Perugia fu la città etrusca e poi romana che sorgeva sul colle occupato dalla città moderna, nell'Etruria settentrionale interna, sulla destra del Tevere. Il suo nome è tramandato dalle fonti antiche soltanto nella forma latina Perusia, con l'etnico Perusinus, e nelle corrispondenti forme greche: il nome etrusco non è attestato da alcun documento, benché la forma latina ne adatti con ogni probabilità uno preromano.. Collocata al margine del mondo etrusco e a contatto con quello umbro, è annoverata dalle fonti antiche fra i capita Etruriae e fra le città della dodecapoli etrusca.

L'abitato è documentato dagli ultimi decenni del X secolo a.C.; la sua struttura urbana è riconoscibile a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. Entrata nell'orbita romana fra la fine del IV e il III secolo a.C., ottenne la cittadinanza romana nel 90 a.C. e divenne municipium; con la ripartizione augustea dell'Italia fu compresa nella Regio VII Etruria.. Il passo è Naturalis historia, III, 52. Nel 40 a.C., al termine dellassedio noto come bellum Perusinum, fu presa da Ottaviano e devastata da un incendio; fu poi ricostituita con il titolo di Augusta Perusia. La continuità di occupazione del colle fino a oggi ha lasciato in vista soprattutto la cinta muraria con le sue porte, mentre la documentazione archeologica proviene in gran parte dalle necropoli e da scavi urbani puntuali.

Toponimo Il nome etrusco della città non è attestato in modo diretto da alcun documento antico, come già osservava Luisa Banti nella voce della Real-Encyclopädie del 1937: le fonti tramandano soltanto la forma latina Perusia, con l'etnico Perusinus, e le corrispondenti forme greche. Accanto a Perusia è documentata una variante di genere neutro, Perusium, che compare nella Tabula Peutingeriana come Pirusio e ricorre poi di frequente nei documenti comunali del XII secolo..

Sulla forma preromana la ricerca ha seguito due percorsi: il primo isolava nel nome latino un suffisso -sio-/-siā-, accostando Perusia a toponimi come Venusia, Brundisium e Asisium; il secondo, che Paolo Poccetti giudica preferibile, muove dall'onomastica, poiché già Carl Pauli aveva collegato il nome ai personali etruschi Peris e Perisnei, e Wilhelm Schulze ne aveva messo in luce il parallelismo morfologico con la serie Arisna, Aruśna, Arisius, Arusius. Il punto d'appoggio principale è la stele arcaica di Vetulonia di Avile Feluske, dove il secondo elemento della designazione del dedicante, letto Fersnacs da Emil Vetter e riletto come matronimico Fersnalaś da Helmut Rix e Fersnalnaś da Adriano Maggiani, isola comunque una base Fers-na; su di essa, come ha osservato Francesco Roncalli, il nome della città può essere recuperato attraverso il matronimico, allineandosi alla tipologia dei gentilizi etruschi divenuti nomi di città come per Caere, Tarquinia e Volsinii. Al medesimo gentilizio corrisponde in latino Persius.. Un riscontro sul versante umbro viene dalle Tavole eugubine, dove Peraznanie designa una circoscrizione della lega iguvina: Giacomo Devoto lo collegò alla stessa serie onomastica, e l'analisi in Peras-na- più il suffisso italico -āno- indica che la forma etrusca passò in umbro conservando la marca morfologica di partenza..

Stefano di Bisanzio registra due lemmi distinti riferibili alla stessa città, Perousía e Perraísion, quest'ultimo accompagnato dalla notizia che si tratta di una delle dodici città principali dei Tirreni: Poccetti vi riconosce il residuo di un tentativo di latinizzazione antico e alternativo, ricostruibile come *Perresium, che non ebbe seguito.. Non è invece accolta la vecchia attribuzione a Perugia delle monete bronzee etrusche con leggenda Peiθesa, fondata su una lettura Peiresa ormai abbandonata..

Le fonti antiche e le tradizioni di fondazione

Le fonti letterarie su Perusia sono relativamente numerose ma quasi tutte tarde, e riguardano soprattutto la posizione della città, i fatti militari e il bellum Perusinum..

Sulle origini convergono in Servio due tradizioni: l'una fa risalire la città all'etrusco Auleste, fratello o padre di quell'Ocno cui si attribuiva la fondazione di Mantova e di Felsina; l'altra riferisce di uno stanziamento a Perugia dei Sarsinati, cioè di genti umbre gravitanti sulla valle del Savio. Una duplice tradizione dello stesso tipo, ora umbra ora etrusca, si registra anche per Todi e per Cortona, e riflette la compenetrazione fra i due ambienti lungo la media valle del Tevere.. Giustino riporta una terza versione, che assegna alla città una fondazione achea: Giovannangelo Camporeale la considera un'elaborazione dotta, inserita in un passo che attribuisce origini remote e troiane a molte città etrusche e italiche, e osserva che le tradizioni sulle origini sono comunque tarde e forse formate in loco per magnificare il passato della città..

Il rango della città è affermato da Livio, che la annovera fra i capita Etruriae populorum insieme a Cortona e ad Arezzo, e da Stefano di Bisanzio, che la colloca fra le dodici città principali dei Tirreni.; . Plinio il Vecchio la elenca fra le città dell'Etruria e la colloca nell'interno della regione.

Storia delle ricerche

Che a Perugia si trovassero di continuo antichità, e soprattutto urne cinerarie ellenistiche, dipende dal fatto che a partire dal medioevo la città in crescita ha eroso via via le aree sepolcrali che le stavano attorno. Nel XVI secolo la Porta Marzia fu salvata da Antonio da Sangallo il Giovane, che la reimpiegò nel muro della Rocca Paolina mentre la costruiva per conto di Paolo III; durante quel soggiorno lo stesso architetto ricopiò due testi etruschi. Attorno al 1566 fu scoperta la statua bronzea dell'Arringatore, subito acquisita alla collezione medicea; sul luogo del rinvenimento le proposte sono due, Pila per Mauro Cristofani e Sanguineto, nelle vicinanze di Tuoro sul Trasimeno, per Giovanni Colonna.; .

Nel 1734 Anton Francesco Gori, di passaggio in Etruria, si fece mostrare il sepolcro di San Manno e le raccolte di alcune famiglie patrizie; nel 1790 il Comune acquisiva la raccolta Friggeri, da cui nacque il museo archeologico cittadino. Gli scavi si moltiplicarono fra Settecento e Ottocento: a quella stagione risalgono la scoperta dell'ipogeo dei Volumni, quella della tomba principesca di Castel San Mariano e il rinvenimento del cippo iscritto. Nell'Ottocento vi lavorarono Giovanni Battista Vermiglioli, Ariodante Fabretti e Giancarlo Conestabile, che fecero di Perugia una sede riconosciuta dell'etruscologia e ai quali si deve se molti reperti non andarono dispersi. Sul versante protostorico la figura di riferimento è Giuseppe Bellucci, che nel 1871 presentò al V Congresso Internazionale di Archeologia Preistorica di Bologna oltre duemila oggetti della propria collezione, poi donata e divenuta il nucleo centrale del museo perugino; accanto a lui operarono Giovanni Battista Rossi Scotti e Mariano Guardabassi..

L'attività esplorativa divenne più sistematica dopo l'istituzione, nel 1964, della soprintendenza archeologica per l'Umbria. Le indagini urbane più estese sono quelle condotte fra il 2003 e il 2009 nell'area della cattedrale di San Lorenzo, dirette da Luana Cenciaioli con Simone Sisani sul campo, edite nel 2014.; . Un repertorio ragionato delle fonti e della bibliografia fino al 1994 è offerto dal fascicolo della Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche curato da Angelo Mario Buongiovanni e Luigi Sensi..

Topografia La città antica occupava lo stesso colle, alto 493 metri e formato da terreno sedimentario di origine alluvionale, su cui sorge quella moderna, con una superficie però minore.; . Poiché il sito non è mai stato abbandonato, ciò che resta è poco ma significativo: alcuni tratti della cinta con le sue porte, un'area sacra là dove oggi sorge la cattedrale, opere per l'acqua e un piccolo numero di terrecotte architettoniche riferibili a edifici pubblici fra età arcaica ed età ellenistica. Simonetta Stopponi ha proposto di riconoscervi un impianto regolare, con assi ortogonali fra loro, e di individuare il cardine nel tracciato che da Corso Vannucci scende verso piazza IV Novembre..

Le mura e le porte

La cinta in blocchi di travertino è rimasta in gran parte in vista dall'antichità a oggi. I saggi eseguiti nel 2008 e nel 2011 su due suoi tratti hanno fornito i primi dati stratigrafici sulla cronologia. Nel tratto di via Bartolo, adiacente al torrione sinistro dell'Arco Etrusco, la cortina risulta spessa oltre sei metri ed è costruita a secco con grossi conci rozzamente squadrati; il paramento interno, poco curato anche fuori terra, lascia intendere che alle spalle del muro si addossasse un aggere di terra, del quale è stato individuato il residuo. Un frammento di kylix a vernice nera del gruppo Malacena, rinvenuto nel cavo di fondazione, fissa attorno alla metà del III secolo a.C. il terminus circa quem per questo tratto, solidale con l'Arco Etrusco; la formazione dell'aggere fra la seconda metà del III e gli inizi del II secolo a.C. presuppone una cortina già completata. Francesco Roncalli aveva già proposto una datazione entro il III secolo a.C.La voce ha conservato entrambi i dati: la datazione stratigrafica al III secolo a.C. proposta dagli scavi del 2008-2011 e quella al IV secolo a.C. corrente nella letteratura di sintesi.

Nel tratto di via della Cupa la cortina è spessa circa due metri e mezzo e il suo piede si imposta a dodici metri circa sotto il piano stradale attuale; i saggi hanno mostrato che la cosiddetta postierla della Cupa non era un ingresso secondario, ma il punto in cui usciva un condotto di drenaggio di grandi dimensioni.

Alle porte principali, l'Arco Etrusco (o Porta di Augusto), la Porta Marzia e la Porta Eburnea, è incisa la titolatura ufficiale della città, che vi si presenta stratificata in due tempi: Augusta Perusia rimanda alla ricostituzione augustea, mentre Colonia Vibia fu aggiunto a metà del III secolo d.C.. Le iscrizioni sono CIL XI, 1929 (Arco Etrusco), 1930 (Porta Marzia) e 1931 (Porta Eburnea). Servivano all'approvvigionamento idrico il cosiddetto Pozzo Sorbello, la grande struttura in conci di travertino la cui bocca si apre su piazza Piccinino, e la cisterna di via Caporali, costruita con la medesima tecnica.

L'area sacra sotto la cattedrale In corrispondenza dell'abside della cattedrale di San Lorenzo gli scavi hanno riconosciuto una fondazione muraria a grossi ciottoli di arenaria, orientata nord-sud, sul fondo del cui cavo erano stati collocati di proposito almeno quattordici vasi in impasto buccheroide, che si confrontano con produzioni di Chiusi della prima metà del VII secolo a.C.: quattro coppe, due kantharoi e otto attingitoi Il nucleo è interpretato come deposito di fondazione e la struttura, per orientamento e per la qualità del deposito, come un edificio di natura cultuale: è a oggi la più antica struttura identificata nell'area urbana di Perugia..

Nei decenni iniziali del II secolo a.C. il settore fu riorganizzato con la costruzione di una imponente terrazza affacciata sull'area dell'odierna piazza IV Novembre, che sui lati settentrionale e occidentale poggia su muri di sostruzione in opera quadrata di travertino, messa in opera senza legante. Il lato settentrionale, conservato per quasi quaranta metri di lunghezza e per oltre quaranta filari, raggiunge i quindici metri di altezza; i filari arretrano progressivamente verso l'alto, così che il muro oppone al terrapieno un profilo inclinato. Nell'angolo interno di nord-ovest un pozzo rivestito di travertino ne raccoglieva le acque. Molti blocchi recano marchi di cava costituiti da lettere dell'alfabeto etrusco, con netta prevalenza del digramma ca, che non compare sugli altri monumenti etruschi della città e dovette servire a identificare in cava le partite destinate a questo cantiere..