Il lungomare di Crotone è il sistema di vie e spazi pubblici costieri della parte centrale di Crotone, articolato principalmente lungo viale Cristoforo Colombo e viale Antonio Gramsci, entrambi affacciati sull'arenile. La documentazione comunale utilizza unitariamente il termine «lungomare» per la zona a traffico limitato che interessa consecutivamente i due viali e comprende, nella relativa disciplina, anche un tratto adiacente di via Poggioreale.

Negli atti comunali l'espressione «lungomare cittadino» ricorre anche in un'accezione più ampia, estesa al successivo viale Magna Grecia: nel 2020 il Comune ricomprendeva nello stesso percorso costiero viale Cristoforo Colombo, viale Gramsci e viale Magna Grecia fino al settore di via Poseidonia, mentre nel 2024 la regolamentazione comunale distingueva Colombo e Gramsci come zona a maggiore densità abitativa e viale Magna Grecia, fino a Capo Colonna, come settore a minore densità. La configurazione del fronte costiero deriva dal più ampio processo di trasformazione urbana che, fra XIX e XX secolo, accompagnò la progressiva espansione della città oltre la cinta fortificata e la ridefinizione del rapporto fra l'abitato, il porto e il mare; nel 1968 viale Cristoforo Colombo e il Lungomare Gramsci furono inoltre compresi in un'area sottoposta a tutela paesaggistica.

Storia

Antecedenti e formazione del fronte costiero Prima della formazione del moderno lungomare, il settore costiero meridionale di Crotone era attraversato da un'antica direttrice costiera di origine romano-medievale, che collegava la città con il territorio di Capo Colonna: provenendo da Capo delle Colonne, la strada raggiungeva l'abitato presso la porta di Milino e, dopo averlo attraversato, proseguiva lungo la marina verso l'Esaro. La porta e le opere difensive circostanti sono documentate almeno dalla seconda metà del XV secolo: nella primavera del 1485 sono attestati lavori di ricostruzione del muro e della porta di Milino nell'ambito del rafforzamento delle fortificazioni cittadine; un'ulteriore testimonianza relativa all'area risale al 1517, quando è documentata una calcara appartenente all'università di Cotrone sulla «colla de melino».

Un nuovo e più ampio programma di rifortificazione della città e del castello ebbe inizio nella primavera del 1541, durante il viceregno di Pedro de Toledo; nel 1543 sono documentate proprio a Milino due nuove calcare realizzate dietro il castello. Con la costruzione della nuova cinta cinquecentesca l'antica porta di Milino venne infine abolita e la viabilità proveniente da Capo Colonna fu deviata verso l'accesso principale sul lato di terra. Nel 1566 il luogo precedentemente occupato dallo stagno di Milino è documentato come terreno coltivato a orto.

In età moderna la fascia esterna alle mura compresa fra Poggio Reale, l'Osservanza e il Carmine mantenne un carattere prevalentemente periurbano: una delle principali vie usciva dalla «marina della Osservanza» e si dirigeva verso Capo delle Colonne, mentre lungo il percorso, presso la riva del mare, si estendevano orti, vignali e altre superfici coltivate. La presenza di insediamenti religiosi esterni alla città era già documentata alla fine del Quattrocento; nel settore costiero il convento dei francescani osservanti di Santa Maria del Soccorso fu eretto nel 1520 presso la spiaggia, in un luogo indicato nelle fonti come «Marina dela Observantia», fra Poggio Reale e il Carmine. Nel novembre 1545, durante i lavori della nuova cinta, i frati cedettero inoltre alla Regia Corte una parte delle murature del complesso affinché il materiale potesse essere riutilizzato nella fabbrica delle fortificazioni.

Alla metà del XVII secolo, lungo l'antica direttrice costiera e presso la riva del mare, risultavano vicini fra loro il convento degli Osservanti, il complesso carmelitano del Carmine e quello dei Domenicani, circondati da orti, giardini, frutteti e altri terreni. Questi percorsi e insediamenti costituiscono antecedenti territoriali dell'occupazione della fascia costiera, senza implicare una continuità diretta con l'assetto viario contemporaneo.

La formazione del moderno fronte urbano ebbe avvio nel quadro dell'espansione cittadina successiva alla Unità d'Italia e alla progressiva dismissione delle fortificazioni: già nel 1864 fu redatto un progetto per collegare la porta della città con il porto attraverso la nuova strada di Poggio Reale, ricavata mediante l'ampliamento di parte di un percorso preesistente nel settore dell'Osservanza. Nella stessa fase si sviluppò il borgo della Marina, connesso alle attività portuali, e aumentò l'edificazione oltre la cinta storica; nella classificazione delle strade comunali del 1868 figuravano infatti sia una strada che da Cotrone conduceva al Camposanto sia una direttrice verso il porto, mentre dal cimitero una strada vicinale soggetta a servitù pubblica proseguiva «lungo la marina» in direzione di San Leonardo, Sanda, Sandella, Donato, Erticello e Capo Colonna.

Negli anni successivi la rete viaria della Marina acquisì una struttura più definita: la «strada della Marina del Porto», con origine nel borgo della Marina presso la dogana, correva parallelamente alla costa attraverso la Marina del Cassiere e si ricongiungeva alla strada Poggio Reale; lungo il nuovo asse e nelle vie parallele sorsero progressivamente nuovi edifici. Nel 1885 il Comune approvò inoltre lo spianamento del rialto di Poggioreale e nel 1887 la cartografia del porto rappresentava ormai il collegamento fra la strada Poggio Reale e quella della Marina del Porto.

Un'ulteriore fase di sistemazione della direttrice meridionale ebbe inizio nel 1890: il 20 marzo il consiglio comunale approvò la costruzione della strada comunale Crotone-Capo Colonna e, nello stesso anno, furono avviati i lavori del primo tronco fra Poggioreale e il cosiddetto «vignale Donno Cesare»; la sistemazione non risultava tuttavia ancora conclusa all'inizio del Novecento, poiché nel 1906 il tronco di Cotrone «per la frazione Capo Colonna» figurava fra le strade comunali obbligatorie già iniziate da ultimare o sistemare.

All'inizio del XX secolo l'espansione esterna al nucleo storico assunse caratteri progressivamente più strutturati; fra i documenti relativi a questa fase figura il «Piano regolatore e di Ampliamento della Città di Crotone. Rione Asilo, Piano Particellare», datato 1919 e conservato nell'Archivio storico comunale di Crotone con numero d'inventario 681.

Sviluppo nel Novecento Nel primo Novecento l'espansione oltre la cinta storica interessò progressivamente anche la Marina: la carta militare del 1943 «Porto di Crotone», utilizzata negli studi sulla trasformazione urbana della città, documenta come già prima degli anni cinquanta l'abitato si fosse esteso lungo la Marina e verso sud-ovest, distinguendo il tessuto regolare della nuova urbanizzazione dallo sviluppo lineare formatosi lungo le principali vie di comunicazione, caratterizzate anche dalla presenza di magazzini e strutture produttive.

Nel più ampio sistema costiero cittadino, il rapporto fra Crotone e il mare fu fortemente condizionato dall'industrializzazione e dallo sviluppo delle infrastrutture portuali: dalla seconda metà degli anni venti la crescita dei grandi stabilimenti contribuì alla trasformazione funzionale dello scalo e di ampi settori della fascia litoranea. L'Enciclopedia Italiana del 1931 collegava una parte notevole della crescita cittadina alla nascita, dal 1925, dei grandi stabilimenti facenti capo alla Montecatini e alla Società mineraria e metallurgica di Pertusola, registrando contestualmente lavori di ampliamento e sistemazione delle infrastrutture portuali.

Dagli anni trenta l'espansione urbana assunse anche una struttura a maglia ortogonale, con nuovi quartieri residenziali destinati a soddisfare la crescente domanda di alloggi della popolazione operaia; il processo proseguì nel secondo dopoguerra, quando l'inurbamento degli anni cinquanta determinò un ulteriore aumento del fabbisogno abitativo, favorendo la costruzione di quartieri popolari nelle fasce più marginali e la progressiva conversione di terreni agricoli in aree edificabili. Nel settore meridionale permanevano tuttavia attività produttive: nella zona del Carmine, presso la strada diretta al Cimitero, erano ancora attive due fornaci moderne, una appartenente alla famiglia Adamo e l'altra al costruttore Romolo Sanguedolce; entrambe scomparvero successivamente e sulle rispettive aree furono realizzati i parchi Samà e Santa Maria Novella.

Alla trasformazione urbana si affiancò l'uso ricreativo della spiaggia: la documentazione iconografica relativa alla Marina comprende vedute dei primi decenni del Novecento, una cartolina del 1929 recante la dicitura «Cotrone – Stabilimenti balneari» e successive immagini della costa e delle attività balneari nel secondo dopoguerra. Le infrastrutture produttive e portuali determinarono invece, in alcuni settori del fronte marittimo, una separazione fisica fra il tessuto urbano consolidato e la linea di costa; tale funzione industriale e portuale si mantenne fino alla crisi produttiva degli ultimi decenni del secolo, quando il rapporto fra città e mare divenne uno dei temi centrali della successiva rigenerazione urbana.

Una testimonianza istituzionale della configurazione ormai assunta dal fronte marittimo centrale è costituita dal decreto ministeriale del 27 luglio 1968, con il quale una parte del territorio costiero di Crotone fu assoggettata a tutela paesaggistica: la documentazione individua espressamente «viale Cristoforo Colombo» e «Lungomare Gramsci» e comprende fra i settori tutelati «i lungomari che profilano l'abitato di Crotone», attestando quindi che i due assi costieri erano già distintamente denominati in quell'anno.

Riqualificazioni tra XX e XXI secolo

La configurazione contemporanea del lungomare deriva da una successione di interventi e programmi, anziché da un unico progetto. Nel giugno 2002 il Programma di sviluppo urbano di Crotone, denominato «Crotone, il risveglio sullo Jonio», comprendeva il «Progetto n. 3 – Riqualificazione del lungomare (dalla Villa Comunale al Villaggio Casarossa)»: il programma distingueva la riqualificazione del tratto esistente fra via Cristoforo Colombo e il piazzale del Cimitero dalla realizzazione ex novo della prosecuzione fra il cimitero e il lido Casarossa; per il primo settore erano previsti nuovi arredi urbani, pavimentazioni, spazi di sosta pedonale integrati con la spiaggia e recupero delle aree residuali, mentre per il nuovo tratto erano contemplate, fra l'altro, piste ciclabili, percorsi pedonali e aree di parcheggio.

Lo stesso programma registrava fra gli interventi già avviati la riqualificazione della passerella a mare di via Cristoforo Colombo, finalizzata al miglioramento del rapporto fra la città e il mare attraverso la qualificazione del waterfront e dei relativi spazi; nell'agosto dello stesso anno il Comune pubblicò inoltre il bando per i lavori di «riqualificazione urbana lungomare via C. Colombo tratto via Reggio/piscina ex CONI», comprendenti opere stradali, illuminazione pubblica, pavimentazioni, sistemazione del verde e arredo urbano.

La riqualificazione di viale Cristoforo Colombo si inseriva in un processo già avviato negli anni immediatamente precedenti e il Comune indica il tratto come ultimato nel 2002. Alla realizzazione degli interventi partecipò l'architetto Giuseppe Maurizio Monizzi, cui risultano affidate nel 2000 la direzione artistica e la direzione dei lavori per la riqualificazione del lungomare Cristoforo Colombo e, nel 2002, attività di progettazione, consulenza artistica e direzione dei lavori relative al tratto compreso fra via Reggio e l'ex piscina CONI.