Adria fu una città del delta del Po, etrusca e poi romana, i cui livelli insediativi più antichi finora raggiunti risalgono alla metà del VI secolo a.C. Sorgeva su un alto morfologico nel settore meridionale dell'odierno abitato di Adria, in provincia di Rovigo.
Alla città si legò il nome del mare Adriatico, che le fonti greche chiamarono Adrias dal suo, e non viceversa. Fu uno dei grandi scali dell'alto Adriatico e la via per cui merci greche ed etrusche raggiunsero l'entroterra padano e i valichi alpini; è inoltre fra i centri dell'Etruria padana più ricchi di epigrafia etrusca: 212 iscrizioni e diverse centinaia di graffiti, raccolti nel fascicolo del Corpus Inscriptionum Etruscarum dedicato alla città e al suo territorio.
Le fonti antiche non concordano sullethnos degli Adriesi, definiti di volta in volta etruschi, greci, veneti o galli; la ricerca recente riconosce nella città un centro etrusco per lingua, scrittura e organizzazione urbana, frequentato però stabilmente da genti greche, venete, celtiche e latine. Poiché l'abitato moderno insiste sul sito antico, le occasioni di scavo sono rare e i livelli arcaici si raggiungono soltanto oltre i cinque metri dal piano di campagna. Entrata poi nell'orbita di Roma, che ne fece un municipio nel 42 a.C., la città non ebbe fine con l'antichità: a spegnersi fu la funzione portuale, non l'insediamento.
Toponimo La più antica attestazione del nome si deve a Ecateo di Mileto, sul finire del VI secolo a.C., in un frammento conservato da Stefano di Bisanzio. Presero nome dalla città, secondo Ecateo, tanto il fiume sulle cui rive essa era sorta (il ramo che collegava il Tartaro al Po) quanto il tratto settentrionale del mare.. Nelle fonti greche il toponimo oscilla fra Ἀδρία e Ἄτρια, con etnici altrettanto vari, mentre il latino conosce sia Adria sia Atria, e gli etnici Adriates, Atrianus e Hadrianus.. Per la forma latina Atria si è supposta una derivazione dal nome etrusco della città.
Un secondo gruppo di testimonianze riguarda non il nome della città ma una parola latina che se ne sarebbe originata. Varrone, Festo e Servio concordano infatti nel far derivare dall'etrusca Adria il sostantivo atrium, il vano centrale della casa romana, che per Varrone si chiama così ab Atriatibus Tuscis, dagli Adriesi..
Le fonti antiche e le tradizioni di fondazione
Gli autori antichi assegnano Adria a popoli diversi, pur riferendosi al medesimo centro: ricorrono quattro attribuzioni. Etrusca la dicono Varrone, Livio (per il quale è colonia degli Etruschi), Plutarco, Plinio, Festo e Stefano di Bisanzio; greca Giustino, che compendia Pompeo Trogo e la chiama Graeca urbs; veneta Strabone e Tolomeo; gallica Esichio e ancora Stefano di Bisanzio.. Sono per lo più affermazioni secche, che gli autori non corredano di riferimenti storici, e la più frequente è quella etrusca: solo Pompeo Trogo, che riprende probabilmente da Filisto, definisce greca la città.
Anche le tradizioni sulla fondazione sono concorrenti, e in un caso si contraddicono all'interno dello stesso autore. Teopompo riferisce che la città fu fondata da Adrios, figlio del dinasta illirico Ionios, ma nel medesimo frammento la dice fondata da Dionisio I; lEtymologicum Magnum fa risalire il nome del mare e della città a un Adrios figlio di Messapios; Stefano di Bisanzio attribuisce la fondazione a Diomede.. La versione siracusana ricorre anche in Eudosso, in Flegonte e in Esichio. Le tradizioni non hanno però lo stesso statuto: gli eroi eponimi e Diomede appartengono al mito, mentre l'espansione siracusana nell'Adriatico del primo IV secolo a.C. è storia. Che abbia raggiunto anche Adria lo dicono le sole fonti letterarie, che non lo datano. Giovannangelo Camporeale, pur accogliendo la deduzione della colonia, ammette che di quel dominio le tracce sul terreno restano poco riconoscibili e nega valore probante ai vasi italioti trovati in città;. il numerario magnogreco e siceliota legato a quell'espansione, che dall'inizio del IV secolo compare su entrambe le sponde dell'Adriatico, ad Adria non è finora documentato;. Andrea Gaucci rifiuta di dare credito acritico alla notizia..
Più attendibili sono le notizie sull'economia. Ecateo ricorda la ricchezza di bestiame della chora adriese e la fecondità dei suoi animali, e le galline di Adria, le alektorides, sono citate da Aristotele e da Plinio, che menziona anche il vino della città e la solidità dei suoi vasa Hadriana; le paludi degli Adriesi sono per lui i Septem Maria. Strabone scrive quando il centro è ormai declassato da polis epiphanes a polismation.
Storia delle ricerche Le prime segnalazioni di rinvenimenti antichi risalgono al XVI e al XVII secolo, ma è nel Settecento che l'interesse antiquario si organizza: parte dei materiali confluì nella raccolta del conte Silvestri, e nel 1739 Ottavio Bocchi presentò all'Accademia Etrusca di Cortona una dissertazione sulle scoperte cittadine, fra cui i resti di un teatro romano. Verso il 1770 Francesco Girolamo Bocchi mise insieme il primo fondo della raccolta di famiglia..
Il salto di qualità si deve a Francesco Antonio Bocchi, che fra il 1878 e il 1879 condusse a spese del governo italiano, nel Pubblico Giardino e nel Cortile Ornati, scavi registrati secondo un principio stratigrafico, con relazioni tuttora utili per le strutture lignee dell'abitato.. Nel 1878, per impulso di Theodor Mommsen, Richard Schöne pubblicò il catalogo delle antichità del museo Bocchi, che documenta con disegni molto materiale oggi perduto..
La collezione domestica dei Bocchi contava più di seimila reperti quando, agli inizi del Novecento, gli eredi la cedettero al Comune. Il Museo Civico fu inaugurato nel 1904 con un discorso di Gherardo Ghirardini; nel 1934 i materiali passarono a Palazzo Cordella. Il Comune donò infine allo Stato il Pubblico Giardino perché vi sorgesse un nuovo museo, che aprì il 17 settembre 1961 e nel 1972 divenne Museo archeologico nazionale..
Poiché l'abitato antico è oggi difficilmente indagabile in estensione, il riesame dei vecchi scavi resta una via maestra della ricerca. Gli inventari ottocenteschi delle due raccolte, oltre 16.500 voci, sono stati trascritti per intero in forma digitale, e il confronto con i depositi del museo ha permesso di riconoscere i pezzi e restituirli ai loro contesti..
Sullethnos della città il quadro interpretativo si è rovesciato due volte, e il terreno del confronto è stato soprattutto l'epigrafia. Nell'Ottocento le iscrizioni adriesi furono lette in prevalenza come etrusche: Edoardo Brizio, nel 1879, definì etrusche quelle rinvenute nelle palafitte scavate da Francesco Antonio Bocchi e vi riconobbe la conferma di quanto le fonti antiche dicevano sulla colonia etrusca. Con l'inizio del Novecento la lettura si capovolse, e fu proprio in quel discorso di inaugurazione che Ghirardini riferì le iscrizioni adriesi alla tradizione scrittoria dei Veneti, «per quanto frammisti a qualche forma affine all'etrusco», facendo della città il luogo da cui l'alfabeto era penetrato nel mondo veneto: è la linea seguita fino agli ultimi decenni del XX secolo, che Giovan Battista Pellegrini portò a sistema fra il 1958 e il 1965 distribuendo i testi in cinque sezioni per supposta origine etnica, fra cui una di iscrizioni etrusco-venetiche. Nel 1974 Giovanni Colonna osservò che le tre iscrizioni arcaiche allora note seguivano la norma scrittoria etrusca meridionale; nel 1982 Luciano Agostiniani respinse la categoria delle etrusco-venetiche proponendone una lettura interamente etrusca; nel 2002 Adriano Maggiani giunse a negare che ad Adria esista documentazione epigrafica venetica..
Topografia La città si sviluppò nella porzione settentrionale dell'antico delta padano, in rapporto con due corsi d'acqua che ne lambivano il margine a nord: il Tartaro, che dopo la rotta di Sermide era venuto a scorrere in quello che nell'età del bronzo era stato il letto del Po di Adria, e un ramo che il Po di Copparo spingeva verso settentrione.. L'insediamento sorse su un alto morfologico che è ancora percepibile nelle quote della città odierna: la lunga occupazione vi ha accumulato oltre cinque metri di stratigrafia archeologica, formando quello che è stato definito un tell antropico i cui punti di quota maggiore corrono lungo l'attuale via Angeli.. Il perimetro antico cade fra l'area dell'Ospedale, il Pubblico Giardino e la chiesa della Tomba..
A nord-nord-ovest il limite dell'abitato coincide con l'odierna via Retratto, che ricalca un corso d'acqua. Nelle alluvioni intercettate in via Ex Riformati mancano quasi del tutto i sedimenti tipici dell'Adige e del Tartaro, e quel corso è stato perciò ricondotto a un altro ramo, con ogni probabilità il Po di Copparo: la città guardava dunque in due direzioni, verso l'entroterra di nord-ovest risalendo il Tartaro e verso il sistema meridionale imperniato sul Po di Spina. Le stesse stratigrafie hanno restituito potenti depositi alluvionali, prodotti da almeno due esondazioni distinte fra l'ultimo scorcio del V secolo e il primo cinquantennio del IV; la responsabilità ne è stata attribuita a un ramo del Po che scendeva da sud-ovest..
Fra i grandi scali dell'Adriatico quello di Adria fu il più antico. Plinio, che lo dice nobilis portus della città degli Etruschi,. ricorda anche il canale che lo univa all'abitato, distante una dozzina di chilometri: la fossa Philistina, sopravvissuta nel Tartaro-Canal Bianco.. Alle stesse vie d'acqua allude Strabone quando ricorda che il mare era raggiunto da canali di modesta portata. Questo assetto rende però difficile l'archeologia adriese: oltre alla sovrapposizione della città moderna, pesano il continuo innalzamento del suolo dovuto ai depositi fluviali e la falda idrica, che si incontra poco più di un metro sotto la superficie.
Storia La nascita della città Nell'area occupata dalla città un insediamento era esistito molto prima: a nord-est dell'abitato moderno, in località Amolaretta, uno scavo del 2010-2011 ha messo in luce un sito della media e recente età del bronzo, vissuto senza soluzione di continuità attraverso tre cicli, dalla struttura su impalcato ligneo in ambiente stagnale alla capanna costruita al suolo, con datazioni radiometriche comprese fra il XVI e il XII secolo a.C.; i materiali lo collocano fra l'orizzonte terramaricolo e quello subappenninico e non ne è proposta un'attribuzione etnica. L'abitato fu poi sepolto da depositi alluvionali, che offrirono la superficie su cui si sarebbero impiantate le necropoli di età ellenistica e romana..
Sulle origini della città la ricerca non ha una posizione unica. Secondo una ricostruzione che risale a Ghirardini e ha avuto seguito per gran parte del Novecento, Adria conobbe una successione di identità etniche distinte:. Virginie Defente la riassume nel 2003 scrivendo che gli scavi condotti nella città e nei dintorni chiariscono le contraddizioni delle fonti antiche, perché Adria fu paleoveneta, poi greca, come mostrano le iscrizioni in lingua greca e l'abbondanza di ceramica figurata, poi etrusca, come mostra il suo impianto urbano.. Nella stessa linea Camporeale, nel 2015, riconosce alla città un nucleo originario di Paleoveneti, nel quale si integrarono nel VI secolo a.C. gruppi greci ed etruschi, e Laura Maria Michetti, nel 2017, la definisce un emporio etrusco-veneto sorto nella prima metà del VI secolo a.C., che le fonti antiche vogliono fondato prima dai Focei e poi dagli abitanti di Egina, con una presenza etrusca massiccia soltanto negli ultimi decenni del secolo..