Biografia

Nato a Torino o a Pinerolo da Giovanni Battista Agliaudi e Francesca Baroni, alla nascita venne chiamato coi nomi Ignazio Giuseppe Antonio. Formatosi come architetto al di fuori del normale percorso accademico, si avvicinò precocemente a Filippo Juvarra - cosa avvenuta probabilmente per via della sua posizione sociale - divenendone allievo e poi collaboratore intorno al 1720, attività che sarebbe continuata per vent'anni fino alla definitiva partenza di Juvarra per Madrid; Ignazio fu invitato dall'architetto a seguirlo nella capitale spagnola, ma Agliaudi preferì rimanere in Italia per motivi familiari.

Il 10 agosto 1737 Antonio ereditò i beni e il titolo comitale dello zio materno e, seguendo le volontà testamentarie di quest'ultimo, ne adottò il nome cambiando da Ignazio Giuseppe Antonio Agliaudo a Giovanni Pietro Baroni, conte di Tavigliano; negli anni, comunque, continuò in parte a usare anche il suo nome originario, come dimostrato da alcuni suoi disegni recanti la firma "Conte Gio. Pietro Baroni di Tavigliano alias Ignazio Agliaudo". Dopo che Juvarra si trasferì a Madrid, Baroni di Tavigliano continuò la propria attività di architetto intervenendo in particolare in cantieri ancora aperti e successivamente come continuatore dell'opera juvarriana.

All'attività architettonica affiancò anche quella di collezionista d'arte, passatempo coltivato insieme al padre, arrivando a possedere una grande biblioteca e circa seicento dipinti, conservati tra la sua residenza torinese e la propria vigna di Mongreno. La biblioteca, alla sua morte, venne venduta alla Regia Università e successivamente dispersa, così come una considerevole parte dei suoi disegni; cinque album furono distrutti nell'incendio della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino del 1942, insieme a due ulteriori album riferiti a Juvarra che probabilmente contenevano anche disegni di Tavigliano.

Parallelamente all'attività architettonica fu anche politico, arrivando a ricoprire importanti incarichi nella città sabauda: nel 1739 fu eletto decurione di seconda classe, nel 1743 fu sindaco di Torino e nel 1755 mastro di ragione del Comune. Nel 1730 sposò la contessa Maria Maddalena Nizia, dalla quale ebbe quindici figli. Alla sua morte nel 1762 venne sepolto, insieme alla moglie, nella tomba di famiglia situata nella chiesa del Carmine.

Attività professionale Identificato dalla storiografia come un esponente del dilettantismo architettonico nobiliare, Tavigliano legò la prima parte della propria carriera da architetto a Juvarra, distinguendosi per la capacità di rendere esecutivi i progetti del maestro messinese, anche se è impossibile stimare con certezza il contributo di Tavigliano in quanto in questo periodo della sua carriera buona parte della sua attività fu svolta in forma anonima. Successivamente alla partenza di Juvarra, Tavigliano cominciò a lavorare autonomamente, evolvendo il proprio linguaggio architettonico nella direzione del gusto settecentesco. Frequentatore della corte sabauda, non arrivò mai però a ricoprire ruoli ufficiali per la casa regnante.

Molto attivo nell'ambito dell'architettura religiosa, a Tavigliano è attribuita la conclusione dei lavori nella cappella di San Giuseppe della chiesa di Santa Teresa, intorno al 1724, e interventi nella chiesa del Carmine e nella chiesa della Santissima Trinità. In quest'ultimo progetto, alla morte di Juvarra, assunse l'onere di progettare e fare realizzare gli altari laterali e il rivestimento marmoreo del presbiterio e del vestibolo. Dal 1730 circa fu presente nel cantiere della chiesa di San Filippo Neri, dove intervenne nelle modifiche e nei rivestimenti della facciata e nella realizzazione dell'oratorio.

Tra il 1739 e il 1756, mentre era incaricato del ruolo di tesoriere della Congregazione dei Nobili e Avvocati di Torino, coordinò gli interventi di decorazione del relativo oratorio, progettando in particolare l'altare e la cornice per una tela di Mattia Franceschini, poi realizzati dallo scultore Ignazio Perucca insieme agli arredi e alle suppellettili; inoltre, nel 1752, predispose le istruzioni per il rinnovamento degli arredi del vicino oratorio di San Paolo e nel 1748 progettò per la chiesa del Corpus Domini un pulpito, successivamente realizzato da Perucca e Pietro Valle, che però non venne mai collocato nella chiesa, venendo poi trasferito nella chiesa di San Lorenzo.

Importante lavoro della carriera di Tavigliano fu la sua partecipazione ai lavori della Villa della Regina, dove dal 1731 seguì l'esecuzione degli interventi juvarriani, tra cui la creazione dei gabinetti alla cinese, realizzando diversi disegni per mobili e per un chiosco in stile cineserie. Nel 1737 fu suo il progetto dell'illuminazione della facciata della villa in occasione del terzo matrimonio di Carlo Emanuele III di Savoia e realizzò anche il padiglione dei Solinghi, già in parte ideato, anche se in forma differente, da Juvarra; inoltre aggiornò le architetture dei giardini. Anche il progetto del gabinetto cinese del Palazzo Reale fu suo.

Nel 1750 compì un viaggio in Provenza con l'architetto Paolo Antonio Masazza, che aveva conosciuto durante i lavori a Villa della Regina; rientrato dal viaggio, tra il 1751 e l'estate del 1753, progettò l'altare maggiore della chiesa della Confraternita della Misericordia a Carignano, oltre che una cornice marmorea per la Vergine del Suffraggio dipinta da Mattia Franceschi, opera che però finì dispersa. Intorno al 1756 realizzò il ciborio dell'altare della chiesa di Santa Chiara a Carignano, opera che venne poi traslata nella chiesa di Santo Stefano Protomartire di Novalesa dopo la demolizione dell'edificio originario.

Tra il 1752 e il 1753 prese inoltre avvio la vicenda progettuale dell'altare maggiore della chiesa dei Servi di Maria, oggi Basilica di San Pellegrino Laziosi, a Forlì, commissionato dal nunzio apostolico presso la corte sabauda Ludovico Merlini. Il progetto di Tavigliano venne portato a termine tra il 1754 e i primi mesi del 1755 dal lavoratore del marmo Luigi Giudice con marmi provenienti dal Piemonte, del cui utilizzo Merlini aveva ottenuto l'autorizzazione nel marzo del 1755. Quest'opera risulta importante nel corpus di Tavigliano perché mostra un allontanamento dell'artista dalle suggestioni juvarriane e un gusto più vicino a quello di Bernardo Antonio Vittone.

Attivo anche nell'architettura civile, nel 1751 progettò l'ospedale di Carmagnola e nel 1752 progettò il rimaneggiamento del palazzo comunale di Carignano, che venne completato dopo la sua morte; inoltre, il 29 agosto 1758, il Conseil de Ville di Nizza decise di adottare uno dei suoi progetti per il rifacimento della facciata dell'Hôtel de Ville, che venne portato a termine senza però realizzare quattro statue che avrebbero dovuto coronare la facciata, scelta dovuta probabilmente a ragioni economiche.

Fu progetto di Tavigliano anche lo scalone principale del convento dei Carmelitani, oggi Convitto Nazionale Umberto I, la riforma di palazzo Pastoris in piazza San Carlo, diversi interventi al Santuario della Consolata e lavori alla propria abitazione in via Bogino.

Opere A seguire un elenco non esaustivo delle opere e dei progetti di Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano:

conclusione dei lavori alla cappella di San Giuseppe della chiesa di Santa Teresa, Torino (1724 circa); interventi alla chiesa di San Filippo Neri, comprendenti modifiche e rivestimenti della facciata e lavori all'oratorio, Torino (dal 1730 circa); cantieri esecutivi degli interventi juvarriani alla Villa della Regina, Torino (dal 1731); progetto per l'illuminazione della facciata della Villa della Regina, Torino (1737); interventi di decorazione dell'oratorio della Congregazione dei Nobili e Avvocati, Torino (1739-1756); pulpito per la chiesa del Corpus Domini, successivamente trasferito nella chiesa di San Lorenzo, Torino (1748); progetto per l'ospedale di Carmagnola (dal 1751); altare maggiore della chiesa della Confraternita della Misericordia, Carignano (1751-estate 1753); rimaneggiamento del palazzo comunale di Carignano (dal 1752); altare maggiore della chiesa dei Servi di Maria, Forlì (dal 1753, concluso tra il 1754 e il 1755); cornice marmorea dell'ancona della Vergine del Suffragio per la chiesa della Confraternita della Misericordia, Carignano (1755); ciborio dell'altare della chiesa di Santa Chiara, Carignano, successivamente trasferito nella chiesa di Santo Stefano Protomartire di Novalesa (circa 1756); progetto per il rifacimento della facciata dell'Hôtel de Ville, Nizza (1758).

Tra le opere documentate ma prive di una datazione precisa si ricordano inoltre il disegno esecutivo dell'altare juvarriano della chiesa di Santa Croce, interventi nella chiesa della Santissima Trinità e nella chiesa del Carmine, il progetto per la cappella di San Valerico nel Santuario della Consolata e il gabinetto cinese del Palazzo Reale.

Scritti Nel 1758 Tavigliano pubblicò a Torino lo scritto Modello della Chiesa di S. Filippo per li PP. dell'Oratorio di Torino, dedicato al progetto di Filippo Juvarra per la chiesa torinese che però non venne mai realizzato. Nella prefazione del libro Tavigliano inserì diverse notizie autobiografiche, tra cui la propria formazione presso l'architetto messinese e il suo invito a seguirlo in Spagna, oltre ai vari interventi nei cantieri che proseguì dopo la partenza di Juvarra per Madrid.

Note

Bibliografia