La Casa del Delfino è un palazzo storico di Torino in via Bonelli, nell’isola (isolato) di San Giacomo del Quadrilatero Romano, quartiere Centro, noto in seguito alla scoperta, sotto il cortile della casa, del più vasto insediamento romano e meglio conservato della città, risalente al II secolo d.C..
Storia
Agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, il Comune di Torino guidato dal sindaco Valentino Castellani decide di procedere alla riqualificazione urbanistica di un'area cittadina a ridosso del mercato di Porta Palazzo, nel Quadrilatero Romano, interessata dalle grande migrazione interna degli anni Sessanta. La Soprintendenza piemontese, poiché l'area coincide grosso modo con quella della antica città romana, stabilisce che prima di gettare le fondamenta di nuovi edifici occorra verificare l’esistenza di resti preesistenti e valutarne l’importanza documentale.
Sotto la casa di via Bonelli viene scoperta una dimora signorile (domus) di età romana e quello che è attualmente considerato il più spettacolare tra i mosaici rinvenuti in città, ornamento pavimentale all'interno dell’abitazione più grande e meglio conservata nota a Torino fino a quel momento.
Sono stati riconosciuti tre piccoli ambienti rettangolari, larghi circa 2 metri e lunghi circa 4,5 metri, risalenti al I Secolo d.C., sostituiti nel II Secolo da una residenza molto più articolata, composta da più di dieci stanze distribuite in 200 metri quadrati lungo un corridoio d’ingresso affiancato da un vano, forse porticato, e dotata di attrezzature per raccogliere l’acqua piovana al centro di un cortile interno e di altre comodità tipiche delle classi più agiate. Una domus che il ritrovamento più importante avrebbe permesso poi di ribattezzare la «casa del delfino», dall’emblemata posto al centro di uno dei pavimenti trovati all’interno.
Il mosaico oggi è visibile al Museo di antichità di Torino, mentre i resti della casa sono stati documentati, fotografati e poi cancellati dal progetto di riqualificazione successivo.
Il palazzo ha ospitato nel Seicento la confraternita degli Stuccatori, che impreziosirono la loro sede con una serie di putti ancora presenti sulla facciata dell'edificio.
Descrizione del mosaico Il tappeto di tessere che copre l’intero pavimento della stanza è decorato da un motivo geometrico di stelle a otto losanghe con quadrati e rettangoli riempiti da nodi di Salomone. Le stelle sono disposte in modo da ricavare uno spazio centrale per due pannelli figurati: il pannello superiore, più piccolo, è quasi completamente scomparso. Quello inferiore ha nel disco centrale la raffigurazione policroma di un amorino alato che cavalca un delfino, tenendo nella mano destra un’asta. L’intera composizione è inquadrata da una fascia nera con una cornice di rombi che decora soltanto il lato breve e una piccola parte di quello lungo, forse perché la banda non decorata doveva essere nascosta dai triclini che servivano per il banchetto.
Note
Bibliografia Fedora Filippi, L’edilizia residenziale urbana, in Liliana Mercando (a cura di), Archeologia in Piemonte. L’età romana, Vol. 2, U. Allemandi, Torino 1998, pp. 119-136 , (part. p. 133) Ada Gabucci, - Luisella Pejrani Baricco, Elementi di edilizia e urbanistica di Augusta Taurinorum. Trasformazioni della forma urbana e topografia archeologica in Intra illa moenia domus ac penates (Liv. 2, 40, 7): il tessuto abitativo nelle città romane della Cisalpina, Quasar, Roma 2009, pp. 225-245 , (part. pp. 238-240)
Voci correlate Ville e palazzi di Torino Luoghi d'interesse a Torino
Collegamenti esterni
Le collezioni del Museo di Antichità, Musei Reali Torino
Casa del Delfino