Galatea è un dipinto a olio su tela (237 × 177 cm) eseguito da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, tra il 1656 e il 1657 e conservato nel Gartenpalais Liechtenstein a Vienna. Storia La prima notizia del dipinto si deve a Carlo Cesare Malvasia, che ricorda come Guercino avesse eseguito per il conte Ferdinand von Verdenberg und Namiest due grandi tele destinate, secondo il biografo, a essere offerte all'imperatore: «Per l'Ecc. sig. Co. Di Verdenberg fece duoi quadri grandi, cioè una Galatea, con li Tritoni, & Amorini. Una Venere, con Marte, Amore, e il Tempo per donarli all'imperatore.»

La commissione è confermata dal Libro dei conti,Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. che il 26 marzo 1657 registra il pagamento complessivo di 625 scudi per «Delli due quadri nell'uno de' quali era espresso Venere, e Marte, con Amore ed il tempo; e nell'altro Galatea con due Trittoni, e tali quadri furono ordinati dal Sig. Co. Ferdinando de Virtemberg a Vienna».

Dopo questa prima fase documentata, la storia nota della Galatea si sposta in area austriaca. La prima attestazione successiva alla commissione seicentesca risale al 1830, quando Joseph von Hormayr la ricordò nella descrizione della galleria dei conti Schönborn. Il dipinto risultava dunque già appartenere alla raccolta che sarebbe poi confluita nella Collezione Schönborn-Buchheim.

La sua permanenza nella collezione è documentata ancora all'inizio del Novecento: nel 1922 Hermann Voss la ricordava infatti a Vienna, nella galleria Schönborn, nel profilo dedicato al Guercino nel Thieme–Becker. Nel corso del XX secolo la tela fu quindi concessa in deposito alla Residenzgalerie di Salisburgo, dove compare nei cataloghi della collezione Schönborn-Buchheim.

Nel 2003 la Galatea lasciò la Residenzgalerie per essere concessa in deposito permanente alle Collezioni principesche del Liechtenstein (LIECHTENSTEIN. The Princely Collections, Vaduz–Vienna), dove è registrata con il numero d'inventario G 29. Il dipinto rimane di proprietà privata. Soggetto, descrizione e stile Il dipinto raffigura Galatea, una delle Nereidi della mitologia greca. Guercino non rappresenta l'episodio drammatico dell'amore fra la ninfa e Aci e della gelosia di Polifemo, ma sceglie un'immagine trionfale della divinità marina, condotta sulle acque e accompagnata da due tritoni. Il mito di Galatea, Aci e Polifemo è narrato nel XIII libro delle Metamorfosi di Ovidio.

Galatea occupa la metà destra della composizione, seduta su un sontuoso carro marino dalla prua ricurva e ornata da grandi volute. Quasi interamente nuda, è avvolta soltanto da un drappo rosato che le copre le gambe e che, sollevato con il braccio destro, si gonfia sopra e dietro la figura formando una vasta quinta di colore rosso. Il corpo, fortemente illuminato, è disposto secondo una torsione lenta e misurata: una gamba è ripiegata sul carro, l'altra si distende diagonalmente verso il centro del dipinto, mentre il volto si inclina con un'espressione calma e distaccata.

Alla compostezza della nereide si contrappone il movimento dei due tritoni che avanzano nell'acqua sulla sinistra. Entrambi suonano grandi conchiglie marine usate come trombe; quello in primo piano, visto quasi interamente di schiena, tende inoltre una fune collegata al carro. Le loro figure, dalla carnagione più scura e dalla muscolatura accentuata, costituiscono un contrappunto alla pelle chiara e levigata di Galatea. Il movimento dei corpi, delle braccia e della fune conduce lo sguardo verso la protagonista, mentre la linea bassa dell'orizzonte lascia ampio spazio a un cielo luminoso percorso da nuvole.

L'impianto della composizione è monumentale ma privo della concitazione propria di molte opere giovanili del Guercino. La scena è costruita attraverso poche grandi masse, chiaramente separate: i due tritoni sulla sinistra, la figura luminosa di Galatea sulla destra e l'ampia superficie rossa del drappo che ne incornicia il corpo. La luce è diffusa e uniforme, i passaggi chiaroscurali sono morbidi e le forme acquistano una definizione levigata e quasi scultorea, caratteristiche proprie della fase tarda e più classicista della pittura del Guercino.

Un particolare della tradizione documentaria riguarda la presenza degli amorini. Malvasia descrive infatti il dipinto come una «Galatea, con li Tritoni, & Amorini», mentre nella tela oggi conosciuta gli amorini non compaiono. Il Libro dei conti, tuttavia, nella registrazione contemporanea del pagamento, indica più semplicemente il soggetto come «Galatea con due Trittoni», descrizione che corrisponde precisamente alla composizione conservata. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Vienna Categoria:Dipinti a soggetto mitologico