1799 la Riviera di Levante fu occupata dalle truppe austro-russe che posero sotto assedio i forti della zona (tra cui quello di Santa Maria nel golfo della Spezia), mentre a ponente Oneglia insorgeva nuovamente. Il 15 agosto 1799 si combatté a circa da Genova la Battaglia di Novi, nella quale le truppe francesi furono sconfitte dagli austro-russi guidati da Aleksandr Vasil'evič Suvorov e costrette a ritirarsi entro le mura della capitale ligure. Il colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre 1799) che portò Napoleone al potere in Francia, ebbe assolutamente un riflesso anche a Genova: il 7 dicembre 1799 il Direttorio ligure fu difatti esautorato su pressione francese e sostituito da un collegio di nove membri (i "Novemviri").
L'assedio di Genova (1800) Nella primavera del 1800 l'offensiva austriaca del generale Michael von Melas separò le due ali dell'Armata d'Italia comandata da Andrea Massena, costringendo quest'ultimo a rinchiudersi in Genova il 19 aprile 1800 con circa soldati francesi. Alla difesa della città, bloccata sul mare dalla squadra britannica dell'ammiraglio Keith e circondata a terra dalle truppe austro-piemontesi, presero parte anche circa uomini della Repubblica Ligure, inquadrati prevalentemente nella Guardia Nazionale cittadina, insieme a circa diecimila civili genovesi insorti in armi a sostegno della guarnigione franco-ligure. Fra i combattenti volontari nelle file della difesa figurò anche il giovane letterato Ugo Foscolo rimasto ferito nei combattimenti presso le ridotte dette "dei Due Fratelli". Sul mare il capitano genovese Giuseppe Bavastro si distinse forzando ripetutamente il blocco navale britannico con una vecchia galea per attaccare le navi nemiche.
Nonostante le razioni ridotte a due once di pane pro capite e un'epidemia che si aggiunse alla fame, la città resistette fino al 4 giugno 1800, quando Masséna (che rifiutò sempre di firmare un atto che contenesse la parola "capitolazione") accettò una resa con l'onore delle armi ottenendo il libero deflusso della guarnigione. La resistenza aveva nel frattempo permesso a Napoleone alla guida dell'Armata di Riserva di completare la manovra attraverso il Colle del Gran San Bernardo che il 14 giugno 1800 portò alla vittoria della battaglia di Marengo; venti giorni dopo la resa le truppe francesi del generale Suchet rioccuparono Genova.
Dopo Marengo: il riordino istituzionale (1800-1802)