La batisfera è un mezzo di esplorazione subacqueo utilizzato per le immersioni in acque profonde, caratterizzato dall'assenza di qualunque forma di propulsione propria, cosa che lo differenzia dal batiscafo, il quale ne rappresenta l'evoluzione

Struttura Le batisfere hanno solitamente forma, come suggerito dal nome stesso, sferica o cilindrica. Sono fabbricate in acciaio e presentano una finestra utilizzata per osservare l'ambiente esterno, per illuminare il quale è utilizzato un faro elettrico.

Essendo priva di apparati propulsivi, la batisfera viene immersa ed estratta dall'acqua per mezzo di un cavo metallico collegato ad un battello in superficie, dal quale l'apparecchio dipende completamente. Oltre alla fune di supporto è solitamente presente anche un cavo elettrico che fornisce energia alla lampada usata per l'osservazione, ad eventuali strumentazioni presenti e, spesso, ad un telefono, utilizzato per mettere in comunicazione l'equipaggio della batisfera con la nave di supporto.

Storia La batisfera discende per certi versi dalla tecnologia della campana subacquea, sebbene presenti delle differenze sostanziali, legate in primo luogo all'utilizzo pressoché esclusivamente scientifico della prima, la quale è inoltre studiata per raggiungere profondità ben maggiori. Inoltre,

Un primo esempio di batisfera può essere ritrovato nell'apparecchio sottomarino di Ernest Bazin, del 1866, costituito da un cilindro a misura d'uomo dotato di finestra. Nel corso del tempo la batisfera si è evoluta, perfezionandosi e riuscendo a raggiungere profondità sempre maggiori. Il record attuale è detenuto da Otis Barton che nel suo "Benthoscope" raggiunse nell'agosto 1949 la profondità di 1372 m.

Utilizzo nel recupero di relitti Permettendo l'immersione a profondità maggiori rispetto alle tradizionali attrezzature subacquee, le batisfere sono state usate per operazioni di recupero di relitti situati a grande profondità. Un esempio è dato dalla "torretta butoscopica" inventata da Alberto Gianni per dirigere i lavori sui resti dell'SS Egypt.

Il 24 novembre 1920 una batisfera che stava venendo utilizzata per perlustrare il relitto di un MAS inabissatosi al largo di Gravedona sul lago di Como di inabissa nello stesso punto, trascinando con sé l'occupante, a causa della rottura del cavo di sostegno. I resti sia del motoscafo sia della capsula sono stati ritrovati nel 2011.

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