La Repubblica di Cotrone è una denominazione storiografica della breve esperienza di governo repubblicano instaurata a Cotrone nel 1799, nell'ambito della Repubblica Napoletana. Il regime repubblicano fu proclamato il 3 febbraio e, tre giorni più tardi, venne eletta una municipalità cittadina; l'esperienza terminò il 21 marzo, quando le forze sanfediste presero il castello e arrestarono i principali esponenti repubblicani.

Nell'ordinamento territoriale della Repubblica Napoletana, Cotrone era capoluogo di un cantone del Dipartimento della Sagra. Alla riconquista borbonica seguirono il saccheggio della città e una fase repressiva culminata il 3 aprile nella fucilazione di Giuseppe Suriano, Francescantonio Lucifero, Bartolomeo Villaroja e Giuseppe Ducarne.

Contesto

L'instaurazione del governo repubblicano a Cotrone si inserì nella crisi del Regno di Napoli determinata dall'avanzata delle truppe francesi comandate da Jean Étienne Championnet. Dopo la fuga di Ferdinando IV in Sicilia, nel gennaio 1799 venne proclamata a Napoli la Repubblica Napoletana, sostenuta dalle forze francesi e dagli ambienti democratici e giacobini del Regno.

A Cotrone il movimento favorevole al nuovo ordinamento fu promosso soprattutto dal ceto medio cittadino con la partecipazione di borghesi, professionisti e commercianti; una parte della nobiltà aderì all'iniziativa, mentre un'altra vi rimase avversa.

Nella seconda metà di gennaio una nave francese proveniente da Alessandria d'Egitto si rifugiò nel porto cittadino a causa del maltempo. A bordo si trovavano trentanove artiglieri francesi, alcuni dei quali, scesi a terra per approvvigionarsi, fraternizzarono con la popolazione locale.

Proclamazione e governo repubblicano Nella notte fra il 2 e il 3 febbraio 1799 i militari francesi presenti in città e i repubblicani locali assunsero il controllo dei principali punti strategici; prima dell'alba la bandiera francese era stata innalzata sul castello e, nella giornata del 3 febbraio, venne proclamato il nuovo regime repubblicano. La presa della città segnò il passaggio del controllo politico locale dalle autorità borboniche ai repubblicani.

Una parte della popolazione si riunì quindi in piazza del Vescovado, reclamando l'abolizione dei tributi più gravosi. I dirigenti repubblicani promisero di affrontare il problema fiscale e assicurarono che si sarebbe provveduto alla divisione delle terre demaniali; nel duomo venne inoltre celebrato un Te Deum, mentre il vescovo Rocco Coiro indossò la coccarda tricolore Il passo dedicato a Cotrone rinvia a Gaetano Cingari, Giacobini e sanfedisti in Calabria nel 1799, pp. 147-152..

Fra i principali esponenti del movimento figuravano Giuseppe Suriano, Francescantonio Lucifero, Bartolomeo Villaroja, Domenico Cerrelli, il sacerdote Gaetano Lucifero e Raffaele Olivieri.

Il 6 febbraio un'assemblea riunita in piazza del Vescovado elesse per acclamazione una municipalità repubblicana composta da sei deputati: Bartolomeo Villaroja, uno dei sei eletti, ne assunse successivamente la presidenza; Giuseppe Suriano fece anch'egli parte della Municipalità. Nel corso dello stesso mese, in seguito alle direttive provenienti da Napoli, furono eletti altri due deputati, il marchese Francesco Saverio Lucifero e Francesco Zurlo.

Fra i primi atti della nuova amministrazione vi fu l'ordine di demolire il Sedile dei nobili e di innalzare al suo posto l'albero della libertà, successivamente benedetto dal vescovo.

Offensiva sanfedista e caduta

Nel frattempo il cardinale Fabrizio Ruffo, incaricato dalla monarchia borbonica di riconquistare i territori passati alla Repubblica Napoletana, aveva organizzato in Calabria l'Armata Cristiana e Reale. Crotone divenne uno degli obiettivi dell'avanzata sanfedista e già nei primi giorni di marzo furono valutate diverse modalità per costringerla alla resa, compresa la possibilità di un'azione dal mare.

Dopo la conquista di Catanzaro l'avanzata proseguì verso Cotrone; nella notte fra il 17 e il 18 marzo le forze sanfediste raggiunsero le fortificazioni cittadine e diedero inizio all'attacco. All'interno della città si contrapposero quanti intendevano continuare la resistenza e coloro che propendevano per la capitolazione.

Nella notte fra il 18 e il 19 marzo un contingente formato da cittadini e militari francesi tentò una sortita in direzione della Carrara e dei rilievi di Farina, cercando di aggirare gli assedianti; l'azione fallì e gli attaccanti furono costretti a ripiegare.

Il 20 marzo i difensori decisero di avviare le trattative per la resa. Il comandante del contingente francese e Giuseppe Ducarne incontrarono i rappresentanti delle forze avversarie e concordarono una resa incondizionata per il giorno seguente; il 21 marzo le forze sanfediste fecero irruzione nel castello e arrestarono i principali esponenti repubblicani. La resa concordata non venne rispettata e la caduta del castello pose fine al governo repubblicano cittadino, segnando il ripristino dell'autorità borbonica a Cotrone.

La città fu quindi saccheggiata dalle forze della Santa Fede insieme a settori della popolazione locale. Ruffo raggiunse Cutro il 24 marzo ed entrò a Cotrone il giorno successivo.

Repressione Dopo la riconquista furono avviati interrogatori e procedimenti contro le persone coinvolte nel governo e nella difesa repubblicana. Il commissario di campagna Angelo di Fiore condannò a morte Giuseppe Suriano, Francescantonio Lucifero, Bartolomeo Villaroja e il capitano Giuseppe Ducarne con decreto del 31 marzo 1799.

La sentenza venne eseguita il 3 aprile nel castello; i quattro furono successivamente sepolti nella chiesa di San Francesco d'Assisi.

Gli altri arrestati furono internati nelle isole siciliane di Favignana, Lampedusa, Pantelleria e Lipari.

Storiografia La vicenda repubblicana di Cotrone fu oggetto di studi specifici già all'inizio del XX secolo: nel 1901 Armando Lucifero pubblicò Quarantacinque giorni di repubblica in Cotrone, opera interamente dedicata agli avvenimenti del 1799; lo stesso autore tornò successivamente sull'argomento con il più ampio Il 1799 nel Regno di Napoli in generale ed in Cotrone in particolare.

Alla vicenda fu dedicato anche lo studio di Piero Pieri Ancora di Crotone nel 1799. Nel 1957 Gaetano Cingari inserì gli avvenimenti cotronesi nella più ampia ricostruzione della rivoluzione e della controrivoluzione calabrese in Giacobini e sanfedisti in Calabria nel 1799.

Note

Bibliografia

Voci correlate Repubblica Napoletana (1799) Sanfedismo Esercito della Santa Fede in Nostro Signore Gesù Cristo Fabrizio Ruffo Crotone Storia di Crotone Castello di Carlo V (Crotone)

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