La chiesetta della Madonna del Carmine, detta anche chiesa del Carmine, è un luogo di culto cattolico di Crotone, situato sul lungomare di viale Antonio Gramsci, nell'area di via Giovanni Palatucci e accanto all'edificio dell'ex Lazzaretto; appartiene all'area storicamente occupata dal complesso dell'Ordine carmelitano dedicato a Santa Maria del Monte Carmelo, documentato almeno dalla seconda metà del XVI secolo fuori dalle mura cittadine, presso la costa e lungo la strada diretta verso Capo Colonna.
Accanto alla chiesetta si conserva il fabbricato noto come ex Lazzaretto, indicato nella documentazione urbanistica comunale come «Convento di S. Maria del Carmelo (ex Lazzaretto)»; nel 2012 la chiesa e l'edificio dell'ex Lazzaretto risultavano ancora le strutture superstiti dell'antico complesso monastico, mentre nel censimento regionale compare una «Chiesetta non Parrocchiale Madonna del Carmine», distinta da un'altra registrazione relativa alla «Chiesa della Beata Vergine del Carmelo con i resti del convento».
Storia Il convento carmelitano La presenza dei Carmelitani a Crotone è documentata almeno dal 1578, quando un atto notarile conservato nell'Archivio di Stato di Catanzaro attestava la donazione al monastero della Divae Mariae de Monte Carmelo di una casa palaziata situata nella parrocchia cittadina di San Giorgio; la documentazione disponibile non consente tuttavia di stabilire l'anno di fondazione del convento.
La confraternita di Santa Maria di Monte Carmelo è documentata almeno dal 1606, quando una relazione del vescovo Tommaso de Montibus la menzionava insieme alla confraternita del Santissimo Rosario, indicando entrambe come frequentate da numerosi esponenti della nobiltà locale; una pietra del portale della vecchia chiesa recava invece la data 1609, mentre il complesso era costituito da un edificio di culto rettangolare a navata unica, coperto a soffitto e dotato di un solo altare in muratura, affiancato sul lato destro da un modesto convento a due piani, con un breve corridoio e una fila di celle illuminate da piccole finestre rivolte verso il mare.
Tra i religiosi legati al convento figurò padre Girolamo Salviati, carmelitano crotonese ricordato in una cronaca cittadina seicentesca; un registro dei morti dell'Archivio vescovile ne registra la morte il 14 giugno 1614 e la sepoltura nel «monasterio del Carmino della Città di Cotrone», mentre il convento fu poi saccheggiato nel 1633 insieme al vicino convento dell'Ordine domenicano e, nel 1638, dopo essere stato danneggiato dal terremoto che colpì la Calabria, fu nuovamente devastato e incendiato.
Dalla soppressione del convento al Settecento Nel 1652 il convento dei Carmelitani di Crotone fu soppresso nell'ambito dei provvedimenti emanati durante il pontificato di papa Innocenzo X contro i piccoli insediamenti religiosi con risorse economiche insufficienti; le sue rendite furono successivamente assegnate al seminario di Crotone, ma la soppressione della comunità religiosa non determinò l'abbandono della chiesa, che continuò a essere utilizzata dalla confraternita del Carmine.
Un documento del 1659 collocava quest'ultima immediatamente dopo l'arciconfraternita del Santissimo Sacramento nell'ordine di uscita delle confraternite dalla cattedrale; nel 1672, su richiesta dei confratelli, il vescovo Girolamo Carafa fece nuovamente benedire la chiesa, vi ricollocò la campana e dispose la celebrazione di due messe settimanali, mentre nel 1674 due eremiti abitavano ancora nelle vecchie camere dei frati. Nello stesso anno quattro uomini rifugiatisi nella chiesa furono prelevati dal governatore cittadino e, nel 1714, vi trovò rifugio anche Michele Caravali di Reggio, evaso dalle carceri del castello.
Durante la visita pastorale del 1699 la confraternita del Carmine occupava la seconda posizione nell'ordine processionale, dopo l'arciconfraternita del Santissimo Sacramento, e i confratelli si dichiararono disponibili a ricostruire e dotare a proprie spese il monastero qualora ne fosse stata autorizzata la rifondazione; nella stessa occasione furono inoltre registrati arredi e suppellettili liturgiche, fra cui un grande dipinto della Madonna del Carmine con i profeti Elia ed Eliseo.
Il Carmine e la sanità marittima La posizione extraurbana e prossima alla costa determinò anche l'impiego dell'area del Carmine per esigenze connesse alla sanità marittima: nel 1694 parte delle merci recuperate dal naufragio di una tartana fu depositata nella chiesa, mentre nel settembre 1696 i superstiti dell'ammiraglia pontificia Sant'Alessandro, naufragata presso Capo Colonna, furono posti in isolamento presso il Carmine per sospetto di peste.
Nel 1748 alcuni marinai privi della prescritta patente di salute e del passaporto furono inviati al «lazzaretto della chiesa del Carmine»; nel 1778 compare invece un «casino sito vicino detta marina chiamato del Carmine», utilizzato per la contumacia di alcuni marinai, ma le differenti denominazioni presenti nella documentazione non permettono di identificare automaticamente la chiesa, il corpo conventuale, il «casino del Carmine» e il lazzaretto come un unico fabbricato.
Tra Settecento e Ottocento Una carta del porto del 1756, conservata nell'Archivio di Stato di Napoli, raffigura il settore costiero nel quale è stato identificato il convento del Carmine; il documento, attribuito a G. Laurenti, reca il titolo Iconografia della scogliera del porto di Crotone fatta per tutta la campagna del 1756.
Una Nota delle Chiese e Luoghi pii del 1777 annoverava la Madonna del Carmine fra le sei chiese poste fuori dalle mura di Cotrone e soggette alla giurisdizione del vescovo, precisando che il luogo di culto era affidato alla cura di due laici ed era servito da un eremita; nel 1790 una lista di carico della Cassa Sacra menzionava inoltre un «romitaggio del Carmine» fra i confini di un vignale appartenente al vicino convento degli Osservanti, mentre una relazione ad limina del 1795 riferisce che la chiesa era stata nuovamente ricostruita, senza precisare né la data né l'estensione dei lavori.
La chiesa fu danneggiata dal terremoto del 1832 e successivamente restaurata per iniziativa di G. M. Messina e P. Berlingieri; un editto del vescovo Leonardo Todisco Grande del 1º maggio 1844 documenta inoltre il ruolo del Carmine lungo il percorso della processione della Madonna di Capo Colonna, durante la quale le urne dei santi Aureliano e Feliciano e la statua di san Dionigi venivano temporaneamente deposte sull'altare della chiesa nel corso del pellegrinaggio verso il promontorio, per essere poi riprese al ritorno.
Nel 1847 Todisco Grande affidò temporaneamente il complesso a tre frati cappuccini e a due laici; il complesso compare inoltre in una veduta di Crotone dal mare del 1877, attribuita a L. P. Paganini e catalogata dal CIRICE dell'Università degli Studi di Napoli Federico II come Crotone vista dal mare.
Nel 1881 la chiesa risultava ancora compresa fra le chiese extraurbane della diocesi di Crotone, ma era interdetta al culto; la condizione era ancora registrata in una relazione del vescovo Luigi Maria Lembo del 1882. Durante l'epidemia di colera dell'agosto 1887 presso il Lazzaretto fu allestito un ospedale destinato all'isolamento e alla cura degli ammalati e, nello stesso anno, un violento nubifragio provocò gravi danni alla facciata e alla parete destra della chiesa.
George Gissing e la riedificazione novecentesca Una testimonianza diretta delle condizioni della chiesa alla fine dell'Ottocento è fornita dallo scrittore inglese George Gissing, che visitò Cotrone nel 1897 e, percorrendo la strada costiera verso il cimitero e Capo Colonna, incontrò una piccola chiesa in rovina: gli abitanti gli riferirono che era stata danneggiata da un terremoto avvenuto circa tre anni prima, mentre lo scrittore osservò che una cupola rivestita di tegole colorate era rimasta intatta; durante il ritorno, inoltre, due ragazzi del luogo lo scambiarono per un architetto e gli domandarono quando la chiesa sarebbe stata ricostruita.
La chiesa descritta da Gissing è stata identificata con Santa Maria del Carmine, ancora esistente ma profondamente trasformata, con la scomparsa della precedente cupola rivestita di maioliche colorate; all'inizio del XX secolo, durante l'episcopato di Saturnino Peri e per interessamento del sacerdote Carmine Artaserse, la chiesa del Carmine fu quindi riedificata tra il 1911 e il 1912, riutilizzando parte delle vecchie murature come fondazione del nuovo edificio di culto, senza che le fonti disponibili consentano di stabilire quali porzioni della fabbrica precedente siano effettivamente conservate nell'edificio odierno.
L'ex convento e l'ex Lazzaretto
Un inventario delle proprietà comunali del 1936 descriveva in contrada Carmine, presso la spiaggia e vicino al cimitero, un fabbricato denominato «lazzaretto», utilizzato come locale d'isolamento durante le epidemie e articolato su due piani, con tre locali al pianterreno e cinque al piano superiore; l'immobile era divenuto proprietà comunale in seguito a un acquisto dal commendatore Bruno.
Nella documentazione urbanistica contemporanea del Comune di Crotone l'immobile è indicato come «Convento di S. Maria del Carmelo (Ex Lazzaretto)» e definito una «struttura storica (secolo XVIII°)», originariamente adibita a convento e successivamente utilizzata come piccolo ricovero per malati; tra il 1996 e il 1999 l'architetto Tommaso Tedesco curò la progettazione e la direzione dei lavori del restauro conservativo e del riuso del convento di Santa Maria del Carmelo-ex Lazzaretto, mentre il recupero dell'immobile proseguì nei primi anni Duemila nell'ambito dei programmi di riqualificazione urbana del fronte mare.
L'ex Lazzaretto è oggi utilizzato anche come sede operativa crotonese della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone, mentre l'immobile di viale Antonio Gramsci è denominato dal Ministero della cultura «Palazzo Ex Lazzaretto».
Note
Bibliografia
Voci correlate Crotone Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo Nostra Signora del Monte Carmelo Lazzaretto di Crotone
Collegamenti esterni
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